«MTV UNPLUGGED (LIVE AT ROUNDHOUSE LONDON) - Biffy Clyro» la recensione di Rockol

I Biffy Clyro tolgono la spina

Gli scozzesi Biffy Clyro si misurano con lo storico MTV Unplugged

Recensione del 08 giu 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

All’inizio degli anni novanta MTV lanciò il format Unplugged e fu davvero una grande pensata. Praticamente ogni artista e band si mise alla prova, lasciando in un cantuccio la chitarra elettrica, proponendo il proprio repertorio in chiave acustica. Di dischi acustici se ne erano fatti anche in precedenza, ma in quel dato momento i pianeti si allinearono e il farli assurse a status. Per mero dovere di cronaca va ricordato come le registrazioni di alcuni di questi live abbiano venduto milioni di copie accrescendo non solo il conto in banca di tutte le parti in causa, ma anche il sentire artistico nei confronti di molti artisti e canzoni. Tra i più riusciti si ricordano (facendo torto a molti altri) gli unplugged di Eric Clapton, 10.000 Maniacs e Nirvana.

A misurare le loro capacità e, soprattutto, il valore delle loro composizioni una volta spogliate del maquillage elettrico si sono cimentati ora i Biffy Clyro. La sfida è interessante e curiosa poiché da una decina di anni a questa parte la band scozzese ha tra i suoi punti di forza la grande energia che sprigiona dal vivo, sul palco. E anche se “MTV Unplugged (Live at Roundhouse)” è pur sempre una prova dal vivo, qui non si tratta di aprire il gas e darci dentro. Non è una prova di velocità, piuttosto di destrezza. Qui la potenza ha bisogno del controllo e il live non può essere pedissequamente riproposto, ma va ripensato e ricalibrato. Simon Neil e compagni, come si evince dal titolo del disco, hanno affrontato la loro sfida sul palco della Roundhouse di Londra l’8 novembre dello scorso anno.

Dopo quindici anni di ruggente carriera – non si dimentichi che già nel 2010 vennero insigniti del tanto effimero quanto lusinghiero titolo di ‘band scozzese del decennio’ da un sondaggio condotto in patria - questo ‘unplugged’ giunge con perfetta puntualità. Questa libera uscita acustica permette loro di scostarsi da una formula che da un lato è sì di sicuro e indubbio successo, ma che dall’altro potrebbe iniziare a mostrare la corda se non assecondata da un buon livello di creatività. Quindi l’idea di nobilitare e dare nuova linfa al lavoro di una vita è una buona idea. Buona idea sì, ma la ciambella deve riuscire con il buco altrimenti si va a schizzare di fango il lavoro fatto in precedenza.

Ascoltato il disco ai complimenti per l’ottima scelta di tempo si devono aggiungere anche quelli per la scelta della scaletta e per l’arrangiamento delle 15 canzoni che compongono la tracklist dell’album. L’ intero concerto alla Roundhouse ne contava 20, anzi 19 poiché “Bubbles” quella sera venne eseguita due volte a causa di alcuni disguidi tecnici. I brani proposti nel set pescano con buon equilibrio nella loro discografia, eccezion fatta per la cover del super classico “God only knows” dei Beach Boys e per la inedita e convincente “Different kind of love” che ritroveremo nel futuro album dei Biffy Clyro. La sfida può dirsi vinta, la band può dirsi molto soddisfatta di avere colto questa occasione e di avere dato nuovi impulsi e stimoli a se stessa come ai propri fan.  Quando Rockol li ha intervistati chiedendo conto di questo nuovo album scherzando e senza prendersi sul serio hanno detto, “E’ il nostro momento Nirvana”.

Notizia di servizio e di avviso prima dei saluti: i Biffy Clyro in versione acustica saranno in concerto al Teatro Dal Verme di Milano nella loro unica esibizione italiana per il 2018.

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