«LA VOCE DEL PADRONE - UN ADATTAMENTO GENTILE - Fabio Cinti» la recensione di Rockol

Fabio Cinti rilegge il capolavoro di Battiato: la recensione di 'La voce del padrone - Un adattamento gentile'

Il cantautore laziale, appassionato di Battiato, reincide "La voce del padrone". Non un semplice album di cover, ma un curioso e originale "adattamento gentile".

Recensione del 09 mag 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Uscito nel 1981, "La voce del padrone" è il perfetto punto d'arrivo del lavoro di sperimentazione sulle canzoni "pop" che Battiato aveva iniziato un paio d'anni prima, nel 1979, con "L'era del cinghiale bianco" (e che aveva poi proseguito nel 1980 con "Patiots"). Il cantautore siciliano, che aveva esordito negli anni '60 con alcuni 45 giri di "canzonette" e che in seguito aveva provato così tanto disgusto per quel genere da rifugiarsi nella musica sperimentale e d'avanguardia, era tornato al "pop" per prendere in giro lo stesso "pop" italiano, per dimostrare che non era così difficile scrivere delle potenziali hit, roba in grado di scalare le classifiche e imporsi nelle vendite. Battiato probabilmente non se l'aspettava, ma quelle sue strane canzoni che parlavano - tra le altre cose - di Budda sopra i comodini, contrabbandieri macedoni e centri di gravità permanente, ottennero più successo di quelle che lui si divertiva a deridere, "demistificandone" i luoghi comuni (il misunderstanding fu così generale che "La voce del padrone" divenne il primo album italiano a raggiungere il milione di copie vendute).
37 anni dopo il cantautore laziale Fabio Cinti, pupillo di Morgan e già collaboratore di Pasquale Panella, Paolo Benvegnù e dello stesso Battiato, ha deciso di rileggere il capolavoro battiatesco, proponendone una sua versione. La scelta di Cinti è coraggiosa e pericolosa, perché "La voce del padrone" è un vero classico e come tutti i classici merita di essere maneggiato con attenzione e con rispetto. Eppure il progetto di Cinti è una piacevole sorpresa.

"La voce del padrone - Un adattamento gentile" non è un semplice album di cover. Fabio Cinti non si è solamente limitato a incidere le sue versioni delle canzoni contenute nell'album di Battiato, ma le ha riarrangiate, pur rimanendo fedele agli arrangiamenti originali (un adattamento gentile, appunto). Che a pensarci bene è un controsenso, ma che a livello pratico - nel progetto di Cinti - si è tradotto con l'eliminazione della parte sintetica e con la sostituzione di quest'ultima con un quartetto d'archi e con il piano. Un'intuizione che probabilmente avrebbe strappato qualche sorriso a Giusto Pio, scomparso lo scorso anno, che del violino era un virtuoso e che nella svolta "pop" di Battiato giocò un ruolo fondamentale (affiancando il cantautore siciliano non solo nella trilogia "Cinghiale bianco-Patriots-Voce del padrone", ma anche nelle canzoni scritte e prodotte per Milva, Alice e Giuni Russo - il sodalizio tra i due proseguì fino alla fine degli anni '80).

Musicalmente parlando il lavoro fatto da Cinti è complesso: togliendo la batteria, i sintetizzatori e le chitarre, ha assegnato la parte ritmica agli strumenti che ha scelto per l'adattamento, il quartetto d'archi, il pianoforte e la (sua) voce. Ha affrontato le composizioni di Battiato come se si trattassero di brani i musica classica, eseguendo con altri strumenti le parti originariamente suonate da altri strumenti, senza modificarne la scrittura. Ha seguito questo criterio anche nella scelta dei musicisti: alcuni, come la violinista Vanessa Cremaschi e il pianista Andrea Vizzini, hanno costruito la loro attività partendo da una rigorosa formazione classica; altri, come la violinista Elena Cirillo e la violoncellista Giovanna Famulari, pur partendo dalla classica negli anni hanno collezionato collaborazioni "pop" con artisti del calibro di Francesco De Gregori, James Taylor e Fiorella Mannoia.

Il risultato finale potrebbe far storcere il naso agli aficionados di Battiato, ma è curioso, originale e soprattutto gentile. E ben vengano riletture di classici di questo genere (con buona pace dei puristi).

TRACKLIST

01. Summer On a Solitary Beach (04:59)
02. Bandiera bianca (05:24)
03. Gli uccelli (04:29)
04. Cuccurucucù (04:18)
05. Segnali di vita (03:38)
06. Centro di gravità permanente (03:29)
07. Sentimento nuevo (04:14)
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