«SWEETZERLAND MANIFESTO - Joe Perry» la recensione di Rockol

Joe Perry non molla il rock

Il chitarrista degli Aerosmith - con una manciata di amici - sforna un nuovo album solista

Recensione del 23 gen 2018 a cura di Andrea Valentini

La recensione

È piuttosto imbarazzante pensare di presentare un personaggio come Joe Perry, dopo decenni di onorata carriera, dischi di platino riconoscimenti e dischi. E, infatti, non lo faccio: per amore di precisione e limpidezza, mi limito a dirvi che sì, è quel Joe Perry degli Aerosmith. E questo è un suo album solista.

Come ben sappiamo gli Aerosmith sono da tempo in una sorta di limbo da cui non si capisce quanto siano intenzionati a uscire… ma mentre gli altri colleghi si tengono tendenzialmente occupati godendosi i milioni fatti senza preoccuparsi più di tanto del rock, Joe sembra essere l’unico fra i compari ad avere ancora l’impulso di fare un po’ di sano casino. Da qui l’esigenza del disco solista.

Occhio però: gli scettici che già immaginano un disco “di chitarra” (alias: una manciata di pezzi in cui il musicista bravone di turno ci fa vedere quanto è bravo e quanto ce l’ha lungo – metaforicamente) fermino immediatamente lingua e tastiere, poiché “Sweetzerland Manifesto” non è proprio così. Anzi. Perry, fedele alla sua etica “no frills” , come dicono gli americani, rifugge virtuosismi barocchi e inutili bullaggini: in fondo lui vuole, da sempre, solo suonare del buon rock e anche in questa sede lo conferma. Niente scale aliene, velocità impressionanti, numeri da baraccone et similia, ma canzoni.

L’hard rock con striature blues la fa da padrone e Perry recluta anche tre cantanti che gli danno manforte: Robin Zander dei Cheap Trick, Terry Reid e l’ex frontman dei New York Dolls David Johansen. Il risultato è godibile senza dubbio: Perry sa il proprio mestiere alla perfezione e i riff non sembrano mancargli, anche dopo tanti anni sui palchi. Il mood è esattamente quello che ci si aspetterebbe da Joe: rock energico e bluesy, profondamente anni Settanta, con qualche gustosa puntata esotica (i due strumentali “Rumble in the Jungle” e “Spanish Sushi”); i solo di chitarra, poi, sono sempre puntuali e ridotti all’osso, senza risultare indulgenti o tediosi: una qualità rara e apprezzabilissima…

Insomma, “Sweetzerland Manifesto”, pur nella sua natura di divertissement, è un onestissimo album di rock che, anche se non cambierà il futuro del genere (né aggiunge nulla di fondamentale alla carriera di Perry), può fare da dignitoso surrogato in mancanza della certezza dell’arrivo di un disco targato Aerosmith – i quali, come noto, non paiono lontani dalla decisione di non produrre più nuova musica.

TRACKLIST

02. I'll Do Happiness (03:39)
03. Aye, Aye, Aye (04:15)
04. I Wanna Roll (04:51)
05. Sick & Tired (04:54)
06. Haberdasher Blues (05:31)
07. Spanish Sushi (03:33)
08. Eve of Destruction (04:19)
09. I'm Going Crazy (03:58)
10. Won't Let Me Go (05:15)
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