«THEY CAN'T CAGE THE LIGHT - Da Black Jezus» la recensione di Rockol

Da Black Jezus: leggi qui la recensione di "They can't cage the light"

Nove i pezzi in scaletta, tutti all’insegna di un folk davvero sui generis, scuro, nero nel senso più puramente soul e spiritual del termine, elettronici al punto giusto. Un disco più che consigliato.

Recensione del 04 feb 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

“They can’t cage the light” è un un disco che sviluppa un discorso di redenzione, di rinascita, che racconta la resilienza dell’uomo di fronte alla luce, tutto attraverso una costante dialettica dicotomica di opposti: l’arcaico spiritual e l’odierno synth, la legnosa chitarra folk e la ruvida batteria trap, il buio e la luce

Loro sono i Da Black Jezus, duo folk di Troina (Enna), attivo dal 2012 e con un EP sulle spalle, il buonissimo “Don’t mean a thing” del 2014. Luca Impellizzeri (testi, voce e chitarre) e Ivano Amata (chitarre, synth, xilofono e drum machine) sono tornati poi in studio per dare vita al loro primo album, questi “They can’t cage the light” uscito a novembre dello scorso anno e che, colpevolmente, mi trovo a recuperare solamente ora. Nove i pezzi in scaletta, tutti all’insegna di un folk davvero sui generis, scuro, nero nel senso più puramente soul e spiritual del termine, elettronici al punto giusto. E con “al punto giusto” voglio dire che i synth, i campioni e le drum machine che i due hanno inserito in tutte e nove le composizioni, sono la quantità perfetta che un disco come questo richiede. Un lavoro in sottrazione sul suono e sugli arrangiamenti davvero raffinato che ha prodotto piccole perle minimali come “Dry”, primo singolo estratto dal disco, o la bella “Don’t mean a thing”, guarda caso titletrack dell’EP.

“They can’t cage the light” rimanda agli Algiers come mood e atmosfera generale, ma scremato dell’anima punk e votato all’introspezione. La luce oltre il buio è il macro tema che unisce sostanzialmente tutti i pezzi, ma è anche l’immagine che ha guidato Impellizzeri e Amata nel processo di scrittura: i pezzi sono intrisi di una malinconia fondamentale che fa pensare davvero ad un percorso, dal buio alla luce ma anche viceversa. In tutto questo, dal punto di vista formale i Da Black Jezus (un nome che già è una buona indicazione piuttosto significativa su quello che è il mondo in cui i nostri si muovo), inseriscono poi elementi più esplicitamente melodici e, Dio li benedica, Trip Hop. “Sometimes”, pezzo strepitoso, chiude quindi un lavoro in generale davvero ottimo. Qualcosa che dalle nostre parti non si sente, e se si sente non ha certo questa eleganza. Mea culpa per esserci arrivato solo ora: la slide in chiusura è un colpo da maestri.

TRACKLIST

01. They Can't Cage the Light (01:30)
02. Ways (04:24)
03. You Made the Rules (03:04)
04. Dry (03:33)
05. Don't Mean a Thing (03:01)
06. Emptiness Is You (04:28)
07. Like Holy Water (04:06)
08. A Matter of Time (03:30)
09. Sometimes (03:09)
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