TRUE MEANINGS

Solid Bond / Parlophone (CD)

Voto Rockol: 3.0 / 5
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di Claudio Todesco

E chi se l’aspettava di sentire Paul Weller cantare della gioventù come il periodo in cui le paure che tengono svegli di notte vengono misteriosamente dissolte? E di sentirlo intonare queste parole con l’accompagnamento di chitarra a dodici corde, autoharp e violino? “True meanings” è il primo album in cui l’inglese mantiene un tono delicato, paterno e lievemente malinconico per l’intera durata, 54 minuti, 14 canzoni. Va bene che nel passato remoto, vedi “English rope”, e pure recente, vedi “The ballad of Jimmy McCabe”, Weller ha interpretato canzoni d’ispirazione folk. E va bene che nell’ultimo tour a un certo punto lui e i suoi musicisti si sedevano e intrattenevano il pubblico con un piccolo set quasi acustico. Ma “True meanings” resta comunque un’eccezione nella discografia dell’inglese, un disco basato sul suono della chitarra e degli archi in cui Weller canta con delicatezza di mortalità, di perdita, di amore e del desiderio di lasciare ai figli un mondo migliore. Più Lovefather che Modfather.

Al disco acustico prima o poi uno ci arriva. Per farlo, Paul Weller ha aspettato di compiere 60 anni. E per farlo bene, ha convocato non solo la sua band, ma anche una bella lista di amici e collaboratori d’ogni estrazione e generazione. L’Hammond di “The soul searchers”, una canzone sulla vita come esplorazione scritta e cantata con Conor O’Brien dei Villagers, è di Rod Argent degli Zombies. Attorno all’invocazione soul di “Mayfly” s’addensano vapori di tromba, trombone, sassofono, flicorno e alla chitarra c’è Steve Brookes, fondatore dei Jam. Per le visioni di “Old castles”, la storia di un re che non s’accorge che il mondo attorno a lui cambia e che il suo regno si sta sgretolando, s’amalgamano i suoni del pianoforte, dell’organo elettrico, della chitarra di Barrie Cadogan (Little Barrie).

Altri esempi. In “Come along” ci sono due campioni del folk revival britannico, Danny Thompson e Martin Carthy. E sì, c’è anche l’amico Noel Gallagher che nell’indianeggiante “Books” non canta, né suona la chitarra, ma l’harmonium. A spiccare sono piuttosto la voce di Lucy Rose, il sitar di Sheema Mukherjee, il bel timbro del violino di Kamalbir Singh Nandra. In “White horses”, finale carico d’ottimismo scritto con Erland Cooper di Erland & The Carnival, tornano Argent a piano e Mellotron e Gallagher all’Hammond. Un po’ si sarà capito: in “True meanings”, Paul Weller attinge a una gran quantità di fonti e se non vi piacciono le raccolte in cui si salta da uno stile all’altro, potreste avere dei problemi.

Gli arrangiamenti delicati esaltano il colore della voce di Weller. I toni sono per lo più carezzevoli e sognanti, a tratti bucolici. Peccato per alcune svenevolezze e per la mancanza d’audacia. Qualcuno ha tirato in ballo Nick Drake, ma le registrazioni del folksinger paiono lontane dall’umore di Weller, dagli arrangiamenti per archi e fiati, dal romanticismo sfacciato di “Gravity”, dove si canta di frecce che trapassano il cuore e mille baci stampati sulle labbra (sul serio), o dal testo maliziosetto di “Come along” in cui il nostro si chiede che “cosa succede sotto quel vestitino”. A un certo punto viene tirato in ballo David Bowie. Succede in una canzone intitolata, appunto, “Bowie”, scritta e duettata con Erland Cooper, un tributo così così punteggiato dal pianoforte. “Eri mortale come me”, recita il testo con lo stesso ingenuo stupore di un utente di Facebook il giorno dopo la notizia della morte dell’artista di “Heroes”.

“True meanings” nasce come disco per voce e chitarra a cui sono stati aggiunti in un secondo momento gli archi arrangiati in modo non proprio sorprendente da Hannah Peel dei Magnetic North, il gruppo di Simon Tong dei Verve. L’album rappresenta un’eccezione nel repertorio di Paul Weller per vari motivi. Per gli arrangiamenti. Per la varietà della collaborazioni. Per la scelta di coinvolgere co-autori, che in alcuni casi diventano anche voci soliste. Per la mancanza di quel pizzico di strafottenza che caratterizza il personaggio. E per il tono sentimentale e morbido, influenzato, così si legge in un’intervista al mensile Mojo, dalla preoccupazione per il mondo che il rocker sta lasciando ai figli. “Che si tratti di fascismo o religione, forze oscure ci stanno facendo regredire”, afferma Paul Weller. “Fra le epoche che ho vissuto, questa è la più pericolosa e drammatica”. E l’antidoto, indovinate un po’, è l’amore.

TRACKLIST

01. The Soul Searchers - (05:01)
02. Glide - (02:18)
03. Mayfly - (04:00)
04. Gravity - (02:33)
05. Old Castles - (03:20)
06. What Would He Say? - (04:00)
07. Aspects - (04:33)
08. Bowie - (03:53)
09. Wishing Well - (04:36)
10. Come Along - (03:03)
11. Books - (04:35)
12. Movin On - (04:31)
13. May Love Travel With You - (03:01)
14. White Horses - (05:24)