«ALL MELODY - Nils Frahm» la recensione di Rockol

Nils Frahm e la melodia: "All melody"

La chiamano "Indie classical", ma è semplicemente musica senza genere, e Nils Frahm ne è il miglior rappresentante. L'ennesima dimostrazione è questo disco, che unisce elettronica, cori, piano e ogni genere di suono, alla ricerca della melodia

Recensione del 27 gen 2018 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ogni volta che leggo la definizione "indie classic" mi viene da sorrridere. Ma come: siamo in un periodo in cui, nel pop e nel rock, le barriere tra mainstream e indipendente stanno (finalmente) saltando e le ritroviamo nella musica "contemporanea"?

Eppure l'aggettivo "indie" (o la sua variante "alt-") si trova anche nel jazz: si pensi ai Go Go Penguin e ai Portico Quartet. La spiegazione è la stessa: musicisti di formazione tradizionale, che però vanno a suonare in posti  come club e locali, e adottano un approccio musicale diverso. L'aggettivo "indie", in questo caso non è opposto al mainstream, ma ai dogmi di chi fa musica uscendo di canoni di un percorso di formazione e di performance che raramente ammette deviazioni. 

Il tedesco Nils Frahm è probabilmente il nome più in vista di questo movimento, e quello che lo rappresenta meglio. Questo nuovo album, che esce per l'etichetta di riferimento del genere Erased Tapes, è contemporaneamente una lunga suite e una raccolta di "brani", in cui si sente di tutto: dai cori all'elettronica, al piano solo, che è uno dei sottogeneri che ha portato la "nuova classica" (altra definizione spigolosa: se è nuova come fa ad essere classica?). "My friend the forest" e "Forever changeless" potrebbero essere scambiate per una composizione di Keith Jarrett o ECM (non è un caso, forse, che il padre di Frahm facesse il designer per le copertine minimaliste della storica etichetta di Manfred Eicher), così come il suo ultimo album del 2015 "Solo".

"All melody", pur usando tutta questa strumentazione varia e complessa rimane minimalista e ancorato alla melodia, come promette il titolo. Non c'è nulla di troppo, e la musica mantiene uno spazio, un'aria che la rende avvolgente e mai invadente allo stesso tempo.

E' un disco ricco, ed estremamente piacevole. Certo, Frahm ha qualche birignao che sembra messo lì per far sentire che è diverso ("Indie", appunto"): quando suona il piano, lascia ben in evidenza i rumori creati da tasti e pedaliera (come si sente spesso nelle registrazioni di Jarrett), come a dimostrare che si tratta di registrazioni un po' sporche. E l'uso dell'elettronica richiama artisti di tutt'altra provenienza, come Four Tet. 

Ma il risultato è un’opera che può piacere a chiunque, sia agli appassionati di pop e rock, che a quelli che già seguono il genere. E' musica che non insegue un pubblico vasto giocando al ribasso, al plin plin del piano-solo più becero. Anzi, cerca pure di essere un po' snob ("ehi, siamo indie anche se siamo classici..."). Ma intanto Frahm a maggio suonerà al Fabrique di Milano, come un gruppo  rock o pop, appunto.

Al di là delle definizioni di genre, "All melody" rimane uno splendido disco proprio perché supera i generi stessi, mettendo assieme cose assai diverse con una naturalezza fuori dal comune, e con un risultato che si presta a diversi livelli di lettura: da quello della musica rilassante/di sottofondo a quello della musica intellettuale e profonda che scardina i paletti. Alla fine, ciò che conta, è sempre la melodia, sembra dirci Frahm.

TRACKLIST

01. The Whole Universe Wants to Be Touched (01:57)
02. Sunson (09:10)
03. A Place (07:01)
04. My Friend the Forest (05:16)
05. Human Range (06:59)
06. Forever Changeless (02:47)
07. All Melody (09:30)
08. #2 (09:40)
09. Momentum (05:20)
10. Fundamental Values (03:50)
11. Kaleidoscope (08:16)
12. Harm Hymn (04:10)
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