«LIVING THE DREAM - Slash» la recensione di Rockol

Slash torna da solista

Nuovo album per il riccioluto e cilindruto chitarrista dei Guns

Recensione del 03 ott 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Cilindro nero, cascata di capelli a coprire il viso (con quella sigaretta accesa, che spunta fra i riccioli neri, e ogni volta fa domandare come faccia a non darsi fuoco alla chioma), Les Paul con tracolla allungata al limite della maneggiabilità, corpo arcuato come quello di un cartone animato… Slash è riconoscibile a colpo d’occhio. Qualcuno lo definirebbe “icona” e, forse, nemmeno a torto.

Nonostante questo status, Slash difficilmente resta con le mani in mano. Ci piace pensare che lo faccia perché, da buon rocker di razza, senza la sua musica e i palchi non può vivere… sia come sia, il fatto è che, pur partecipando all’impegnativa reunion coi Guns N’ Roses, il Nostro è riuscito – ricavandosi il tempo nei ritagli – ad assemblare un nuovo lavoro da solista, con l’aiuto di Miles Kennedy e dei suoi Conspirators.

Tutto ammirevole e apprezzabile. Il disco, poi, se preso in sé, non è neppure malvagio: è un onestissimo album di hard rock blueseggiante intriso di tradizione anni Settanta, suonato da gente con le palle ottagonali e prodotto in maniera pulita, con una punta di ruvidità tipica del genere.
Il vero problema è che, piaccia o no, Slash deve continuamente fare i conti col proprio passato e coi Guns. E ora anche con una reunion che, nel bene e nel male, ha ringalluzzito i fan di vecchia data e ha riproposto alle papille gustative dei sapori che si credevano dimenticati da tempo.

Risultato? Alla luce del suddetto confronto, “Living the dream” non è certo un lavoro che lascia il segno. Onesto – come già detto – ben cesellato, ma anche un po’ troppo generico per far gridare al miracolo o anche solo per smuovere il sangue. C’è tanto mestiere, ma altrettanto déjà vù e routine, qui dentro: l’ascolto scivola via, lo si può anche ripetere volentieri, ma la sensazione è sempre quella che manchi qualcosa.

Slash, perdona la mia sfrontatezza, ma pur senza dubitare della tua verace anima rock, questo album è un po’ troppo decaffeinato, alcohol-free, senza olio di palma e gluten-free… insomma, il rock selvaggio in versione da rivista fashion è a un passo. Ma alla fine, basta guardarti, col tuo cilindro e la tua Les Paul, e si capisce che è difficile non volerti bene: ti aspettiamo sul palco e chiusa la questione.

PS: la copertina, però, è davvero inguardabile...

TRACKLIST

01. The Call Of The Wild (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (03:59)
02. Serve You Right (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (05:11)
03. My Antidote (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (04:16)
04. Mind Your Manners (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (03:37)
05. Lost Inside The Girl (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (06:29)
06. Read Between The Lines (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (03:36)
07. Slow Grind (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (03:35)
08. The One You Loved Is Gone (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (04:49)
09. Driving Rain (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (04:10)
10. Sugar Cane (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (03:08)
11. The Great Pretender (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (05:25)
12. Boulevard Of Broken Hearts (feat. Myles Kennedy & The Conspirators) (04:05)
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