«ATLANTICO - Marco Mengoni» la recensione di Rockol

Mengoni esce dalla sua comfort zone, tra Sud America, Celentano e echi di Paul Simon

La recensione di "Atlantico", il nuovo album di Marco Mengoni, figlio di viaggi, influenze e suggestioni accumulate in giro per il mondo negli ultimi due anni.

Recensione del 30 nov 2018

La recensione

di Mattia Marzi/Gianni Sibilla 

Un album-contenitore: nelle intenzioni di Marco Mengoni, "Atlantico" è un nuovo passo verso la diversità musicale, verso nuove forme e nuovi suoni, ed è figlio - fin dal titlolo - di viaggi, influenze e suggestioni accumulate in giro per il mondo nel tempo tra la fine del progetto precedente e questo.

Così "Atlantico" è un disco che volutamente non ha un centro: vario a livello di suoni e generi. Non una "playlilst" (metafora e simbolo di questi tempi, che Mengoni aveva già usato per "Parole in circolo"), ma una scatola dove si ritrovano canzoni tra di loro anche molto diverse, non necessariamente legate tra loro da un filo conduttore sonoro, ma con un risultato che alla fine ha una sua omogeneità nella disomogeneità: la voglia di sperimentare di Mengoni, di non fermarsi al già cantato e già suonato.

Un ritorno a "Solo 2.0", come ha ipotizzato qualcuno dopo le prime anticipazioni? Non proprio. Almeno, non del tutto. Se non altro perché quel disco lì - uscito nel 2011, una vita fa - rappresenta un periodo della carriera di Mengoni che negli anni successivi ha archiviato. Se questo "Atlantico" ricorda "Solo 2.0", lo ricorda per lo più nell'approccio: dopo i tre album prodotti da Michele Canova e dopo un paio di anni particolarmente intensi (con due dischi usciti l'unico a poca distanza dall'altro, nel 2015, ai quali è andato poi ad aggiungersi l'album dal vivo del 2016), Mengoni ha deciso di staccare tutto, di prendersi del tempo per viaggiare. "Avevo bisogno di esperienze, di conoscere, di vedere", ha scritto lui social, facendo sapere di aver lavorato a questo nuovo progetto per due anni, provando ad andare oltre le ballate elettroniche in stile "Guerriero" e "Ti ho voluto bene veramente", che erano piaciute così tanto alle radio da diventare una formula di successo (poi riproposta anche da altri artisti).

Le direzioni principali in cui si muove Mengoni sono due, che poi alla fine sono quelle dei due singoli che hanno anticipato l'album: da un lato l'elettropop di "Voglio", condito però con un pizzico di rock (quello che forse mancava nelle produzioni un po' troppo patinate di Canova); dall'altro le sonorità latineggianti e sudamericane di "Buona vita". Gli episodi più interessanti e suggestivi sono quelli in cui Mengoni lascia da parte l'elettronica per concentrarsi su sonorità più acustiche. Non solo i pezzi dal sapore sudamericano (come "La casa azul", con un cameo di Adriano Celentano), ma anche ballate come "Dialogo tra due pazzi" (che ha echi del Paul Simon di "Graceland") o "La ragione del mondo", con la voce del cantante in primo piano, su uno sfondo composto solamente da un quartetto d'archi. Ma anche nei pezzi più dritti, come "Hola (I say)", Mengoni trova una sua forma.

Dopo essere riuscito, con i suoi ultimi lavori, a soddisfare il grande pubblico con una veste più semplice e diretta, qui Mengoni esce fuori dalla sua comfort zone ed esplora nuovi territori (pur mantenendo comunque un piede nel passato). E riesce ad essere efficace e contemporaneo.

TRACKLIST
1. Voglio
2. Hola (I say) (con Tom Walker)
3. Buona vita
4. Muhammad Ali
5. La casa azul
6. Mille lire
7. Intro della ragione
8. La ragione del mondo
9. Amalia (con Vanessa Da Mata e i Selton)
10. Rivoluzione
11. Everest
12. I giorni di domani
13. Atlantico
14. Hola
15. Dialogo tra due pazzi

TRACKLIST

01. Voglio (03:20)
02. Hola (I Say) (feat. Tom Walker) (03:47)
03. Buona Vita (03:12)
04. Muhammad Ali (03:07)
05. Le casa azul (03:12)
06. Mille lire (03:10)
09. Amalia (feat. Vanessa Da Mata & Selton) (03:10)
10. Rivoluzione (03:27)
11. Everest (03:34)
12. I giorni di domani (04:09)
13. Atlantico (03:24)
14. Hola (03:49)
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