«LUCIFER II - Lucifer» la recensione di Rockol

Il secondo album, tutto rock, della bionda Johanna Sadonis

Il patto col diavolo dei Lucifer: borchie, zolfo e bentornati negli anni Settanta

Recensione del 19 set 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Una voce femminile in forze ai Black Sabbath potrebbe suonare quasi come un’eresia, eppure - nonostante l’idea non sia mai stata presa in considerazione da Tony Iommi e soci nel corso della loro lunga e tumultuosa carriera - il risultato non sarebbe poi così diverso dal secondo album dei Lucifer, chiamato per comodità “Lucifer II”. La band della berlinese Johanna Sadonis, ex componente dei più metallosi The Oath, si propone infatti, un po’ furbamente e un po’ per attitudine, con un adrenalinico hard rock alla vecchia maniera, assieme a tutti gli annessi e connessi del genere.

Il trio - in squadra, oltre alla grazia scenica della bionda Johanna, anche gli svedesi Nicke Andersson degli Hellacopters alla batteria e Robin Tiderbrink alle prese con le chitarre - manifesta nel suo nuovo lavoro tutto l’amore possibile per gli anni Settanta selvaggi e irriverenti. Il risultato di questo ensemble scomponibile che strizza volentieri l’occhio all’occulto, è un disco che mescola un riffing solido e una voce potente sempre in prima linea, al servizio di canzoni che, come dimostrato dall’immagine stessa dei tre, puntano ai fasti del passato, ricalcando fedelmente i modelli originali dell’epoca. In questo ultimo capitolo della sua vicenda artistica, la Sadonis ha però preferito mettere la simpatia per il diavolo in disparte per spingersi sul campo aperto del revival, lasciandosi ispirare da formule già collaudate di proto metal, doom e psichedelia. Il cambio di rotta rispetto al primo album della formazione, datato 2015, è dovuto in gran parte all’assenza del chitarrista dei Cathedral Gaz Jennings, ai tempi co-titolare del progetto e di fatto l’elemento del gruppo più incline alle atmosfere pesanti. Dismessi così i panni di strega ammaliante, Johanna si propone oggi come una di quelle biker portate sullo schermo da Russ Mayer - se non avete presente, le folli avventure di “Faster, Pussycat, Kill! Kill!” potrebbero accendere un’ulteriore miccia in un’estate già ben calda - ed esibisce tutta la prorompente carica di cui dispone nel corso di un album che mette subito in mostra le sue carte migliori. 

In apertura, la piacevole strizzata di energia di “California Son”, accompagnata da un video in pieno stile grindhouse, lascia presto intendere le mire della band, lanciata verso un sound roccioso ma dall’appeal ritmico più che coinvolgente. Hard & heavy primordiale, veloce e diretto, come in “Aton”, “Faux Pharaon” e “Reaper on your heels”, mentre in “Dancing with Mr. D” si tributano quelli che il patto col diavolo l’hanno fatto davvero, i Rolling Stones, con una succosa rilettura del brano di Jagger e Richards. Tuttavia, servono ben poche note (o in realtà anche solo la copertina) per capire che gran parte del mondo Lucifer ruota intorno alla sua frontwoman, che oltre al physique du rôle necessario a catturare l’attenzione dei più distratti, si afferma una cantante col carisma giusto per la parte. Pur senza essere innovativi, quindi, i Lucifer riescono a imbrigliare nelle proprie trame lo spirito sfrontato del vecchio hard rock, miscelando sapientemente suoni e melodie di gruppi arrivati cinquant’anni prima, come Rush - il logo stesso del terzetto ne è un chiaro richiamo – Blue Öyster Cult, Uriah Heep, Rainbow e, naturalmente, gli immancabili Black Sabbath: tra tutte, la languida “Dreamer” sembra avere ben più di una parentela con i Sabs.

Non sorprende alla fine che "Lucifer II", con tutti i limiti di un disco ultra citazionista e derivativo, funzioni bene soprattutto per la presenza della Sadonis: è l’affascinante teutonica il vero catalizzatore unico di un gruppo che, con forza e passione, dispone anche di tutta la seducente determinazione nel rendere il giusto omaggio ai tempi che furono.

TRACKLIST

01. California Son (03:26)
02. Dreamer (05:47)
03. Phoenix (04:46)
05. Reaper on Your Heels (05:06)
06. Eyes in the Sky (04:29)
07. Before the Sun (03:38)
08. Aton (05:05)
09. Faux Pharaoh (05:25)
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