«LA DESCRIZIONE DI UN ATTIMO - Tiromancino» la recensione di Rockol

Tiromancino - LA DESCRIZIONE DI UN ATTIMO - la recensione

Recensione del 03 mar 2000

La recensione

Benché il grande pubblico li abbia scoperti - e apprezzati – ascoltandoli come concorrenti nella "Sezione giovani" dell'appena concluso cinquantesimo Festival di Sanremo, i Tiromancino, se giovani lo sono, non sono però certo degli esordienti: al loro attivo hanno già quattro album - e un numero non meglio definito ma elevato di esibizioni dal vivo - cui si deve ora aggiungere la loro ultima fatica, "La descrizione di un attimo", in uscita sulla scia del lancio sanremese. Amanti delle sperimentazioni, i Tiromancino detestano ripetersi e nei loro dischi hanno sempre mescolato, con dosi e modalità ogni volta nuove, alcuni elementi base, che rappresentano il punto di partenza di una serie articolata di variazioni: nei loro brani, elementi melodici si intrecciano con trame elettroniche, lo spirito cantautorale dei testi si sposa con un rock a tratti violento, le distorsioni fanno da sottofondo a ripetizioni ipnotiche. Il risultato è un amalgama sonoro che raccoglie il meglio di certi spunti propri della musica italiana di qualità, con un gusto tutto particolare, però, per ambienti e echi metropolitani - duri, confusi e caotici - resi al meglio attingendo alle ultime tendenze internazionali in materia di musica elettronica. "La descrizione di un attimo", la cui produzione artistica è stata curata da Riccardo Sinigallia - presente con la sua voce nei due brani "Strade" e "So" -, si caratterizza a un primo ascolto per la ricchezza degli arrangiamenti, dove trovano spazio, spesso e volentieri, anche gli archi. Il risultato è sorprendente. "Il peggio non è tranquillo", brano d'apertura dei dieci in scaletta, già anticipa nella sua ricchezza di contaminazioni il mix del tutto originale di questo album: gli archi stridono, accompagnando la distorsione di una chitarra che sembra trasformarsi nell'ululato di una sirena, interrotto dall'irruzione potente dei bassi. Le diversità si mescolano e gli opposti si incontrano, a dipingere una realtà - sonora e non solo - fatta di confusione, di passato che si intreccia con il presente, di concretezza e di evanescenza, di rumore e melodia. Una realtà che ha il fascino magnetico del sogno e insieme l'angoscia del mondo concreto, invasivo e violento con i suoi ritmi indiavolati. Dopo questo inizio teso, arrivano inaspettate le chitarre di "Strade", con le loro atmosfere pacate da alba metropolitana. Sorta di ballata, "La descrizione di un attimo" rivela, come "Due destini", la vena melodica dei Tiromancino, sposata come al solito con un testo intenso, capace di parlare di sentimenti senza banalità, con immagini evocative. Le atmosfere si incupiscono di nuovo in "La distanza", un brano ipnotico, a tratti stridente, onirico come un mondo notturno di solitudine, evocato da un pianoforte un po' spettrale. E la voce scompare, a lasciare spazio ai suoni che si ripetono, si aggrovigliano, si scontrano, a rendere il vuoto dell'assenza di chi non c'è più. Cinque minuti di musica che hanno un che di psichedelico. Di una leggerezza inaspettata "L'anima", che precede "Il pesce", quest'ultimo brano con un testo denso di osservazioni acute contro una certa morale che chiede sempre «di arrivare più in alto». "Roma di notte" chiude l'album, come una specie di confessione: «questo è il mio suono che nasce dai dubbi che io ho come che fare nella vita per esempio sto in bilico su un tubo quando rubo tutti i suoni gli stili i segnali di vita nei cortili/ ma gli argomenti sono i miei personali e non puoi trovarne altri uguali». Così, in quarantacinque serrati minuti di musica, i Tiromancino regalano l'opportunità rara di ascoltare un mondo musicale che ha il sapore di oggi ma che non dimentica le radici e che parla di noi, della nostra solitudine e della nostra confusione, cose che non cancellano però la voglia di andare sempre avanti: «e sono stanco di scappare da quello che ho intorno/ perché ho bisogno di provare di nuovo da solo a capire se cado/come se avessi comunque davvero vissuto/ muovo le ali di nuovo/ verso un posto nuovo diverso».

TRACKLIST

02. Strade
07. So (featuring Riccardo Sinigallia)
08. L'anima
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