«I'LL BE YOUR GIRL - Decemberists» la recensione di Rockol

"I'll be your girl" è l'ottavo album dei Decemberists

La band è uscita dalla comfort zone e si inoltra nei meandri del synth

Recensione del 05 apr 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Sono trascorsi tre anni e mezzo dal settimo album dei Decemberists “What a terrible world, what a beautiful world” e fu decisamente un ottimo disco, all’altezza della fama della formazione di Colin Meloy. Ora però è tempo di dare alle stampe il capitolo otto “I’ll be your girl”, ed è tempo di cambiare. La band di Portland (Oregon), dopo venti anni di onorata e ormai consolidata carriera – prova ne è che questo album ha debuttato direttamente nella top ten della chart britannica e anche di quella statunitense - si mette una volta di più alla prova e mette alla prova anche i suoi aficionados esplorando nuove sonorità.

Decemberists capitolo otto “I’ll be your girl”, si cambia. Il cambiamento non dovrebbe comunque spaventare chi in questi anni ha imparato a seguire e ad amare questa band. Il cambio di direzione e di prospettiva, nel solco di una certa loro tradizione, è insito nella way of life musicale del gruppo. Il cambiamento in questo ottavo capitolo è dato principalmente dall’inserimento del synth nelle trame sonore. Come dichiarato dal frontman Meloy, per uscire da una routine che dopo 17 anni diventa quasi inevitabile per chiunque e per uscire dalla loro comfort zone i Decemberists hanno voluto abbandonare lo storico produttore Tucker Martine per affidarsi alle mani e ai consigli di John Congleton che vanta belle collaborazioni che rispondono ai nomi (solo per citarne alcuni) di David Byrne, St. Vincent, Erykah Badu, Marilyn Manson e John Grant.

L’ascolto del primo singolo del disco, “Severed”, che ha anticipato l’uscita dell’album, ha quindi spostato decisamente di alcuni gradi la percezione che si ha dei Decemberists. La intro e il tessuto del brano sono alla New Order oppure alla Editors, per raccogliere un esempio a noi più vicino nel tempo. Il secondo singolo è anche la canzone che apre l’album, “Once in my life”: una partenza acustica chitarra e voce, poi il synth, il controcanto, buona davvero per la rotazione radiofonica senza gridare al miracolo. Sonorità elettroniche di qualche tempo fa per “Cutting stone”, “Starwatcher” è marziale quanto basta e si scivola nella acustica e delicata “Tripping along”. Lo sforzo richiesto è di ascoltare oltre, di non rifarsi alla storia passata. Del resto questo è il proposito del gruppo. Da qui in poi, però, gli ‘esperimenti’ si chiudono e si scivola in un disco più classicamente Decemberists. Quindi l’elettronica viene lasciata in un angolo, non si forza la mano e non si prova a duellare con chi tratta la materia con grande perizia come può essere un John Grant. La poppeggiante “Everything is awful” è dedicata al nuovo corso apertosi negli Stati Uniti con l’elezione a presidente di Donald Trump. “Sucker’s prayer” invece echeggia la Band e l’atmosfera è decisamente ‘seventies’ come lo è nella lunga suite folk-prog “Rusalka, rusalka/The wild rushes” e sono gli episodi migliori della collezione 2018 di Colin e i suoi amici.

La promessa di Meloy di portare i Decemberists fuori dalla loro comfort zone e di esibirsi senza rete è mantenuta a metà. Sicuramente questo “I’ll be your girl” è un buon disco, ma la mancanza di unità e qualche passaggio meno fortunato nella tracklist (“We all die young” e “Your ghost”, su tutti) lascia un retrogusto amarognolo in bocca e non può soddisfare appieno quanti ormai pretendono da questa band uno standard qualitativo meno che buono.

TRACKLIST

01. Once in My Life (05:09)
02. Cutting Stone (03:20)
03. Severed (04:03)
04. Starwatcher (02:39)
05. Tripping Along (03:35)
06. Your Ghost (02:40)
07. Everything Is Awful (03:22)
08. Sucker's Prayer (03:28)
09. We All Die Young (04:01)
10. Rusalka, Rusalka / The Wild Rushes (08:15)
11. I'll Be Your Girl (02:34)
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