«THE LONELIEST OF WARS - Heart and the Void» la recensione di Rockol

The Heart and The Void: leggi qui la recensione di "The loneliest of wars"

“The loneliest of wars” è il disco di debutto di The Heart and the Void, all’anagrafe Enrico Spanu, folk singer cagliaritano attivo dal 2013.

Recensione del 21 gen 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

The Heart and The Void: progetto solista indie-folk del cagliaritano Enrico Spanu. Due EP all’attivo, “Like a dance” del 2013 e “A softer skin” del 2014. I successivi tre anni li passa tra lo studio e il palco, affinando i pezzi da inserire nel suo primo LP, supportato dal produttore sardo Fabio Demontis.

Il risultato lo abbiamo sotto mano da un paio di giorni: il disco s’intitola “The loneliest of wars” e si pone come reale punto di partenza nella produzione di un artista che ha affrontato questo progetto nel modo a mio avviso più giusto, prendendosi cioè il tempo di pensare e scrivere. Senza fretta, senza pressione… una condizione base per dare libero sfogo a ciò che The Heart and The Void è nella sua essenza, un folk molto delicato che si ispira dichiaratamente ad artisti quali Bright Eyes e The Tallest Man on Earth, e aggiungo io pure un po’ a sempre sottovalutatissimo Badly Drawn Boy (vedi “Me and Ethan”). Dodici i pezzi in scaletta, dieci più due bonus track a dirla tutta, scritti interamente da Spanu, prodotti e mixati da Fabio Demontis, registrato tra l’Andromeda Studio di Torino, Woking (Gran Bretagna), Sassari e Cagliari e masterizzati da Daniele Salodini al Woodpecker Mastering Studio (Brescia).

Un disco compatto, pensato, riflessivo, in cui l’intimo di Spanu (il disco è fondamentalmente un mix di autobiografia e sentimento, una dichiarazione d'amore per la splendida Sardegna) si incarna in un songwriting molto pulito che sfocia in un folk dalle melodie immediate ma non per questo scontate. Chitarra e archi si fondono sempre con gusto grazie ad un lavoro puntuale fatto sugli arrangiamenti e ad una produzione mirata a equilibrare al massimo il suono. Bene quindi pezzi come “A house by the Sea” (che non so quanto volontariamente chiami in causa Iron & Wine), la ballad americana “Like a candle” che personalmente ha riaperto il cassetto Goo Goo Dolls in versione acustica (e prendiamolo come un complimento perché le hit di quei ragazzi certa gente se le sogna di notte), e la conclusiva “Throught the streets of this town” (la “Slide” di casa Spanu, tanto per capirci, un pelo rallentata).

TRACKLIST

01. Hard Times Coming (03:22)
02. An Island Might Not Be the End (03:30)
03. Me and Ethan (04:03)
04. Like a Candle (02:39)
05. A Heart Like a Graveyard (04:32)
06. Dark Parade (03:08)
07. We Grew Together (03:39)
08. A House by the Sea (04:41)
09. Her Hair Was Like Sand (03:55)
10. Through the Streets of This Town (04:21)
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