Recensioni / 01 mar 2018

Joan Baez - WHISTLE DOWN THE WIND - la recensione

È il canto dell’addio per Joan Baez?

La grande cantante americana ha annunciato il suo ultimo tour. E “Whistle down the wind” rischia di essere il suo ultimo album in studio. Se così fosse, sarebbe un bel finale.

Voto Rockol: 4.0/5
Recensione di Claudio Todesco
WHISTLE DOWN THE WIND
Proper Records (CD)

Che magnifico e terribile decadimento. Nel mondo della musica popolare, in cui solo pochi grandi vecchi che si chiamano Johnny Cash e Bob Dylan e Leonard Cohen hanno fatto arte sulla propria età e quel che ne consegue, il nuovo e forse ultimo album di Joan Baez suona come una resa al tempo che passa e alla bellezza svanita di una voce che non sentiremo più, se non in registrazioni d’epoca. Svanita la voce pulita e squillante che l’ha fatta entrare nella storia unitamente all’impegno civile, la folksinger ha un timbro lievemente malconcio e a tratti incerto, meno brillante di quello già segnato dal tempo dell’ultimo album in studio, “Day after tomorrow” del 2008. È l’ombra bassa di ciò che è stato, ma è perfetto per raccontare storie di addii, decadenza, vecchiaia e morte.

Sono storie che Joan Baez prende a prestito da grandi autori, come spesso fa. Autori come Tom Waits & Kathleen Brennan, di cui interpreta “Whistle down the wind”, che guarda caso è un pezzo su un addio con il suono straniante di una sega musicale, e “Last leaf”, una canzone dove forse non senza intento ironico Baez raffigura sé stessa come “l’ultima foglia rimasta sull’albero”. E davvero queste parole, pur essendo state scritte anni fa per tutt’altre ragioni, sono perfette per raccontare la condizione della cantante che è “qui da tempi di Eisenhower”. Se “The things that we are made of” di Mary Chapin Carpenter è un modo dolce per cercare di raccontare che cosa significa essere vivi, reso struggente dall’interpretazione di Baez, in “Be of good heart”, un pezzo che Josh Ritter suona da un paio d’anni, tornano i temi dell’addio, del bilancio di una vita, dell’auspicio del futuro.

Ma Joan Baez resta Joan Baez e “Whistle down the wind” parla anche all’America progressista e ottimista. Dal repertorio di Antony and the Johnsons/Anohni è tratta ad esempio “Another World”, un canto sul decadimento ambientale. Una delle canzoni più recenti è “The President sang Amazing grace”, scritta da Zoe Mulford dopo la strage di Charleston, mentre “The great correction” di Eliza Gilkyson parla di un’America decaduta e redimibile. Si arriva infine al pezzo finale, in cui si musica un manoscritto settecentesco per affermare che “I wish the wars were all over”.

Registrato nell’arco di dieci giorni, “Whistle down the wind” ha arrangiamenti misurati, merito della produzione di Joe Henry basata quasi interamente sull’amalgama di strumenti acustici. È un disco folk semplice e sofisticato assieme, suonato magnificamente da gente come Jay Bellerose, David Piltch, Patrick Warren, Greg Leisz, Mark Goldenberg, con una canzone, “Another world”, giocata interamente su voce, chitarra e le percussioni del figlio della cantante Gabe Harris. Di Joe Henry la cantante sceglie “Civil war”, una canzone politica: non una vibrante protesta, ma un pezzo amaro che culla a ritmo di valzer. “Whistle down the wind” non è un disco cupo, però. Culla con la sua malinconia misurata e quando Joan Baez tenta di salire appena di tono, come nel passaggio di “Be of good heart” in cui canta “I hear it knocking on the door”, la voce si rompe. Ed è forse questo il suono più toccante di tutto l’album.

Joan Baez ha annunciato l’ultimo tour prima del ritiro dalle scene. Nelle interviste, afferma che “Whistle down the wind” potrebbe essere il suo ultimo album. Pare di capire che continuerà a cantare occasionalmente e magari pubblicherà nuova musica. Comunque vada, “Whistle down the wind” esprime il misto di gratitudine, paura e speranza che caratterizza ogni addio. Un repertorio scritto ad hoc da un cast di grandi autori e musicisti avrebbe probabilmente impreziosito il disco, un po’ com’è accaduto per “Livin’ on a high note” di Mavis Staples, ma forse Joan Baez non è una da grandi celebrazioni. Ha semplicemente preso dieci canzoni che amava e che rappresentavano il suo presente, dal punto di vista personale e politico. Ne è risultato un disco pieno di storia e lievemente dolente che ci offre una Joan Baez forse mai così vulnerabile.

TRACKLIST
Whistle Down The Wind
Be of Good Heart
Another World
Civil War
The Things That We Are Made Of
The President Sang Amazing Grace
Last Leaf
Silver Blade
The Great Correction
I Wish The Wars Were All Over

TRACKLIST

01. Whistle Down the Wind - (04:49)
02. Be of Good Heart - (04:02)
03. Another World - (02:57)
04. Civil War - (04:22)
05. The Things That We Are Made Of - (05:10)
06. The President Sang Amazing Grace - (03:20)
07. Last Leaf - (03:05)
08. Silver Blade - (03:55)
09. The Great Correction - (03:43)
10. I Wish the Wars Were All Over - (03:35)