«YEAR OF THE TIGER - Myles Kennedy» la recensione di Rockol

L'esordio solista di Myles Kennedy

"Year of the tiger" è l'esordio solista semi acustico del frontman degli Alter Bridge Myles Kennedy

Recensione del 25 mar 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Pare difficile crederlo, ma Myles Kennedy arriva al debutto discografico solista alla bella età di 48 anni. Di canzoni in vita sua ne ha scritte molte, ma sempre al servizio delle molte band nelle quali ha militato negli ormai oltre venti anni di carriera. Per il suo esordio in solitaria il musicista nato a Boston si è spogliato di ogni pudore ha volto lo sguardo dentro di sé, al proprio vissuto, ai propri fantasmi e ha compilato una raccolta di canzoni acustiche o quasi. Ha voluto cantare il suo personale blues raccontando le proprie esperienze. Anzi, l’esperienza che, più di ogni altra, gli ha segnato la vita: la morte del padre quando era un bambino di soli cinque anni da compiere.

Il signor Richard Bass seguiva i dettami del cristianesimo scientista, rifiutò quindi le dovute cure mediche, come credo religioso gli imponeva, quando ebbe seri problemi all’appendicite, queste mancate cure lo portarono alla morte. Con lo scorrere degli anni Myles ha preso sempre maggiore coscienza di quanto accaduto e il fatto che il padre si sarebbe potuto curare e salvare lo seminarono di molti dubbi e moltissime domande. Questa tragedia ha chiaramente riguardato tutta la sua famiglia. Quindi la famiglia, la madre (a lei è dedicata la canzone “Mother”) e il fratello, sono stati informati del lavoro che sarebbe andato a fare. La famiglia ha compreso, la famiglia lo ha aiutato a mettere a fuoco i dettagli.

Un concept album questo “Year of the tiger” che ruota attorno a un tema preciso. Veniamo introdotti al disco dalla labirintica title track che ci riporta indietro fino al tempo della tragedia, all’anno in cui morì il padre di Myles: nel calendario cinese il 1974 era l’anno della tigre, l’anno in cui, canta, “The only love I've known has slipped away”. Il momento della dipartita è cantato nella elegiaca “The great beyond”, in “Blind faith” dalla custodia viene tirata fuori la slide ed è un blues sconsolato. In “Haunted by design” Myles usa le armi del country per raccontare i propri fantasmi. “Devil on the wall” è una ballata dagli echi rockabilly e si è nella totale balia di cercare di dare un senso all’ignoto “If there is a God, why did he take my father’s soul”. “Love can only heal” è la ricerca della redenzione nell ’amore che può essere davvero il grande guaritore. In questa storia assume le sembianze del signor Kennedy che ha amato la mamma e i due pargoli come fossero i suoi. A chiudere la catarsi, “Songbird” (‘Love eternal never dies, It will go on forever’) e “One fine day” (‘Keep moving on, move on the road is winding as the day is long, somewhere beyond, a new dawn beckons us to find the place where we belong’), due brani rivolti finalmente al futuro, dopo avere faticosamente accettato l’ineluttabile.

“Year of the tiger” è un album che potrà spiazzare, ma non deludere, quanti già ammirano Myles Kennedy nelle vesti del frontman degli Alter Bridge e dei Conspirators, la band a supporto della produzione solista del chitarrista dei Guns N’ Roses Slash. Ma, forte di una prova vocale ineccepibile – sulla quale nessuno poteva avere dubbi - farà alzare il pollice anche a chi apprezza sonorità meno hard di quelle proposte abitualmente dal rocker. Non c’è che dire, la prova d’esordio è superata.

TRACKLIST

01. Year of the Tiger (03:40)
02. The Great Beyond (04:50)
03. Blind Faith (04:29)
04. Devil on the Wall (03:44)
06. Turning Stones (03:38)
07. Haunted by Design (03:39)
08. Mother (03:42)
09. Nothing but a Name (05:00)
10. Love Can Only Heal (05:32)
11. Songbird (04:04)
12. One Fine Day (04:50)
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