«PENELOPE, SEBASTIAN - Winter Dies in June» la recensione di Rockol

Winter Dies In June: leggi qui la recensione di "Penelope, Sebastian"

A quattro anni dalla pubblicazione del disco d'esordio "The Soft Century", gli emiliani Winter Dies In June tornano con un concept album tra synth e dream pop.

Recensione del 03 giu 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

I Winter Dies in June, Filippo Bergonzi (basso), Andrea Ferrari (batteria), Alain Marenghi (vocals, synth), Luca Ori (chitarra) e Nicola Rossi (chitarra), sono un band nata a Parma il cui esordio, “The soft century”, risale al 2014. Un disco quello all’insegna di un post rock guidato da chitarre riverberate con chiare influenze indie. Un buon disco, a dirla tutta, cui oggi, a quattro anni di distanza, fa seguito questo altrettanto buono “Penelope, Sebastian”. Quattro anni non sono pochi e la band emiliana tutto questo tempo l’ha usato per lavorare sia in termini di suono che di scrittura. Ecco quindi che l’indie e il post degli inizi oggi vanno a fare da sfondo a un synth e dream pop dichiarato, dalle tendenze shoegaze e brit. Un impianto sonoro chiamato a reggere le fondamenta di un concept album (ebbene si), otto pezzi che raccontano la storia di… Penelope e Sebastian.

Partendo quindi dal momento dell’addio, il disco ripercorre a ritroso la vicenda di due ragazzi (amanti dei Decemberists e di Elliott Smith), spalmata su due continenti e tre città (Londra, San Francisco e New York), fino ad arrivare al momento del fatidico incontro, non a caso a un concerto degli Strokes. La voce di Alan Marenghi diventa quella di Penelope, fatta eccezione per la bella “Boy” (ovviamente), voce che guida la storia da “Aeroplanes”, primo singolo del disco, fino alla conclusiva “Different” attraversando otto pezzi prodotti da Martino Cuman e dai Winter dies in June stessi, otto pezzi in cui i ragazzi declamano il loro amore per band come i National, Nick Cave, Band of Horses, Jesus and Mary Chains e i New Order pop di “Age of consent”.

Il disco è stato registrato tutto in presa diretta in analogico al Sauna Studio di Varese e al Big Pine Creek di Parma, e masterizzato dall’onnipresente  e sempre impeccabile Giovanni Versasi a La Maestà Studio di Tredozio. Come dicevo, un buon lavoro che conferma la bontà del songwriting dei Winter Dies In June: lavorare su un concept è sempre rischioso, così come è rischioso cambiare qualcosa che si sa funzionare. Del resto, nella musica il cambiamento è la condizione necessaria per sopravvivere quindi bravi Winter Dies In June e avanti così.

TRACKLIST

01. Aeroplanes (04:43)
02. Sands (04:57)
03. Sebastian (04:47)
04. Boy (04:37)
05. Nowhere (03:50)
06. Space (05:03)
07. Penelope (06:06)
08. Different (04:25)
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