L'arpeggio iniziale di "Son of solomon" fa fare un salto: ma sono Simon & Garfunkel, è la loro versione "Scarborough Fair"? No sono i Corrs, che hanno le stesse fonti: la rivisitazione dei classici folk. Solo che i Corrs hanno portato al successo le loro radici irlandesi grazie ad un mix apparantemente improbabile: tanto pop anni '90 (quello il loro periodo d'oro), un tocco di rock, un'immagine che sembra studiata a tavolino tre sorelle gemelle irlandesi, un fratello musicista.
Poi i tempi sono cambiati, la band/famiglia si è praticamente sciolta ad inizio anni zero, con Andrea (la frontwoman) che tenta senza successo la carriera solista. Il ritorno è di due anni fa, non proprio un successone (10° posizione in UK, stessa posizione in madre patria), e questo settimo disco di studio non è andato meglio (15° in UK, 20° in Irlanda).
Il disco ha però qualche nota interessante: la produzione, innanzittutto: T Bone Burnett, uno dei più grandi dietro il banco della regia audio. Non che faccia miracoli: il mix è sempre quello. La cassa dritta su "Sos", il violino irlandese in sottofondi, la chitarra elettrica, la voce sussurrata. Non fanno nulla di nuovo, e nulla di eclatante, i Corrs. Ma quel che fanno, è fatto bene, se vi piace il genere: la conclusiva "The sun and the moon" è una lunga e delicata ballata per piano, voce e chitarra elettrica, in cui si sente, più che in altri brani, la mano di Burnett.
Hanno una loro identità, i Corrs: solo che è un po' fuori dal tempo, e per trovare spazio oggi dovrebbero osare un po' di più, in un senso (pop) o nell'altro (folk-rock).