UNATTENDED LUGGAGE

Parlophone (3 x CD)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Claudio Todesco

Sono uno a cui piace stare nelle band, dice Nick Mason. Grandi ambizioni soliste non ne ha mai avute, progetti memorabili non ne ha mai architettati. Quel poco che il batterista dei Pink Floyd ha prodotto e pubblicato da solo sta ora dentro un cofanetto intitolato “Unattended luggage”, disponibile in vinile e cd. Si tratta degli album “Fictitious sports” del 1981, “Profiles” del 1985, “White of the eye” del 1987, rimasterizzati da Mason con Miles Showell. Non aspettatevi un box set ricco: i cd sono contenuti in confezioni slim cartonate e riuniti in una scatola formato 13 x 13 senza libretto, né foto. Solo uno dei tre album è di sicuro valore, ma “Unattended luggage” ha comunque il pregio di raccontare il percorso sghembo dell’inglese amante della musica e delle auto da corsa e di riunire dischi fino a ieri di non facile reperibilità. Bagagli incustoditi, come recita il titolo.

Dei cinque membri dei Pink Floyd, Nick Mason ha la discografia solista meno interessante e articolata. Cercando il suo nome nella categoria cd e vinili, Amazon restituisce come quarto risultato “Wet dream” di Richard Wright, come quinto una tazza di “The dark side of the moon”. Eppure la storia era partita benissimo alla fine degli anni ’70 con la registrazione dell’album “Fictitious sports” al fianco di Carla Bley, Michael Mantler e Robert Wyatt, che fece da tramite fra il rocker e i jazzisti. “Dopo aver fatto parte di una sola band per tutta la vita pensavo che sarebbe stato divertente e interessante lavorare con qualcun altro, con nuove modalità”, ci ha raccontato Mason. Il disco venne pubblicato nel 1981 a nome del batterista per ragioni economiche, ma come ha ammesso lo stesso Mason è sostanzialmente un album di Carla Bley.

“Fictitious sports” è un ibrido brillante e per certi versi imprevedibile, otto brani scritti ed eseguiti coniugando libertà creativa, efficienza strumentale e senso dell’umorismo. Fu registrato fra gli altri con Chris Spedding e Steve Swallow, una ciurma a cavallo fra jazz e rock i cui talenti rendono il disco ancora fresco e godibile. “Can’t get my motor to start” detta il tono con i suoi controtempi, le vocette, il backup funkeggiante della chitarra, l’assolo di armonica a bocca (Terry Evans), i commenti ironici degli strumenti a fiato. Sono grandi professionisti che si divertono a fare i matti, mentre Wyatt interpreta testi bizzarri che vanno dall’avventura esotica alla protesta per il pubblico che fischia ai concerti, per finire con un pezzo su un feticista dei minerali in cui si citano Erik Satie e Philip Glass. I Pink Floyd sono vagamente evocati nel passo epico, nell’atmosfera enigmatica della strofa, nell’attacco chitarristico di “Hot river”. E Mason, se non altro, ha modo di misurarsi con ritmi e tempi inusuali per la sua band principale.

Il secondo album del cofanetto è “Profiles”, pubblicato nel 1985 in coppia con Rick Fenn, musicista dei 10CC e session man piuttosto richiesto all’epoca col quale Mason gestiva una società di produzione di musiche per colonne sonore e spot pubblicitari. Le idee abbozzate per il commento sonoro del documentario “Life could be a dream” confluirono nel disco che mostra due reduci dai ’70 che cercano di restare al passo con i tempi producendo un pop-rock di piacevole ascolto, suggestivo e senza pretese artistiche, con alcuni momenti eccitanti e belle performance di Fenn e del sassofonista Mel Collins. E un sound, specie della batteria e dei sintetizzatori, che all’epoca doveva sembrare contemporaneo e che oggi è terribilmente démodé. Album per lo più strumentale suonato quasi interamente dalla coppia, venne lanciato dal singolo “Lie for a lie” cantato da un certo David Gilmour, con i cori di Maggie Reilly. “Pur con il suo aiuto”, ammette Mason nell’autobiografia, “l’album non riuscì ad avvicinarsi neanche di striscio alle classifiche, tanto meno salire ai primi posti”.

Durante le riprese del videoclip di “Lie for a lie”, Mason e Fenn conobbero il regista Donald Cammel, per il quale scrissero due anni dopo la colonna sonora di “White of the eye”, album dimenticato che pochi possedevano fino a oggi. Fenn è un ottimo musicista con un tocco a volte vagamente gilmouriano e qui amplia il numero di strumenti usati a beneficio della diversificazione timbrica, ma l’album ha i difetti del precedente, amplificati dal fatto che gli strumentali girano attorno a idee senza sviluppi in grado di renderle composizioni di valore (e l’assenza di note di copertina ci lascia col dubbio su chi ha suonato cosa). Ma questo faceva Nick Mason nel periodo fra la rottura con Roger Waters e la rinascita dei Pink Floyd: si dedicava alla passione per le auto da corsa come un milionario che ha appena venduto le quote dell’azienda di famiglia e intanto scriveva colonne sonore e spot pubblicitari per la tv come un qualunque musicista squattrinato.

TRACKLIST
Fictitious Sports (1981)
“Can't Get My Motor to Start”
“I Was Wrong”
“Siam”
“Hot River”
“Boo to You Too”
“Do Ya?”
“Wervin’
“I’m a Mineralist”

Profiles (1985)
“Malta”
“Lie for a Lie”
“Rhoda”
“Profiles, Pts. 1 & 2”
“Israel”
“And the Address”
“Mumbo Jumbo”
“Zip Code”
“Black Ice”
“At the End of the Day”
“Profiles, Pt. 3”

White of the Eye (1987)
“Goldwaters”
“Remember Mike?”
“Where Are You Joany?”
“Dry Junk”
“Present”
“Thrift Store”
“Prelude and Ritual”
“Globe”
“Discovery and Recoil”
“Anne Mason”
“Mendoza”
“A World of Appearances”
“Sacrifice Dance”
“White of the Eye”