«THE HORIZON JUST LAUGHED - Damien Jurado» la recensione di Rockol

Il nuovo album del cantautore di Seattle, tra ricordi e riflessioni

Damien Jurado apre la sua scatola della memoria in "The Horizon Just Laughed". La nostra recensione

Recensione del 08 giu 2018 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Essenziale e sfuggente, il moderno menestrello Damien Jurado ha fatto della sua delicata sensibilità una fonte di continua ispirazione. Nel corso di una carriera che conta ormai 17 album, il nuovo “The Horizon Just Laughed” non concede particolari sorprese, eppure, lasciandosi andare a ruota libera nei ricordi, mostra una lucidità compositiva fuori dall’ordinario.

Messe da parte le pulsioni più fantascientifiche, il disco, il primo autoprodotto dall’artista, riprende da dove ci si era interrotti con il precedente “Visions Of Us On The Land”, con quell’intreccio sofisticato e irresistibile di archi e chitarre che riporta a un cosmo distante, lontano dalle frenesie del mondo e in cerca di una sintonia con l’ambiente circostante. Le melodie interlocutorie di Jurado si compongono così di vecchio folk e cantautorato d’altri tempi, senza rinunciare a passaggi dalle venature psichedeliche.

La sensazione di avere a che fare con un uomo bisognoso di dare voce alle sue malinconie in “The Horizon Just Laughed” si connette con una libertà incondizionata di autonomia creativa e strategica: il lavoro infatti, per scelta del suo stesso autore, fino a luglio sarà assente dalle piattaforme di streaming, per essere solamente consegnato al mercato in versione integrale, facendo dunque a cazzotti con le attuali strategie di fruizione della musica. Una scelta che si spiega con un album confidenziale, bisognoso di cure e attenzioni per essere compreso e assimilato a dovere, frutto di un periodo di riflessione personale sullo scorrere del tempo.

In apertura, “Allocate” coglie la natura intima di Damien Jurado e le sue osservazioni sul creato, così come nel racconto per immagini di “The last great Washington State” o in “Over rainbows and rainier”, dove la voce si fa ancora più piccola, circondata dal vuoto intorno. Canta di essersi dimenticato della sua umanità, scoprendosi improvvisamente un personaggio ricco di sfumature differenti con una vita un po’ sconclusionata che l’ha portato a fare spesso i conti con i propri tormenti. Per liberarsi da quei demoni che sono lì a fargli compagnia si rintana nelle memorie di un’infanzia complicata, nella scoperta della passione per la musica e nei flashback legati alla compagnia, spesso totalizzante, della televisione in cui era solito rifugiarsi per evitare una famiglia sempre troppo carente di stabilità.

Una galleria di immagini riproposte per sottrazione rivive così come in un disordinato zapping pomeridiano, saltando da una suggestione all’altra, dalla bossa nova di “Marvin Kaplan” ai contrappunti ritmici di “Random fearless” fino alle storie personali di “1973” e “Lou-Jean”. Attraverso i fermo immagine del proprio trascorso, Damien sembra quasi scomparire dentro, confondendosi tra realtà e immaginazione. Osservando la sua inquieta quotidianità, il musicista ha in questo modo mescolato reminiscenze e fantasie tra loro in un flusso di coscienza intenso, poetico e visionario, ricorrendo a un suono asciutto, pacato e privo di stratificazioni.

Il risultato di questa sorta di seduta terapeutica condivisa che alterna vissuto e finzione è  luce gli aspetti più faticosi di questa personale analisi interiore. Il nucleo meditabondo di “The Horizon Just Laughed” offre il quadro di un artista che fa i conti con la sua stessa anima e prova a uscirne comunque con un sorriso: “Don’t worry, it’s a long long way back". L’orizzonte appare ancora del tutto incerto, ma potrebbe anche non fare più paura.

TRACKLIST

01. Allocate (04:42)
02. Dear Thomas Wolfe (03:18)
03. Percy Faith (02:57)
06. Cindy Lee (00:44)
07. 1973 (02:52)
08. Marvin Kaplan (03:03)
09. Lou-Jean (03:49)
10. Florence-Jean (02:26)
11. Random Fearless (02:44)
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