«FREEDOM'S GOBLIN - Ty Segall» la recensione di Rockol

Ty Segall: un doppio album che stupisce

Torna il prolifico Segall, con un nuovo lavoro solista in formato doppio album

Recensione del 30 gen 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

Ty Segall è uno degli artisti più prolifici della scena rock underground (legata al filone garage e lo-fi, senza dubbio), sulla piazza da parecchi anni. Lo dimostra il fatto che questo “Freedom’s Goblin” è addirittura il decimo disco solista che sforna – e sottolineiamo “solista”, quindi senza contare la produzione con tutte le altre entità in cui è coinvolto.

La sua fanbase è cresciuta esponenzialmente grazie a un lavoro instancabile, iniziato nella maniera più sotterranea – incidendo cassettine distribuite in poche decine di copie – e poi sfociato in un’attività frenetica, oltre che seguitissima, con decine di migliaia di copie vendute. Il tutto, peraltro, senza ricorrere più di tanto alla Rete, ma operando in maniera old school, aderendo a dinamiche che potremmo definire pre-Internet.

Con “Freedom’s Goblin” Segall offre una sorta di lectio magistralis incentrata sulla sua estetica musicale, che si nutre di rock puro al 100% prelevato da ogni decennio pregnante: un pastiche denso di riff estratti dalle profondità più recondite della miniera del rock’n’roll. Fra punk, garage, psichedelia, pop sgangherato, lo-fi, glam rock ed eclettismo chitarristico, i 19 brani di questo doppio album sono uno Zibaldone di suggestioni, oltre che un manifesto del pianeta (musicale ed emotivo) Segall.

Dalla traccia di apertura (“Fanny Dog”, dedicata al suo cane!) fino a quella di chiusura Ty si lancia in un caleidoscopio pantagruelico che possiamo definire semplicemente rock in tutte le sue sfumature – in particolare quelle legate agli anni Sessanta più ruvidi e ai Settanta più esuberanti. L’eclettismo non manca di certo, anche se ammantato dall’aura tutta peculiare e inconfondibile che rende Segall riconoscibile all’istante: nessuna sorpresa a livello di esperimenti o deviazioni dalla rotta, dunque… se vogliamo la sorpresa è proprio data dal fatto che, anche spalmata nell’arco – non certo breve – di quasi 20 brani, la creatività di questo autore e musicista sembra mantenersi sempre ben viva e mai scontata.

Insomma, sarà anche prolifico Ty, ma il livello delle sue proposte resta elevato. E non possiamo fare altro che goderne, chiedendone ancora.

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