"So' cantautore, uno dei tanti / uno de quelli che alla radio nun lo senti", canta Mirkoeilcane in una canzone del suo disco. È una dichiarazione di intenti, o di stenti: "Guardate che le canzoni mie nun so' come quelle che ve sentite voi quando nun c'avete niente da fa", sembra dirci, con il suo faccione simpatico e con un sorriso genuino. Ce lo ha fatto capire anche con "Stiamo tutti bene", la canzone che ha presentato in gara tra le "Nuove Proposte" al Festival di Sanremo 2018: un fiume di parole con cui ha raccontato - in musica - la storia di Mario, un ragazzo partito dalle coste africane e arrivato nel nostro paese (oggi Mario, nome fittizio, lavora in un locale romano). Una canzone paracula? Forse, ma comunque bella e necessaria: meritava di essere portata su un palco importante come quello dell'Ariston, soprattutto di questi tempi...
Anagraficamente, Mirkoeilcane fa parte di quella terza generazione di cantautori romani della quale fanno parte - tra gli altri - anche Tommaso Paradiso e i suoi Thegiornalisti, Coez, Calcutta, Carl Brave x Franco126 e Giulia Ananìa. Ma a livello di suoni e temi la sua musica sembra guardare più alla generazione precedente, quella che aveva come portavoce Niccolò Fabi, Daniele Silvestri e Simone Cristicchi. Le sue canzoni sono impregnate dei sapori, degli odori e dei colori di Roma: c'è più Mannarino che Paradiso e compagni. Provate ad ascoltare "Per fortuna", un pezzo in cui Mirkoeilcane mette in luce con ironia il nostro rapporto morboso con la tecnologia e soprattutto con i cellulari: "Ah, che bello domani mi sveglio e non vado al lavoro / ho preso riposo, perché oggi ho comprato un telefono nuovo / e ora ho molto da fare, per sincronizzare i contatti e archiviare le foto degli ultimi anni / salvati da un dito, che altrimenti avrei dimenticato", canta.
La scrittura di Mirko è versatile: sa essere tragico e drammatico ("Stiamo tutti bene", "Ventuno righe", che è la lettera lasciata da un uomo suicida), ma anche ironico ("Se ne riparla a settembre) e molto raffinato ("Beatrice", un duetto con la cantante romana Ilaria De Rosa: "Non so parlare di me, che poi c'è poco da dire / a me piace dormire e ascoltare De André").
"Nun date retta ai cantautori / gente frustrata che dà peso alle canzoni / voi state bene, lì dove state / ve meritate er tormentone dell'estate", ci mette in guardia Mirko in "So' cantautore".
E se per una buona volta provassimo a dargli retta?