«SONGS OF RESISTANCE 1942-2018 - Marc Ribot» la recensione di Rockol

La nuova resistenza di un grande chitarrista: Marc Ribot e "Songs of resistance"

Uno dei più grandi interpreti della sei corde, collaboratore di Costello, Zorn, Waits, incide un disco di canzoni. Non solo "Bella ciao", con Tom Waits: un disco per questi tempi.

Recensione del 14 set 2018 a cura di Gianni Sibilla

Voto 8/10

La recensione

"Resistenza" è una parola abusata, e spesso male interpretata. Solo qualche giorno fa, Gianni Morandi ha postato sui social un video in cui canta "Bella Ciao",  ispirata dalla versione de “La casa di carta”: si è preso un sacco di insulti, come se fosse un’affermazione politica. Non lo era, ma anche se fosse? Forse quei leoni da tastiera si dimenticano che possono esprimere il loro pensiero proprio grazie a chi combatté per la resistenza, alla fine della seconda guerra mondiale. E non sanno e che i partigiani non erano solo “comunisti”, anzi: diverse persone fecero fronte comune in un periodo difficile. E le canzoni di quel periodo sono un patrimonio di tutto, non di parte.

Questo album contiene “Bella ciao”, anche se la versione è stata incisa ben prima del rinnovato successo di questo storico brano, dovuto alla sua inclusione nella serie spagnola lanciata da Netflix. E la canta niente meno che Tom Waits, che alterna l’inglese e l’italiano. Ma il responsabile non è lui, ma Marc Ribot, suo vecchio collaboratore e co-responsabile del periodo da “Raindogs” in poi in cui Waits abbandonò il suo strumento, il piano.

Ribot è probabilmente uno dei più grandi chitarristi in circolazione - anche se non è un nome noto come Waits. Ha collaborato con Costello, Springsteen, Caetano Veloso, Elton John, Robert Plant. Ma la sua vocazione è il jazz e l’avanguardia, quella del giro newyorchese di John Zorn. E’ uno dei pochi davvero capaci di passare dalla sperimentazione alle canzoni - e qua si è dedicato a questa forma.
“Poche cose mi piacciono come far cantare e ballare le persone”, ci ha raccontato quando l’abbiamo intervistato, raggiunto al telefono nella sua casa di Brooklyn.

E qua si canta e si balla, e si riflette. “Nel 2016 ero pronto a incidere un disco con la mia band, i Ceramic Dog, ma poi è arrivata l’elezione di Donald Trump e ho pensato che non c’era bisogno di un altro album su di me e sulle mie liti con la mia fidanzata. Ho pensato alla parola resistenza, ma ho voluto fare un disco sul presente, non di archivio, per raccontare quello che sta succedendo. Era già pronto un anno fa, ma poi la casa discografica che per mesi mi aveva promesso di pubblicarlo ha cambiato idea. Così, grazie a Tom, sono arrivato alla -Anti”.

Solo sulla versione di “Bella ciao” ci sarebbe da scrivere un trattato: dall’arrangiamento quasi klezmer (Ribot è di origini ebraiche e ha spesso collaborato alla riscoperta di questa musica con John Zorn), volutamente distante dalla versione dei Modena City Ramblers (che dice di conoscere bene).  “E' in inglese perché volevo la capissero tutti. Tom ha contribuito in maniera decisa, l’ha scelta personalmente, suona come un vecchio “partigiano””. La traduzione è letterale - scritta da Ribot, che ha curato l'addattamento dei storici di questo disco. L’effetto è da brividi.

Ma il disco non si ferma qua: il messaggio non è solo quello della resistenza, ma quello della diversità musicale.

Steve Eearl in “Srinivas” racconta la storia di un indiano ucciso perché scambiato per mussulmano, con un crescendo rock. “Rata de dos Patas” è un brano latino che maschera la protesta sotto ritmi danzerecci e riporta ai tempi dei Cubanos Postizos, il suo stupendo lavoro di riscoperta della musica cubana. “The Militant Ecologist” riprende in maniera eterea un altro classico della resistenza italiana, “Fischia II Vento”, con la voce di Meshell Ndegeocello. "Big Fool" riporta alle sperimentazioni elettriche dei Ceramic Dog. “Ain’t Gonna Let Them Turn Us Round” è un country rock. “John Brown” è tra il jazz e il philly sound (anche qua recentemente rivisitato da Ribot in concerto con una formazione di fiati).

Insomma: vi può interessare o meno il messaggio, potrete arrivare a questo disco attirati da Tom Waits, ma anche rimandando sul piano strettamente musicale, “Songs of resistance” è un gran lavoro. Complesso, ricco di sfumature, ricco di diversità. Un disco che insegna che la realtà non è bianca o nera, e che riconoscere, accettare e sostenere la diversità è la più grande forma di resistenza umana che si può avere contro chi la rifiuta e costruisce muri.

TRACKLIST
We Are Soldiers in the Army (feat. Fay Victor) 
Bella Ciao (Goodbye Beautiful) (feat. Tom Waits) 
Srinivas (feat. Steve Earle & Tift Merritt) 
How To Walk In Freedom (feat. Sam Amidon & Fay Victor) 
Rata de dos Patas (feat. Astrid Hadad & Ohene Cornelius) 
The Militant Ecologist (based on Fischia II Vento) (feat.

Meshell Ndegeocello) .
The Big Fool
Ain’t Gonna Let Them Turn Us Round (feat. Steve Earle & Tift Merritt) 
John Brown (feat. Fay Victor) 
Knock That Statue Down (feat.  Syd Straw) 
We’ll Never Turn Back (feat. Justin Vivian Bond & Domenica Fossati) 

TRACKLIST

01. We Are Soldiers in the Army (05:27)
02. Bella Ciao (Goodbye Beautiful) (03:37)
03. Srinivas (06:09)
04. How To Walk In Freedom (05:44)
05. Rata de dos Patas (04:46)
06. The Militant Ecologist (based on Fischia II Vento) (04:10)
07. The Big Fool (06:34)
08. Ain't Gonna Let Them Turn Us Round (03:23)
09. John Brown (05:53)
10. Knock That Statue Down (03:50)
11. We'll Never Turn Back (04:33)
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