«STAYING AT TAMARA'S - George Ezra» la recensione di Rockol

George Ezra, è nata una nuova star del folk rock? La recensione del nuovo album 'Staying at Tamara's'

Sembra ieri, eppure sono già passati quattro anni da "Wanted on voyage" e da "Budapest", l'album e la hit che a soli 19 anni catapultarono George Ezra in cima alle classifiche. Ora torna con un nuovo album: la nostra recensione.

Recensione del 26 mar 2018 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Sembra ieri, eppure sono già passati quattro anni da "Wanted on voyage" e da "Budapest", l'album e la hit che a soli 19 anni fecero conoscere George Ezra in giro per il mondo come una potenziale nuova star del folk rock britannico. Il disco d'esordio del cantautore dell'Hertfordshire fu accolto molto bene, tanto dal pubblico quanto dagli addetti ai lavori (le recensioni misero in luce il talento di George Ezra sia come autore che come compositore e in alcuni casi lo paragonarono ai grandi del genere): nel Regno Unito conquistò quattro dischi di platino e nella classifica dei dischi più venduti del 2014 risultò terzo dietro a "X" di Ed Sheeran e a "In the lonely hour" di Sam Smith; successi analoghi negli Stati Uniti, la patria dei folk-singer. Il nuovo album del cantautore britannico, "Staying at Tamara's", conferma le buone impressioni che ci eravamo fatti quattro anni fa. E ci racconta cosa è successo nella carriera di George in questi anni e quanto queste esperienze lo hanno aiutato a crescere e a trovare ispirazioni nuove.

"Staying at Tamara's" è un disco che nasce dal vuoto, quello provato dal cantautore dopo gli intensi mesi tra la promozione del suo primo album e il lungo tour di "Wanted on voyage": è un album che racconta di fughe e di sogni, di quanto faccia bene, ogni tanto, staccare la presa e andarsene lontano da tutto. George voleva scriverlo lontano da casa: così si è messo uno zaino in spalla, ha preso la sua chitarra, un quadernino e ha cominciato a viaggiare in giro per l'Europa. Ha passato qualche giorno sull'isola di Skye, poi se ne è andato in una fattoria di maiali a Norfolk e in Galles. E poi ancora: Parigi, Amsterdam, Malmö, Berlino e Vienna. Alla fine è approdato a Barcellona e ha capito che quella era la città ideale per scrivere l'album. La Tamara del titolo è una ragazza che ha affittato una stanza a George nel suo appartamento: il cantautore ha raccontato che gli altri coinquilini erano tutti musicisti e artisti e che c'era davvero un bel clima. Quasi una sorta di comune, insomma.

Quell'atmosfera deve aver influenzato in qualche modo le nuove canzoni. Il suono è un'evoluzione del precedente (i produttori sono gli stessi, Cam Blackwood e Joel Pott), ma se negli arrangiamenti di "Wanted of voyage" al centro di tutto c'era la chitarra acustica di George, le canzoni di "Staying at Tamara's" hanno invece un respiro corale: c'è la chitarra, certo, ma ci sono anche parecchie percussioni, l'organo, le tastiere, gli ottoni, qualche legno e anche gli archi.

È un album da ballare e da cantare, che profuma di asfalto e di polvere e che sa di feste all'aria aperta e di viaggi in macchina con la musica alla radio (ascoltate "Don't matter now" e "Get away", due perfette road-song). È un disco per giovani hipster e per chi ama sognare a occhi aperti: ti fa venire voglia di metterti in viaggio e di partire, di uscire fuori dalla tua cameretta e di andare ad esplorare il mondo tutto intorno (magari con "Paradise" e "Shotgun" a fare da colonna sonora), di sederti in cima a qualche montagna con la tua ragazza e gustarti un tramonto mozzafiato ("All my love"), di correre forte per sentire il vento sulla faccia e urlare e sorridere fino a restare senza fiato.

"Sono diverso da Ed Sheeran: non voglio fare il disco di maggiore successo del mondo", ha detto George Ezra in una recente intervista, parlando del suo stile e del nuovo album.
È così: non vuole essere una popstar. George è un cantastorie, un folk-singer, e a differenza di tanti suoi colleghi (vedi James Bay, che dopo il folk rock americano del primo album è recentemente passato a suoni più elettronici) non gliene frega niente di rincorrere i gusti del pubblico: vuole solo raccontare il mondo dal suo punto di vista, e gli riesce bene. Queste nuove canzoni trasmettono coraggio e tanta positività, ma fanno anche riflettere. In qualche passaggio "Staying at Tamara's" è un album a suo modo politico: in "Pretty shining people" il cantautore immagina di parlare con un suo amico dell'America e invita a cantare, ballare e divertirsi tutti insieme per abbattere i muri e le barriere: "Hey pretty smiling people, we're alright together".
George Ezra non è più una scoperta o una promessa, ma una solida certezza del folk-rock.
 

TRACKLIST

02. Don't Matter Now (02:56)
03. Get Away (02:34)
04. Shotgun (03:21)
05. Paradise (03:42)
06. All My Love (02:40)
07. Sugarcoat (03:22)
08. Hold My Girl (03:31)
09. Saviour (03:32)
10. Only a Human (03:34)
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.