«GOLDEN - Kylie Minogue» la recensione di Rockol

Kylie Minogue, e il suo country-rock-pop: "Golden"

La cantante australiana non è una popstar qualunque: nel nuovo disco flirta con il country, e produce un disco piacevole e diverso

Recensione del 09 apr 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Una chitarra acustica con il glitter sullo sfondo, Kylie seduta su un divano vintage, a metà tra il glamour/sexy e il pensoso. Le copertine, anche in quest'era, sono una delle porte di accesso alla musica, e nella copertina di "Golden" c'è il mondo in cui si muove oggi  la "popstar" australiana, quello del "country".
Entrambe le definzioni sono riduttive, peraltro, e si meritano le virgolette. Kylie non è mai stata una cantante pop qualunque, il country oggi è una cosa molto diversa dall'immagine che ne abbiano noi, da questa parte dell'oceano.

Bastano due titoli, per dimostrare che Kylie Minogue ha da 25 anni quella capacità di contaminarsi che oggi rende credibile Lady Gaga anche fuori dal pop. "Confide in me" nel '94 flirtava con suoni e temi lontanissimi da quelli del pop mainstream con cui aveva iniziato (quello del trio di produttoro Stock-Aitken-Waterman, che l'avevano lanciata nella musica dopo un esordio nella soap opera). E l'anno dopo "Where the wild roses grow", il duetto con Nick Cave che rimane una delle cose più belle fatte da entrambi. Questa ecletticità l'ha mantenuta negli anni, passando dal pop moderno di "Aprhodite" all'orchestrale di "The Abbey Road Sessions", per citare un paio di esempi. 

Così eccoci al "country": che questa musica negli Stati Uniti abbia subito una mutazione genetica verso il pop è cosa nota, non solo per via di Taylor Swift, che l'ha abbandonato.  Già Madonna, con "Don't tell me" e "Music" aveva giocato con quei suoni (avvalendosi del cognato Joe Henry).
Kylie arriva dopo, e meglio: perché "Golden" è un disco più omogeneo. Forse non ha singoli potenti, ma ha più canzoni-canzoni. "Golden" e "Shelby '68" giocano con una chitarra campionata su base elettronica, come diversi brani - i singoli "Dancing" e" Stop Me from Falling", per esempio. Kylie il suo gruppo di produttori mediano perfettamente tra le "roots" e la contemporaneità - che è poi il gioco di molto countri contemporaneo post-Taylor Swift. Un po' meno bene, forse, solo quando insistono più sul pop puro (la seconda parte di "Live a litlle").

"Radio on" parte voce e chitarra per poi aprirsi, con risultati da brividi: è il gioiello del disco, assieme al duetto con Jack Savoretti in "Music's Too Sad Without You": le canzoni più tradizionali sono quelle in cui Kylie dà il suo meglio.

"Golden" è un'operazione riuscita: non solo per la capacità (ben nota) di Kylie di interpretare pezzi e farli decollare, ma per la coesione del disco in sè, che trova una quadratura tra diversi generi, portando Kylie Minogue a fare qualcosa di diverso senza snaturarsi. 

TRACKLIST

01. Dancing (02:58)
03. Golden (03:07)
05. Sincerely Yours (03:28)
06. One Last Kiss (03:41)
07. Live a Little (03:07)
08. Shelby '68 (03:35)
09. Radio On (03:42)
10. Love (02:52)
11. Raining Glitter (03:33)
12. Music's Too Sad Without You (04:09)
13. Lost Without You (04:04)
15. Rollin' (03:32)
16. Low Blow (02:56)
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