Sono passati quasi dieci anni dal debutto solista di Alberto D’Ascola meglio conosciuto come Alborosie che nel corso degli anni è riuscito a costruirsi un nome molto importante e di notevole spessore nel panorama della musica reggae internazionale. Ma questo artista talentuoso ne ha fatta di strada per raggiungere la notorietà che lo circonda, soprattutto al di la dell’oceano.
Ma facciamo un passo indietro giusto per ripercorrere i punti centrali della sua carriera. Erano i primi anni ’90 e, in Italia, un gruppo di giovani artisti con la passione per il reggae iniziava a muovere i primi passi nel panorama musicale nostrano. Quei giovanotti dall’aria scanzonata erano i Reggae National Tickets, nota formazione bergamasca composta da diversi musicisti capitanati dal giovane Alberto che all’epoca si faceva chiamare Stena. La formazione lombarda riscosse un discreto successo, forti delle collaborazioni con artisti già molto famosi in quegli anni come Africa Unite, 99 Posse e Jovanotti. Proprio quest’ultimo collaborò per la stesura del singolo “Il mondo” che anticipava l’uscita dell’ultimo album della band intitolato “Roof Club”. Di li a poco ci fu lo scioglimento del gruppo. Molti di loro intrapresero percorsi differenti così come lo stesso Alberto che, mollata l’avventura con i RNT, decise di trasferirsi in Giamaica per imparare tutta l’arte della vera reggae music. Tanta passione, dedizione, amore per la musica e - perché no - anche un po’ di fortuna, sono stati gli elementi che hanno permesso a questo artista dalle origini siculo-calabresi di diventare un must dell’ambiente, facendogli vincere anche una delle massime riconoscenze del settore, il M.O.B.O. (Music of Black Origin) nella categoria “Best Reggae Act 2011”. Di li in poi collaborazioni di tutto rispetto con grandi nomi della scena reggae mondiale, tour internazionali e grandi produzioni musicali. Insomma il coronamento di un sogno per l’ormai navigato Alberto che proprio a distanza di dieci anni dal suo debutto solista - sotto il nome di Alborosie appunto - ha deciso di produrre un disco che raccoglie alcune dei suoi poemi musicali pubblicati nel primo album “Soul Pirate”. La versione “Soul Pirate - acoustic” pubblicata questo dicembre, è una rivisitazione in chiave acustica di alcuni brani che lo hanno reso celebre. Da “Kingstone Town” a “Herbalist” ossia i brani che hanno riscosso più successo nella prima versione del disco, il reggae-man italiano ha continuato la sua operazione di refresh musicale di altre tracce del suo passato come “Police”, “Black Woman” e “Still Blazing”, tutte riadattate in una nuova chiave melodica, con metriche meno serrate che danno più risalto alle armonie vocali di Alborosie che ha saputo mantenere comunque lo stile reggae - sopratutto nel cantato - impreziosendolo con elementi sonori più tipici delle session acustiche, come improvvisazioni blues di chitarre, intrecci vocali e un piano che da profondità alle melodie. Insomma un lavoro molto raffinato. Delle nove tracce del disco, solo due non erano presenti nella prima versione pubblicata di “Soul Pirate”; la cover di Chuck Berry “Johnny B. Goode” e il brano “Kingdom of Zion”.
Senza dubbio un disco che regala una bella dose di buone vibrazioni e che ci da la carica per affrontare - con la giusta spiritualità - questo nuovo anno ormai alle porte. Ben fatto Alborosie.