«THE COMFORT ZONE - Makai» la recensione di Rockol

Makai: leggi qui la recensione di "The comfort zone"

Nove pezzi semplici, fondamentalmente elettronici caratterizzati da testi toccanti e intensi, da tessuti musicali ironici, sognanti e ipnotici allo stesso tempo.

Recensione del 20 mag 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Tre pezzi, “Clara”, “Lazy Days” e “Fire fall”, sono usciti in anteprima, gli ultimi due come lancio del disco. “Hands” e “Missed” erano su “Hands” l’EP del 2016 di cui ai tempi feci la recensione che potete trovare qui.

Sostanzialmente di cinque pezzi su nove di questo “The comfort zone” avevamo giù esperienza. Il che non è un male... una volta funzionava sempre così: parti da un EP che fa da apripista per il futuro disco che, a sua volta, viene introdotto dall’uscita di un numero più o meno corposo di singoli. Tutto questo aiuta chi ascolta ad affrontare con una certa cognizione di causa l’opera completa, ambientandone con largo anticipo l’ascolto per facilitarne la comprensione. Non che in questo caso si stia parlando di un disco troppo complicato o sperimentale, tutt’altro… partendo però dalla premessa che fino al 2016 di Makai non si era sentito parlare, direi che l’approccio alla realtà di questo nuovo autore è stato gestito nel migliore dei modi, sotto tutti i punti di vista. Ecco quindi che in un paio d’anni, senza fretta, Dario Tatoli, alias Makai, ha confezionato un disco d’esordio chiamato a definirlo finalmente con precisione, punto di partenza di quella che gli auguro essere una lunga e prolifica carriera. Dati i presupposti di cui sopra, Tatoli ha quindi raffinato il suo modo di essere portando il discorso musicale di partenza - elettronico, sintetico e post rock - verso lidi più esplicitamente sintetici. Il risultato sono nove pezzi in totale in cui la contaminazione tra i generi di cui sopra è ancora percettibile, per quanto il risultato finale risulti comunque omogeneo all’ascolto. Anticipato dai singoli “Lazy Days”e “Fire fall”, “The comfort zone” ragiona in termini di ricerca sonora andando proprio in senso opposto rispetto all’idea di comfort zone stessa. Dice infatti Tatoli:

Detesto il concetto di comfort zone e detesto l’idea di non rischiare, di non spingersi oltre, di non provare. Volevo scappare, giocare con i suoni e sentirmi profondamente libero di interpretare dei brani in maniera differente.

Interpretazioni che hanno giovato del passato da producer e (in particolare) sound designer di Tatoli stesso, sempre abile nella ricerca e nella mescita di suoni in grado di dare spessore ed interesse alle proprie melodie portate avanti a colpi di elettronica, vedi la kalimba in “Lazy days” o più in generale la gestione delle percussioni e dei fiati in tutto il disco. Arrangiamenti molto curati dunque che scaldano un disco che inaspettatamente si chiude con un pezzo per sola voce e chitarra, un demo che riporta i paesaggi sintetici fin qui tratteggiati ad una concretezza di tutt’altra texture. Tra nord e sud, tra freddo e caldo, tra analogico e digitale, Makai inizia il suo percorso con un lavoro all’insegna dei contrasti, della tensione che si crea tra gli opposti. Tutto sommato un buon lavoro, molto elegante, che conferma quanto di buono ascoltato e auspicato fin qui. 

TRACKLIST

01. Lazy Days (03:17)
02. Hands (03:21)
03. Fire Fall (03:28)
04. You (01:34)
05. Clara (03:16)
06. Night Shift (03:16)
07. Missed (02:55)
08. Later (03:49)
09. The Comfort Zone (03:32)
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