«YOU DON'T EXIST - One Dimensional Man» la recensione di Rockol

One Dimensional Man: leggi qui la recensione di "You don't exist"

Capovilla, Valente e Veneziano tornano con un nuovo lavoro d'inediti dopo sette anni di silenzio: undici pezzi di sano e roccioso alt rock senza compromessi.

Recensione del 27 feb 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“You Don't Exist” è uno spaccato di vita quotidiana nell'oscura contemporaneità in cui insistono le nostre esistenze. La guerra, l'individualismo, l'indifferenza, la disgregazione sociale, le ansie e le angosce d’oggigiorno rappresentano i temi ricorrenti di questo nuovo “romanzo" rock, che ambisce a raccontare le contraddizioni del presente.

Un disco firmato One Dimensional Man mancava da sette anni e, calcolando che un anno nel mondo della musica oggi ne vale circa sette nel mondo reale (come i gatti, uguale), in pratica Capovilla e soci mancavano da una vita. Soci che vanno necessariamente indicati; gli One Dimensional Man sono sempre stati un trio ma i cambi di line up hanno visto la band modificare setting diverse volte. Oggi dunque, fatto un po’ il punto, abbiamo finalmente tra le mani un nuovo lavoro firmato da Capovilla, al cui fianco spiccano il fido Franz Valente alla batteria e Carlo Veneziano alla chitarra, al rientro in formazione dopo "Take me away" del 2004. “You don’t exist” conta undici pezzi che dal lato contenutistico vanno a raccontare quello che trovate scritto qui sopra, con la classica verve che contraddistingue Capovilla, qui concentrato ad affrontare, manco a dirlo, bello incazzato e a testa bassa ogni parola uscita dalla sua penna. Formalmente questa attitudine non poteva che trovare il proprio habitat naturale in un rock massiccio, quadrato, dallo spirito (post) punk e fondamentalmente costruito sulla fusione senza compromessi di basso, batteria e chitarra. Un suono arcigno, pesante, una coltellata al ventre molle di un momento in cui a farla da padrone sono generi ben diversi da quello che gli ODM non hanno mai abbandonato. Questa mancanza di compromesso, unita a una ritrovata vena compositiva, fa di “You don’t exist” un disco quasi necessario nel suo essere paradossalmente una ventata d’aria vecchia.

Registrato e mixato da Federico Grella e dalla band stessa presso i Dirty Sound Studio di Verona e masterizzato da Tommaso Benedetto agli YourOhm Studio B di Pordenone, “You don’t exist” è disillusione, è rabbia, è paura. Dall’opening “Free speech”, manifesto programmatico del disco, passando per la bella  titletrack, fucilata quasi post hardcore, fino alle mazzate acide di “We don’t need freedom” in cui gli ODM giocano a fare i Faith No More incazzati e all’ironia di schizofrenica di “Alcohol”, “You Don't Exist” ci ricorda che la musica non sono solo belle melodie e buoni sentimenti. Un promemoria che, ripeto, ho trovato necessario. E’ vero, ci sono tante band giovani che stanno raccogliendo, o dovrebbero raccogliere l’eredita di chi ormai combatte da tanti anni; questo album è dedicato a loro. Nel frattempo con “You Don't Exist” il marchio One Dimensional Man di anni ne festeggia ventuno, che negli Stati Uniti significano maggiore età. Celebriamo con “The american dream” e auguriamoci che per il prossimo capitolo non ne debbano passare altri sette.

TRACKLIST

01. Free Speech (02:53)
02. You Don't Exist (02:58)
04. No Friends (03:50)
05. A Promise (03:24)
06. Crying Shame (03:52)
07. In Substance (03:15)
09. Don't Leave Me Alone (03:47)
10. Alcohol (04:08)
11. The American Dream (05:25)
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