Belize: leggi qui la recensione di "Graffiti"

Secondo album per la band varesina, dodici pezzi di elegante pop elettronico, ad un anno di distanza dall'EP "Replica".

Recensione del 05 lug 2018 a cura di Marco Jeannin

Voto 7/10

Milano, la Milano dei Belize, sembra sempre meno Bristol, quella di “Spazioperso”. Le nuvole di pioggia si sono leggermente diradate (leggermente eh, però…) e un filo di sole inizia a filtrare, tingendo di giallo un pop che dai tempi di “Spazioperso” non ha perso nulla della sua capacità di sintesi. I Belize, una delle band che preferisco tenere d’occhio, tornano a un annetto dal più che convincente EP “Replica” con un disco vero e proprio che prende spunto proprio da “Replica” e ne amplia i confini. Dodici i pezzi in scaletta: i testi sono stati scritti da Riccardo Montanari che ha collaborato per la scrittura con Mecna e Generic Animal, presenti rispettivamente in “Non aprite quella porta” e “Barca”, mentre per la musica i responsabili sono i Belize in toto, spalleggiati da Giacomo Carlone che il disco l’ha co-prodotto e mixato.

Ecco quindi che il trip hop sintetico degli inizi decide di prendere definitivamente la via del trip pop elettronico, lavorando su ritmiche sempre tendenzialmente compassate e arrangiamenti ragionati in sottrazione. Tenendo bene al centro Milano, vera e propria musa ispiratrice, i Belize di “Graffiti” usano la città come veicolo delle emozioni che come sempre stanno al centro della loro produzione in termini di testi, puntando però ad infrangere i confini cittadini; e in un attimo corso Buenos Aires diventa la più nota Buenos Aires, capitale Argentina. E se l’amore per Milano non è cosa nuova in casa dei varesini Belize (basti pensare a “Bovisa a mano armata”), la novità di questo “Graffiti” sta proprio nel lavoro fatto sul lato musicale. Tolta la titletrack che ammetto mi ha ricordato un po’ troppo da vicino “All I need” dei Radiohead (sarà una mia impressione ma bassi e linea melodica sono un po’ quelli), pezzi come “Iride”, “Fisher price”, “Superman” fissano definitivamente il canone Belize sui binari dell’electro pop di cui sopra, un pop conciso, raffinato e diligente, dotato di charme e dal grande potenziale live.

Dai Belize questo mi aspettavo e questo è arrivato. Un secondo lavoro solido, dotato di carattere e definitivamente con un’anima ben precisa. Un disco in cui forse i ragazzi non hanno veramente rischiato, andando a raffinare quanto già fin qui proposto, ma per una volta tutto questo lo vedo come un punto di forza, un modo per consolidare le fondamenta in vista di un futuro ancora tutto da scoprire.

Tracklist

01. A lei (03:56)
02. Pianosequenza (03:11)
03. Buenos Aires, Pt. 1 (01:28)
04. Iride (03:04)
05. Non aprite quella porta (04:11)
06. Graffiti (02:30)
07. Fisher Price (03:17)
08. Buenos Aires, Pt. 2 (02:34)
09. Barca (02:57)
10. Nuovo cinema normale (03:49)
11. Superman (03:15)
12. Brotherhood (03:19)

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