«ARTHUR BUCK - Arthur Buck» la recensione di Rockol

Peter Buck (R.E.M.) e Joseph Arthur assieme per un disco: la recensione di "Arthur Buck"

Non è un nuovo artista, ma l'unione di Peter Buck (R.E.M.) e Joseph Arthur, che hanno inciso assieme un album, dopo avere già collaborato in passato.

Recensione del 13 giu 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Arthur Buck non è il nome di nuovo artista, ma l'unione di Peter Buck (R.E.M.) e Joseph Arthur, che hanno inciso assieme un album, dopo avere già collaborato in passato ed essersi ritrovati diverse volte.
Forse qualcuno si ricorderà il tour italiano del 2005 dei R.E.M. (sicuramente me lo ricordo io, che sono notoriamente appassionato della band...): Arthur apriva i concerti, Buck usciva spesso a suonare la chitarra su "In the sun", una canzone dal suo secondo disco solista del 2000, che poi venne poi reincisa da Michael Stipe da solista, qualche anno dopo.

Buck è ora uno splendido pensionato rock, dopo lo scioglimento della sua band: dischi solisti pubblicati solo in vinile, tante collaborazioni e band nate dalla passione: i Baseball Project con Steve Wynn, i Filthy Friends con Corin Tucker delle Sleater-Kinney. Insomma, fa le cose a modo suo, per amore della musica e senza cercare particolare visibilità. Arthur è un cantautore meno visibile rispetto alla fine degli anni '90-primi anni zero, quando venne scoperto da Peter Gabriel, che gli produsse i primi dischi per la Real World. Buck e Arthur si sono reincontrati spesso, e qualche tempo fa si sono messi a scrivere canzoni assieme, decidendo di pubblicarle.

Tutto è nato dalle bozze di Arthur, basate su voce, chitarra e beat. Le canzoni di questo disco hanno mantenuto l'impianto, con l'aggiunta delle chitarre di Buck, e della sua esperienza negli arrangiamenti.

Il risultato è un disco rock, particolare per la struttura ritmica determinata dalla batteria elettronica, ma con uno bel gioco di chitarre: qualche acustica (la 12 corde iniziale di "I am the moment" è puro Buck, come "Forever Falling"), molte elettriche. "Are you electrified" è la canzone che da sola vale il disco, con un intreccio tra diverse sei corde, mentre Arthur declama il tema centrale del disco, la sua ricerca spirituale ("Are you electrified? Is your third eye open?").

Si potrebbe semplificare dicendo che è più un disco di Joseph Arthur che di Buck, a differenza delle uscite passate del chitarrista nelle altre band, in cui la sua mano era più riconoscibile; l'esordio dei Filthy Friends, per esempio, ricodava molto i primissimi R.E.M.. Qua ci sono meno riff, ma le armonizzazioni con le chitarre di Buck sono riconoscibili, creano aperture spettacolari, e fanno fare un salto in avanti rispetto alle canzoni "solo" di Arthur, che pure è un ottimo scrittore e ha una voce espressiva e intensa.

Se non conoscete nessuno dei due artisti - o se non ve ne frega niente delle uscite post-R.E.M. di Buck, poco male: "Arthur buck" è un buon disco di cantautorato rock, a prescindere dal contesto.  Un disco di nicchia, ambito in cui Buck ora sguazza dopo anni passati nel mainstream. Ma se vi piace il genere, merita ben più di un ascolto. 

 

TRACKLIST
I Am The Moment
Are You Electrified?
The Wanderer
Forever Waiting
If You Wake Up In Time
Summertime
American Century
Forever Falling
Before Your Love Is Gone
Wide Awake In November
Can't Make It Without You
 

TRACKLIST

01. I Am the Moment (03:14)
03. The Wanderer (03:29)
04. Forever Waiting (03:55)
06. Summertime (01:00)
07. American Century (03:56)
08. Forever Falling (04:06)
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