Tre soli pezzi su 10 sotto ai 4 minuti. Uno supera i 5. L’ortodossia punk dirà – e come darle torto – che è stata violata sfrontatamente la regola della concisione… niente brani da 2 minuti o poco più. Quindi già partiamo con una certa prevenzione. Ma non dimentichiamo che i Damned hanno da sempre un’anima variegata, che abbraccia il punk, il Sixties, il gothic rock, il post punk… quindi sarebbe ingeneroso giudicarli con canoni troppo rigidi e di genere.
Sia come sia, un elemento che colpisce di “Evil Spirits” (che vede Vanian e Capt. Sensible ritrovare il bassista del “Black Album” risalente al 1980 – un bel disco decisamente, inter nos) è che l’eco degli Ottanta da classifica fa capolino più di una volta.
E pensare che in studio la band era fianco a fianco con un signor produttore. Stiamo parlando di Tony Visconti – sì QUEL Tony Visconti (T-Rex, Bowie, Iggy, Stranglers, Adam Ant, Thin Lizzy, Alarm...) – e del suo genio eclettico. A lui, senza dubbio, si devono la grande pulizia cristallina e i suoni rifinitissimi del disco: questo sì.
Pulizia e anche un mood molto, tanto Eighties, dicevo, sono due tasselli non secondari in questo gruppo di nuovi brani. E, lo confesso, in almeno un paio di occasioni mi sono ritrovato a disseppellire dalla memoria nomi con Men Without Hats, Howard Jones, Rick Astley e Dead Or Alive. Per carità, nulla di grave: è quasi un simpatico bagno termale nei ricordi, con tanto di “ma guarda tu che baroccate giravano… però manco male”. Solo che un pezzo un po’ smutandato come “Look Left”, che sembra uscito da una compilation Bimbomix del 1986, non è facile farlo passare a Vanian, Sensible & c. senza alzare un sopracciglio in segno di vago sconcerto.
A dirla tutta, sembra che i Damned – nonostante alcuni comunicati che dipingevano l’album come il “ritorno in forma smagliante della punk band” – abbiano cercato di rinverdire i fasti della loro era più commercialmente proficua (qualcuno ricorderà le cover anni Ottanta di “Eloise” e “Alone again or”, dell’epoca “Phantasmagoria”), rievocando un pop raffinato a tinte leggermente dark e miscelandolo con un pizzico di psichedelia e rock anni Sessanta. Il tutto impacchettato in una confezione scintillante. Ingredienti classici, forse per tentare di fare un disco deliberatamente classico. Che si fa ascoltare volentieri, ma lascia una sensazione tipo… quando al ristorante sei convinto di avere appena finito un bel giro di antipasti, ma scopri che sta per arrivare il dessert.