«FOSFORO - Matteo Fiorino» la recensione di Rockol

Matteo Fiorino: leggi qui la recensione di "Fosforo"

A tre anni dal disco d’esordio “Il masochismo provoca dipendenza”, Matteo Fiorino torna in scena con “Fosforo“, nove pezzi tra pop, folk, cantautorato, progressive, jazz ed elettronica.

Recensione del 14 gen 2018 a cura di Marco Jeannin

La recensione

Fosforo è una parola di origine greca (phosphoros) e significa portatore di luce. Le conseguenze delle nostre azioni ci illuminano sempre in maniera lampante, come fulmini o fiammiferi. Questo disco contiene tracce di fosforo, come i fiammiferi, gli esplosivi e i dentifrici.

Sono passati tre anni da “Il masochismo provoca dipendenza” e oggi Matteo Fiorino torna con un nuovo album di inediti, questo “Fosforo”: nove pezzi scritti dal cantautore Spezzino, prodotti da Nicola Baronti, suonati da Matteo Fiorino, Lidio Chericoni (già Shiva Bakta) e Matteo Sideri (cantautore marchigiano noto come Tegu), con la partecipazione di una discreta fetta di alcuni tra i migliori artisti che abbiamo oggi su piazza, vedi IOSONOUNCANE, Etruschi from Lakota, Ottone Pesante, Calvino e una serie ancora piuttosto nutrita di musicisti. Nove pezzi in cui, dal punto di vista formale, la commistione tra pop, folk, cantautorato, progressive, jazz ed elettronica si fonde perfettamente con le interpretazione sempre molto interessanti di Fiorino (il cui passato teatrale rimane quel qualcosa in più che ha fatto e fa ancora la differenza), qui alle prese con una serie di pezzi che tra ironia (“Darmo”) e portata narrativa (il bellissimo singolo “Gengis Khan” e la titletrack “Fosforo”) ci restituiscono un autore che con questo nuovo lavoro ha effettivamente trovato la quadratura del suo personale cerchio. Nove pezzi non sono tanti, ma sono effettivamente il numero perfetto per raccontare un…

… un viaggio senza mappa, un’attesa errante, consumata in nove tappe tra Bologna, La Spezia e i mari della Grecia, nella schiavitù della propria libertà. L’amore, l’amicizia e la morte sono i temi che ricorrono come echi lontani di un vissuto alla deriva, condizione ben nota a Fiorino, che per mestiere naviga tutte le estati. Il mare continua ad essere il luogo dove mi sento più quieto, dato che è in continua agitazione come lo sono io, e rimane anche l’unico luogo che io conosca dove esiste soltanto il presente, un solo e continuo tempo presente.

Un buon lavoro, conciso ed equilibrato, che spicca per idee compositive. Un disco ottimamente prodotto e arrangiato con lo scopo di mantenere sempre viva e chiara la voglia di contaminarsi, arrivando quasi a sperimentare in nome della varietà. Un modo molto intelligente, a mio avviso, di vivere il cantautorato: Fiorino è un autore vecchio stile (in senso nobile) ma con idee assolutamente contemporanee, che sa scrivere belle melodie e sa raccontare. Che poi è quello che si trova in “Fosforo”: nove racconti decisamente interessanti.

TRACKLIST

01. Gengis Khan (04:55)
02. Madrigale (04:48)
03. Un cubo (04:12)
04. Darmo (04:23)
05. Calcide (05:08)
06. Canzone senza cuore (02:57)
07. San Giuseppe (04:12)
08. Fosforo (06:24)
09. Galleggia anche la terra (02:34)
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