«EVERYTHING WAS BEAUTIFUL&NOTHING HURT - Moby» la recensione di Rockol

La rivoluzione di Moby

Nuovo album per Richard Melville Hall. E una nuova conferma del suo talento

Recensione del 07 mar 2018 a cura di Daria Croce

La recensione

“Everything was beautiful, and nothing hurt” – lo suggerisce immediatamente il titolo – è un disco malinconico. Ma anche una dimostrazione di coerenza e un concentrato di raffinatezza.

In questa nuova collezione di brani, Moby scivola nell’oscurità. Ma lo fa senza sprofondare nel pessimismo; anzi, ci apre gli occhi su un mondo alla deriva ricordandoci che il cambiamento, in fondo, può partire proprio da noi stessi. Un po’ come gli Hüsker Dü (che lui ha amato e ama) suggerivano negli anni Ottanta: perché “la rivoluzione inizia ogni mattina, davanti allo specchio del bagno”.

I 12 pezzi dell’album (non perdetevi la sequenza straordinaria dei primi quattro…) nascono dall’amarezza e dalla rabbia; ma anche dal bisogno di salvezza e dalla nostalgia distopica, ma umana e bruciante, di quello che non è mai stato, eppure potrebbe essere.
È così che Moby ci guida silenziosamente per tutta la durata del disco e ci aiuta a riflettere, senza mai salire in cattedra oppure ergersi a predicatore e guru. Lo fa, invece, com’è nella sua natura e nello stile della sua musica: con intelligenza, sensibilità e delicatezza.
Sulla tavolozza dell’elettronica, mescola toni morbidi a colori più decisi, si muove su un terreno che conosce bene, senza cedere alla tentazione di sperimentare nuove tendenze o sonorità alla moda. Del resto non ne ha bisogno – e mai lo ha avuto.

Il risultato è un lavoro essenziale, la coperta ideale per scaldarsi quando si sente il bisogno di chiudere gli occhi per guardarsi dentro. Un album meditativo, raccolto e intimo, che ispeziona il buio e proprio lì scova la bellezza. “Evitiamo il vuoto perché ci fa paura” ha spiegato Moby intervistato da Rockol, “ma magari è un luogo accogliente e meraviglioso”.

Questo è un disco inattaccabile già nella scelta del titolo (è una frase tratta da “Mattatoio n. 5” di Kurt Vonnegut): se da una parte ci lascia il gusto dolceamaro della nostalgia, dall’altra ci invita a sperimentare il sapore della trasformazione. Se la rivoluzione parte da noi, l’utopia può diventare realtà.
Il messaggio di fondo sembra essere che il mondo non è un bel posto dove stare, in questo particolare momento storico, ma un cambiamento è possibile. Sotto un cielo plumbeo, fioriscono ancora germogli di bellezza e gentilezza: sta a noi saperli riconoscere. E farli crescere.

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