«BLACK COFFEE - Beth Hart & Joe Bonamassa» la recensione di Rockol

Il caffè nero di Beth & Joe

Non sottovalutate il nuovo album Beth Hart & Joe Bonamassa, sarebbe un peccato.

Recensione del 31 gen 2018 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Il sodalizio tra Beth Hart e Joe Bonamassa sta diventando un classico, anche perché funziona alla grande. Ha funzionato da subito, da quando hanno iniziato a frequentarsi e a unire le rispettive capacità agli inizi degli anni dieci. Un ménage che non prevede vincoli di assoluta fedeltà, dove vige la libertà di poter seguire i propri progetti sapendo che comunque là fuori esiste un’anima gemella, un porto sicuro dove poter approdare e tornare. La bella unione tra Beth e Joe ebbe inizio con “Don’t explain” nel 2011 e venne bissata con “Seesaw” due anni più tardi. “Black coffee” è il loro terzo album registrato in studio. Come nei precedenti album il modus operandi rimane intatto: tendenzialmente si va a rivisitare con grande perizia il catalogo di artisti di specchiata fama, dandone una personale interpretazione. E come nei precedenti due capitoli la produzione è a cura di Kevin ‘The Caveman’ Shirley che ha condotto, ancora una volta, il duo con mano sicura ad incontrare il rhythm and blues di, per citare qualche nome, Etta James, Ike & Tina Turner, Steve Marriott, Ella Fitzgerald, LaVern Baker, Howlin’ Wolf, Lucinda Williams.

Le scelta delle dieci cover inserite in “Black coffee” è stata senza dubbio felice. Mai come in questo album il range vocale di Beth Hart risulta vario e convincente. Mai come in questo disco la 46enne cantautrice di Los Angeles riesce a non fare sembrare fuori luogo l’affermazione di quanti, giocando con i santi, scomodano illustri paragoni che la vogliono inserire nel solco che fu di Janis e Tina. E’ indubbio che Beth sia nel pieno della sua maturità artistica ed è davvero disarmante come riesce a portare in dote ad ogni canzone ciò di cui questa ha bisogno: grinta, rabbia, dolore, gioia, sofferenza. Dal canto suo la chitarra di Joe è al solito precisa e puntuale come i migliori orologi: raramente si specchia in se stessa, mai si guarda, sa benissimo di essere bella, non ha alcun bisogno di dimostrarlo. Ogni assolo funziona e, ancora meglio, è funzionale. Questi due attori nel pieno della loro forma artistica vengono supportati da un cast di musicisti di assoluto valore quali Anton Fig (batteria) Michael Rhodes (basso) Reese Wynans (tastiere), Lee Thornburg (tromba/trombone) e Paulie Cerra (sassofono).

Non dovrebbe, ma “Black coffee” sorprende davvero. In positivo. Questa coppia è riuscita nello scopo di rinnovare il miracolo e per 45 minuti una sorta di magia aleggia assolutamente intatta. Non è quindi un caso che l’album sia stato registrato a Las Vegas in cinque soli giorni. E’ una questione di chimica, si dirà. Ma anche di aritmetica, anzi di geometria: perché appare evidente che i loro talenti quando si incontrano non vanno a produrre una somma, ma una moltiplicazione. E portano in dote dischi di assoluto valore come “Black coffee”. 

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