«LOVE JUST AIN'T ENOUGH - Kara Marni» la recensione di Rockol

Kara Marni - LOVE JUST AIN'T ENOUGH - la recensione

Recensione del 16 mag 2018

La recensione

di Leonardo Michaelides

A soli diciannove anni, Kara Marni può essere considerata astro nascente dell’R&B internazionale, grazie a una voce e ad un sound che, fondendosi, creano un bel binomio, piacevole all’ascolto, dal punto di vista tecnico, e capace di coinvolgere emotivamente l’ascoltatore per lo stile di canto.

Una ragazza che è cresciuta nella zona sud di Londra e si è appassionata alla musica ascoltando la madre suonare al pianoforte pezzi soul come “Loving You” di Minnie Riperton (che ha raggiunto il range tonale più acuto dell’estensione umana tramite il registro di fischio), iniziando poi a proporre al pubblico di YouTube delle reintepretazioni personali di varie tracce. In particolare, la sua cover rielaborata in chiave elettronica di “Wish I Didn’t Miss You” di Angie Stone (ex corista di Lenny Kravitz) le ha procurato i primi contatti con alcuni produttori, che hanno permesso alla cantante di pubblicare il primo Ep, intitolato “Love Just Ain’t Enough”.

I sette brani che compongono questo progetto permettono di apprezzare le capacità vocali e interpretative dell’artista. Kara Marni passa da sonorità deep house, come in “All or Nothing”, alla semplicità di “Selfish”, in cui la sua voce cambia alternando acuti e bassi.

Alla composizione di sei basi di questo disco sono stati chiamati a collaborare i The Invisible Men, un trio di produttori multiplatino inglesi che, nel 2014, è stato candidato a un Grammy per aver collaborato alla realizzazione di “Fancy” (incluso nell’album “The New Classic” della rapper australiana Iggy Azalea).
“Golden”, il singolo estratto e pubblicato sette mesi fa, è la prima traccia di questo lavoro, in cui l’artista immagina che il colore dell’amore sia oro ("I wanna be lost, inside of the lovely / This is golden"). Poi è il momento di “Curve”, un brano più funky, con un’influenza italiana per le percussioni inserite nel ritornello (che personalmente mi ricordano “E so cuntento 'e stà”, quando Pino Daniele cantava: “Voglio guardà' / Voglio tuccà'”).
La title-track ha un impatto più forte con l’ascoltatore, che viene coinvolto da un suono più elaborato e impreziosito dai cori in sottofondo, capovolgendo i pensieri espressi nei testi delle tracce precedenti. Infatti, se prima l’amore era un rifugio dalla quotidianità, ora non è più sufficiente e l’artista cerca altre risposte (“Thinking love was all the answers”). “Gullible” è una lettera che la cantante indirizza a sé stessa, affermando il suo desiderio di spensieratezza nei rapporti umani, che non ha potuto mettere in atto nel rispetto dei desideri del suo compagno. In “L World”, in cui la “L” sta per “Liars”, Kara Marni si rifugia nel silenzio (“Silence is our only friend”), dopo una delusione in amore, e fa il punto della situazione, considerando vittorie e sconfitte di una relazione sentimentale.

In questo progetto l’artista descrive le riflessioni di una ragazza che, come dichiara nella ballata “Selfish”, ha rischiato di perdersi nella solitudine, riuscendo a costruire il proprio scudo protettivo con la musica, tramite cui ha avuto la possibilità di esprimere e dare forma alle proprie emozioni.

TRACKLIST

01. Golden (03:46)
02. Curve (03:44)
04. All or Nothing (03:18)
05. Gullible (03:18)
06. L Word (03:39)
07. Selfish (03:26)
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