Recensioni / 16 dic 2017

Beatles - THE CHRISTMAS RECORDS - la recensione

Voto Rockol: 5.0 / 5
THE CHRISTMAS RECORDS
Universal (7" Vinile)

La tradizione dei Beatles di festeggiare il Natale con un messaggio al fan club era una parte importante della loro relazione con gli affezionatissimi fan, noti come “Beatle People”. Dal 1963 al 1969, la registrazione di Natale dei Beatles venne stampata su flexi disc e mandata per posta ogni dicembre.
Fino ad adesso esclusiva del fan club, ora i 7 messaggi sono stati stampati in 7 vinili di colore diverso e raccolti in “The Christmas Record” - box set in uscita il 15 dicembre.
Ogni singolo vinile è dentro una busta che riproduce l’artwork originale, con un booklet di 16 pagine con annotazioni sulla registrazione e la riproduzione della newsletter inviata all’epoca.

Qui di seguito il dettaglio del contenuto dei singoli dischi, tratto dal libro “Il Natale dei Beatles”, pubblicato nel 2016, e curato dal nostro direttore Franco Zanetti. Il testo è riprodotto per gentile concessione di Giunti Editore.


I “Beatles Fan Club Christmas Records” erano dei flexi-disc – cioè dei dischi stampati su materiale flessibile - realizzati esclusivamente per gli iscritti britannici e statunitensi del Beatles Fan Club, fra il Natale del 1963 e il Natale del 1969 compresi (per il Natale del 1970, a gruppo ormai sciolto, venne realizzata una compilation dei sette dischi pubblicati negli anni precedenti). Si è trattato di un’iniziativa unica e singolare, da parte di un artista: stupisce, quindi, scoprire che l’idea non fu né dei Beatles né del loro manager Brian Epstein. L’ideatore del progetto fu invece Tony Barrow, giornalista nato a Crosby, nel Lancashire, che all’inizio degli anni Sessanta lavorava alla Decca Records come autore delle note di copertina dei dischi a 33 giri. Barrow era anche un collaboratore del quotidiano “The Liverpool Echo”, al quale contribuiva con una rubrica settimanale. Era stato Barrow a favorire il contatto di Epstein con la Decca che aveva portato al provino dell’1 gennaio 1962; in seguito, Epstein l’aveva incaricato informalmente di collaborare come freelance con la sua organizzazione, e poi l’aveva assunto, nel maggio del 1963, raddoppiandogli lo stipendio che riceveva alla Decca, come capo dell’ufficio stampa per i Beatles e per gli altri artisti della NEMS (Cilla Black, Gerry & The Pacemakers, Billy J Kramer & the Dakotas, The Fourmost…).
Quando esplose la Beatlemania – convenzionalmente l’avvenimento è datato nel giorno dell’apparizione dei Beatles al “Sunday Night at the London Palladium”, 13 ottobre 1963 – il Beatles Fan Club, nato nel maggio del 1962 (inizialmente gestito da Bobbie Brown, poi da Freda Kelly) si trovò letteralmente travolto da richieste di iscrizione, a ognuna delle quali era accluso un pagamento di cinque scellini. Dato che lo staff non riusciva a rimanere al passo con le iscrizioni, e si stavano intensificando le proteste di genitori che volevano sapere che fine avrebbero fatto i soldi dei loro figlioli, Tony Barrow, che era un po’ il supervisore non ufficiale dell’attività del Club, ebbe l’idea di inviare a tutti, iscritti e iscrivendi, una sorta di biglietto d’auguri natalizio in forma di messaggio inciso su disco.
“Ne parlai con Brian Epstein” racconta Barrow “che mi disse un cortese ma fermo ‘no’, ritenendo che la spesa sarebbe stata eccessiva. Allora proposi l’idea direttamente ai Beatles, che ne furono entusiasti. Furono loro a riparlarne a Brian, che benché riluttante fu costretto ad accettarla”.
Paul McCartney ricorda:
“Cominciò quando il nostro ufficio stampa, Tony Barrow, ci fece vedere una di quelle cartoline di auguri di Natale contenenti un piccolo disco di plastica. Ci disse: ‘Non sarebbe una grande idea? Potremmo spedirne una a tutti i fans con voi che cantate gli auguri’. All’epoca già potevamo usare gli studi della EMI ogni volta che volevamo per tutto il tempo che volevamo…”. E infatti, per i primi tre Natali i Beatles si presero il tempo che volevano quando volevano, per la registrazione del Christmas Record.
Sempre a Tony Barrow toccò buttare giù la traccia scritta del messaggio che i quattro Beatles avrebbero letto.
“Il bello fu che loro usarono quella traccia per ampliarla con qualsiasi cosa gli venisse in mente, e quindi per renderla molto più divertente della versione originaria”. 
In particolare, il contributo di John Lennon fu quasi sempre il più creativo. Ecco una delle sue frasi nel primo “Christmas Record”:
“I’d love to reply personally to everyone but i just haven’t enough pens. In the meantime, ‘garry grimble to you, garry mimble to you, getty bable dear Christmas, happy birthday, me too!’”.
Il primo Christmas Record fu realizzato su in flexi disc da sette pollici inciso su una sola facciata.
Ancora Barrow:
“A darmi l’idea fu ‘Selezione dal Reader’s Digest’, che spediva dei flexi disc in cui presentava degli estratti musicali dai loro cofanetti di dischi, facendoli presentare da una voce registrata. Fu il modello al quale ci rifacemmo”.
La sera di martedì 17 ottobre del 1963 i Beatles registrarono il primo dei loro sette Christmas Records: esclusivamente parlato e cantato, con l’ausilio di qualche strumentino del magazzino di Abbey Road (campanellini da slitta, essenzialmente).
Tony Barrow: “Il mio obiettivo fondamentale era che ognuno di loro registrasse un messaggio personale; tutto quello che avremmo ottenuto in più sarebbe stato un extra graditissimo. I ragazzi si divertirono molto, e contribuirono molto più del previsto al risultato finale. Poi, per ottenere i cinque minuti di registrazione finale che potevano essere contenuti in una facciata di flexi disc, tagliammo quello che non ci stava, tagliammo fisicamente il nastro magnetico, dico – e quante volte ho rimpianto il fatto che il nastro tagliato registrato sia stato buttato via!”.
Furono George Martin e Norman Smith ad occuparsi dell’editing e del mixaggio, la sera stessa del 17 ottobre. Poi vennero stampate, ai primi di novembre, 30.000 copie che furono spedite il 9 dicembre ad altrettanti fan inglesi. Il flexi disc girava a 33 giri al minuto, come tutti gli altri flexi natalizi dei Beatles ad eccezione di quello del 1964, che invece girava a 45 giri al minuto. Aveva una specie di copertina gialla, con le teste scontornate di John, Paul, George e Ringo ai quattro angoli, il logo del Fan Club in basso al centro, le parole

Sincere Good Wishes
for
Christmas and the New Year
From

e le firme dei quattro. Sul retro c’erano una foto dei Beatles con le due segretarie del Fan Club, Bettina Rose e “Anne Collingham” (di lei riparleremo), e una foto dei Beatles con la Regina Madre scattata in occasione della Royal Variety Performance del 4 novembre 1963. All’interno della copertina era stampato il testo del numero 4 della National Newsletter del Fan Club
L’etichetta era Lyntone Recordings (non una casa discografica, ma l’azienda licenziataria della tecnologia di stampa dei flexi disc), il numero di catalogo LYN 492. Nel febbraio del 1964 ne vennero stampate e spedite altre 35.000 copie, stavolta senza copertina.

Il 1964 è l’anno in cui la Beatlemania toccò le vette più alte, ed era logico che, dopo l’esperimento del 1963, i fan si aspettassero dai Beatles un secondo disco di Natale. La traccia di base del testo affidato ai Beatles fu, anche stavolta, prodotta dalla macchina per scrivere di Tony Barrow.
Era lunedì 16 ottobre del 1964 quando i quattro iniziarono i lavori per Beatles For Sale; quel giorno, dopo aver lavorato al mattino su Honey Don’t e al pomeriggio su What You’re Doing, i Beatles dedicarono parte della sera alla registrazione del loro secondo disco di Natale, Another Beatles Christmas Record. Anche questo inciso su flexi disc, è il più breve di tutti i Christmas Records (tre minuti e 58 secondi) ed è anche l’unico a 45 giri – tutti gli altri furono registrati per la riproduzione a 33 giri al minuto.
Seguendo, ma con molta libertà, il copione scritto da Barrow, John, Paul, George e Ringo completarono il lavoro in sole cinque take. Toccò poi a George Martin e al suo assistente Norman Smith provvedere alla ripulitura della registrazione dalle sconcezze e dalle imprecazioni, mixarla e inviarla – sempre alla Lyntone Records – perché venisse stampata su flexi.
Il dischetto venne spedito, con il numero di catalogo LYN 757, il 18 dicembre del 1964, a 65.000 iscritti al fan club britannico (i fan statunitensi ricevettero invece, a Natale del 1964, un’edizione editata del Christmas Record britannico dell’anno precedente, in una elaborata confezione di cartoncino apribile in tre ante di cui una “suonabile”). 
La copertina dell’edizione britannica presentava una foto dei Beatles e il logo del The Official Beatles Fan Club. Sul lato B c’erano le note di copertina, scritte da Tony Barrow:
“Giusto un anno fa i Beatles hanno realizzato il loro primo Christmas Record, distribuendolo in esclusiva agli iscritti al Fan Club. Ora, al termine di un altro splendido periodo di supremazia mondiale nella musica pop, i nostri Favolosi Quattro hanno realizzato un secondo, e altrettanto prezioso disco, come dono di Natale per i 65.000 Beatle People del club. Questo disco non entrerà in classifica. Non verrà ristampato. Il disco contenuto in questa copertina farà di ogni membro del fan club l’oggetto dell’invidia di molti suoi amici. Another Beatles Christmas Record non si può acquistare pagando – ma grazie al fatto che siete iscritti al fan club britannico il disco vi arriverà gratuitamente nella cassetta della posta, in tempo per le feste di Natale e fine anno. Questo è il modo piacevolissimo e unico con cui John, Paul, George e Ringo hanno scelto di dire ‘Grazie’ a migliaia di fedeli fan della nazione”.
Seguiva un paragrafo di informazioni sulla struttura, britannica e internazionale, dell’Official Beatles Fan Club, e le note di copertina si chiudevano così:
“I quattro ragazzi, a dispetto della loro fittissima agenda di tour, apparizioni televisive, sedute di registrazione, impegni cinematografici e radiofonici, trovano il tempo per passare di quando in quando nella sede del club. Le ragazze dell’ufficio ricordano benissimo quella volta che Paul, un mattino, è passato da lì per fare quattro chiacchiere. Le ha aiutate a preparare un po’ di tessere di iscrizione e poi ha invitato tutto lo staff a un eccellente pranzo in una steakhouse dei dintorni!”

Se nel 1963 era stata una sorpresa, se l’anno seguente era stata una conferma, ora del 1965 la distribuzione agli iscritti al fan club di un disco natalizio era già diventata una tradizione. E infatti, quando la sera di lunedì 8 novembre del 1965 i Beatles entrarono nello Studio Due di Abbey Road – secondo altre fonti la data è da collocare invece al 19 ottobre, e il luogo nella saletta di registrazione di proprietà dell’editore musicale dei Beatles, Dick James - George Martin, sempre previdente, fece in modo di registrare esaustivamente tutte le take di Think For Yourself suonate dal gruppo, sperando di poter ricavare, dai dialoghi, dai commenti e dalle battute dei quattro, materiale utilizzabile per il Christmas Record. In effetti, però, non ottenne i risultati sperati: anche se un frammento di sei secondi proveniente da quelle registrazioni riemergerà, tre anni più tardi, nella colonna sonora del film Yellow Submarine (nella scena in cui i Beatles risvegliano il sindaco “pietrificato” di Pepperland).
Nel 2004 è affiorato in rete un altro frammento di registrazioni. In esso i Beatles dicono sciocchezze sparse, leggono articoli di giornale, parlano in tedesco maccheronico e giocherellano con effetti sonori. C’è un passaggio in cui, su un sottofondo di pianti infantili, scherzano a proposito di bambini fatti a pezzi (una premonizione della “Butcher cover”?). A un certo punto Lennon recita una delle sue storielle nonsense:
“…pretty soon Henry was to find that his wife had been made oblivion to the former butler of the village. She, of course, left unhearted of. The next thing we knew was Harry was down with the flu. Well, we knew he hadn’t been out, so where had he caught it? Obviously off her! And she was carrying it around like a bad thing. Over to the studio…”.
In questa registrazione mai ufficialmente pubblicata è contenuto un solo brano musicale, ed è We Wish You A Very Merry Christmas cantata sulla melodia di Dixie.
L’autenticità di questo documento è tuttavia dubbia; si tratterebbe di una registrazione effettuata nei Marquee Studios, e una parte dei dialoghi in essa contenuti fu pubblicata all’epoca su un numero del “Beatles Monthly” – il che ha fatto pensare che si tratti di una ricostruzione ex post architettata per creare un pezzo pregiato per i collezionisti (il nastrino fu messo all’asta con una base di partenza di mille dollari).
C’è però una outtake di 26 minuti, venduta all’asta nel 2006, e probabilmente autentica, in cui sono compresi sei minuti in cui i Beatles cantano brani tradizionali: Christmas Is Coming, The Goose Is Getting Fat, Silent Before Night, The Holly And The Mustard, Jingle Bells e The Twelve Days Of Christmas, quest’ultima cantata da Ringo.
Nella versione ufficiale del Christmas Record del 1965, in ogni modo, sono inclusi contributi vocali e musicali forniti dai Beatles fra mezzanotte e le tre del mattino di quella giornata: i ragazzi erano stanchi, e lo si capisce dalla scarsa brillantezza del risultato finale (compresa la rielaborazione di Yesterday: “Oh I believe in Christmas day…”). 
Come di consueto toccò a George Martin e Norman Smith il compito di rimettere insieme i frammenti utilizzabili e mixarli, per poi fornire poco più di sei minuti di registrazione alla Lyntone, che produsse – con il numero di serie LYN 948 - un numero non precisato di copie del flexi disc; probabilmente meno del solito, giacché la versione originale del dischetto, completa di copertina e allegati, è la più quotata sul mercato del collezionismo. I fan statunitensi ricevettero quel Natale soltanto una cartolina d’auguri in bianco e nero: sembra che i nastri fossero arrivati negli USA troppo tardi per poterne ricavare dei flexi disc.
Nel testo delle note sul retro di copertina, Tony Barrow scrive in maniera entusiastica dell’album Rubber Soul, torna sul tema dell’esclusività dei Christmas Records, spiega che la foto della copertina è stata scattata durante la registrazione, a Manchester, dello speciale televisivo per Granada The Music Of Lennon And McCartney, e ringrazia le ragazze che gestiscono il fan club.

Per il disco natalizio del 1966 i Beatles decisero un sostanziale cambio di passo rispetto ai precedenti. Anziché improvvisare dialoghi e battute su una traccia di massima, scelsero di attenersi rigorosamente a una sceneggiatura. Non a caso il titolo del disco è Pantomime. Everywhere It’s Christmas: dove “pantomime” non è inteso, ovviamente, nel significato originario di “narrazione senza parole, con gesti ed espressioni”, che da noi si definiscono tecnicamente “mimogrammi”, ma in quello, tipicamente britannico, di tradizionale rappresentazione natalizia per bambini, solitamente interpretata da personaggi “tipicizzati” – quasi come maschere della commedia dell’arte – che cantano filastrocche e recitano scenette dialogate. Quelle stesse pantomime, quindi, che già erano state la formula dei loro “Christmas Show” del 1963 e 1964.
Era venerdì 25 novembre del 1966 quando i quattro si ritrovarono nello studio di registrazione ricavato dal seminterrato della sede della Dick James Music, la casa di edizioni musicali che li rappresentava, per interpretare un testo evidentemente debitore del sense of humour del “Goon Show”, la trasmissione radiofonica umoristica della BBC, trasmessa dal 1951 al 1960 e ideata da Spike Milligan, sulla quale si era formato il gusto del surreale e del bizzarro tipico in particolare di John Lennon ma comune anche agli altri tre Beatles (e che fu il brodo di coltura dei Monty Python).
La sceneggiatura era divisa in scene, intitolate come segue (anche sul lato B della copertina del disco):
Song: Everywhere It’s Christmas
Orowayna (Corsican Choir and Small Choir)
A Rare Cheese (Two Elderly Scotsmen)
The Feast
The Loyal Toast
Podgy The Bear And Jasper
Felpin Mansions: Part One (Count Balder And Butler)
Felpin Mansioni: Part Two (The Count And The Pianist)
Song: Please Don’t Bring Your Banjo Back
Mal: Everywhere It’s Christmas
Reprise: Everywhere It’s Christmas

“Mal” è Mal Evans, fedele scudiero dei Fab Four, qui alla sua prima di tre partecipazioni al Christmas Record.

Sempre sulla copertina erano riportati i testi delle due canzoni:

Please Don’t Bring Your Banjo Back

Please don’t bring your banjo back,
I know where it’s been.
I wasn’t hardly gone a day
When it became the scene.
Banjos, banjos all the time –
I can’t forget that tune –
And, if I ever see another banjo
I’m going out to buy a big balloon!

Everywhere It’s Christmas

Everywhere it’s Christmas,
Everywhere it’s song.
London, Paris, Rome, New York
And Tokyo, Hong Kong.
Everywhere it’s Christmas –
I’m off to join the cheer;
everywhere it’s Christmas
at the end of every year.

Stavolta le note di copertina non erano firmate da Tony Barrow, ma dalle segretarie dell’Official Fan Club, Anne Collingham e Freda Kelly. Da notare che “Anne Collingham” non esisteva: era un personaggio fittizio inventato da Tony Barrow.

La copertina, a colori, sulla quale - sforzandosi - si può distinguere la sagoma di un cavallo (di un cavallo da pantomime, quelli formati da due uomini in costume), fu disegnata da Paul McCartney in persona, in stile floreale.
Paul McCartney: “La copertina l’ho disegnata io. Se guardate bene, raffigura un cavallo buffo. O almeno: io riesco a vedercelo, non so voi”.

La registrazione del 25 novembre fu editata e mixata da Tony Barrow e Geoff Emerick venerdì 2 dicembre, e come al solito il nastro fu spedito alla Lyntone perché ne ricavasse il consueto flexi disc. La durata, però, superiore ai sei minuti, stavolta risultava eccessiva perché la pantomime potesse stare su un solo lato del dischetto; e così, caso unico nella storia dei Christmas Record dei Beatles, il flexi del 1966, prodotto col numero di catalogo LYN 1145, è inciso su entrambe le facciate.
Il flexi disc fu spedito agli iscritti britannici del fan club il 16 dicembre 1966. Gli iscritti statunitensi, ancora una volta, furono accontentati con una cartolina.

Quello del 1967, annus mirabilis per i Beatles e i loro fan, non poteva non essere un Christmas record speciale. Fu con questa convinzione che i quattro entrarono nello Studio Tre di Abbey Road la sera del 28 novembre del 1967: in agenda c’era soltanto la realizzazione del quinto disco riservato agli iscritti al fan club. Si erano preparati a dovere, con una sceneggiatura che parodiava, sullo stile del Craig Torso Show della Bonzo Dog Doo Dah Band per la BBC, gli spettacoli radiofonici e televisivi, e con una canzone scritta appositamente per la bisogna: Christmas Time Is Here Again (firmata da tutti e quattro: Lennon/McCartney/Harrison/Starkey).
La registrazione richiese una sola take, della durata di 6’37”. La suonarono Paul al pianoforte, George alla chitarra acustica, Ringo alla batteria e John ai timpani. Le voci di tutti e quattro furono poi raddoppiate, e parteciparono alla parte vocale anche George Martin e l’attore Victor Spinetti. Spinetti, amico di lunga data dei Beatles, nato nel Galles ma da padre italiano - all’anagrafe era Vittorio Giorgio Andrea Spinetti - aveva preso parte a tutti e tre i film del gruppo (Tutti per uno, Aiuto! e Magical Mystery Tour), ed aveva costruito con la band un rapporto di stretta amicizia: di lui George aveva detto che aveva “un bellissimo karma”, e Paul che era “un uomo capace di portare il sereno”. Terminata la registrazione della canzone ci si dedicò ai parlati, che vennero poi interpolati alle strofe della canzone, e che videro i presenti recitare battute da conduttori di quiz, partecipanti al quiz, vincitori di premi, annunciatori radiofonici. Spinetti e Ringo ballarono il tip-tap. Mal Evans pronunciò un messaggio speciale per i fan. Vennero preparate finte pubblicità (“Get Wonderlust for your trousers. Get Wonderlust for your hair”). Persino il sempre serioso George Martin impersonò il ruolo di un dirigente radiofonico. A un certo punto venne intonata Plenty Of Jam Jars, una canzone dei fantomatici e inesistenti Ravellers. E John recitò alcuni suoi versi sulla base musicale, suonata all’organo, di Auld Lang Syne.
Alla fine della serata, intorno alle tre del mattino – lo racconta Geoff Emerick nel suo libro Here, There And Everywhere - mentre tutti gli altri tornarono a casa, in studio rimasero Lennon e Spinetti con il fonico Richard Lush, per preparare nastri di effetti sonori destinati alla rappresentazione teatrale The Lennon Play: In His Own Write, tratta dal primo e omonimo libro di John, che Spinetti firmerà e dirigerà l’anno seguente.
Il mattino successivo Martin ed Emerick tornarono in studio per editare, riducendone la durata, e mixare la registrazione, che poi venne inviata, come consuetudine, alla Lyntone perché ne ricavasse i flexi disc da spedire agli iscritti al fan club.
Il dischetto, che aveva come numero di catalogo LYN 1360, aveva una copertina evidentemente ispirata da quella dell’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band: fu realizzata da John e da suo figlio Julian con l’aiuto di Ringo, ed era un fotomontaggio di vecchie fotografie seppiate. Sul retro della copertina, il dipinto di due tondi multicolori su fondo giallo e le scritte:

CHRISTMAS TIME
(IS HERE AGAIN)

featuring

THE ORIGINAL BEATLES

With Special Guest Appearance by the feet and voice of
VICTOR U. SPINETTI ans Something Else by
MALCOLM LIFT-EVANS

Another little bite of the Apple: Produced by George (Is Here Again) Martin

Da notare che questa è la seconda apparizione ufficiale della parola Apple (la prima era stata nei crediti di Magical Mystery Tour, il film, che risultava prodotto dalla divisione Apple Films della Apple Corps).
Sul retro della newsletter inclusa nel flexi disc, che era firmata da Freda Kelly, c’era un disegno dei Beatles in ambientazione natalizia, firmato da Bob Gibson, l’artista che aveva realizzato i disegni per il libretto del doppio extended play con le canzoni di Magical Mystery Tour, uscito il 27 novembre.
Gli iscritti statunitensi del fan club non ricevettero il flexi disc ma una cartolina.

Il Christmas Record del 1967 è l’ultimo realizzato dai Beatles insieme; i due seguenti saranno dei montaggi di contributi individuali, realizzati singolarmente dai quattro.

Considerando l’evoluzione – o meglio l’involuzione – dei rapporti personali fra i quattro Beatles sul finire del 1968, non c’è da stupirsi che il Christmas Record di quell’anno rispecchi la scarsa disponibilità alla collaborazione di gruppo fra John, Paul, George e Ringo; i quali infatti, nella preparazione dell’ormai tradizionale e quasi obbligatorio dischetto natalizio, scelsero di fornire quattro contributi separati (come accadrà, inevitabilmente, anche l’anno seguente).
I contributi furono poi assemblati come segue. All’inizio c’è la voce di Ringo che augura Buon Natale a tutti. Seguono alcuni effetti sonori, un accenno a Ob-la-di Ob-la-da, poi Paul canta una filastrocca augurale in tre strofe seguita da altri effetti, fra cui l’inizio accelerato di Helter Skelter e un frammento di Baroque Hoedown (un brano registrato nel 1967 dai pionieri del Moog Jean-Jacques Perrey e Gershon Kingsley, incluso nell’album Kaleidoscopic Vibrations: Electronic Pop Music From Way Out).
Segue senza interruzioni la voce di John che recita, con accompagnamento di pianoforte di Yoko, la storiella di Jock & Yono, “una coppia strettamente innamorata” che deve combattere contro ogni sorta di avversità, compresi “their beast friends”; e interviene poi George con un messaggio registrato negli Stati Uniti, dove si trovava con Mal Evans che pure si associa agli auguri.
Un po’ di frasi poco coerenti, che si direbbero un dialogo con se stesso di Ringo, poi ancora John con un breve nonsense che inizia “Once upon a pool table…”, e in chiusura la presenza di un ospite, Tiny Tim, presentato da George Harrison, che canta una sua versione di Nowhere Man registrata a New York.
A dare una sequenza a contributi così diversi e per certi versi incongrui fu chiamato il disc jockey della BBC Kenny Everett.
Everett era a New York il giorno in cui, al Plaza, Tiny Tim registrò Nowhere Man. Come andò la faccenda è stato raccontato da Shaun Weiss, figliastro di Nat Weiss, che allora era il legale rappresentante dei Beatles negli USA. Shaun fu mandato da Nat al Plaza, e incaricato di supervisionare una registrazione che si sarebbe dovuta tenere nella stanza di George Harrison.
Non è documentato il giorno esatto di questi avvenimenti; considerando che fra ottobre e novembre del 1968 Harrison era rimasto a Los Angeles, e che il 21 novembre era ancora in quella città, impegnato a registrare Badge con i Cream al Wally Heider Studios, supponiamo di poterli collocare negli ultimi giorni di novembre, quando Harrison presumibilmente fece tappa a New York sulla via del ritorno a Londra. Poche settimane prima Tiny Tim era a Londra, dove si era esibito alla Royal Albert Hall accompagnato dalla Royal National Orchestra (fra il pubblico c’erano anche George e Ringo, probabilmente perché di supporto, con Joe Cocker e Peter Starstedt, c’era la Bonzo Dog Doo Dah Band).
Ma torniamo al racconto di Shaun, allora ventunenne. Arrivato nella stanza di Harrison vi fu accolto con grande familiarità, dato che l’aveva già incontrato più volte in passato. C’erano anche Mal Evans, Neil Aspinall e Kenny Everett. Tiny Tim arrivò più tardi. 
“Non so quale fosse la connessione fra George e Tiny Tim: forse l’ukulele”, raccontò Shaun. Comunque George conosceva e apprezzava il bizzarro musicista americano. L’incontro fra i due era stato organizzato con cura; Everett si era portato il suo registratore a bobine, e a Tiny Tim era stata fatto avere, in precedenza, lo spartito di Nowhere Man.
Tiny Tim cantò più volte la canzone, accompagnandosi con l’ukulele, sempre documentato da Everett. Al termine furono registrati i messaggi di auguri, evidentemente in vista dell’inclusione nel flexi disc natalizio.
Poi George prese in prestito l’ukulele di Tiny Tim e lo strimpellò per un po’ – ma Everett aveva già spento il registratore.
La scelta di Kenny Everett come realizzatore del montaggio del Christmas Record del 1968 è quindi probabilmente stata dettata, oltre che dalla notoria abilità del disc jockey nell’editing dei nastri, anche dal fatto che già aveva per le mani parte del materiale necessario.
Kenny Everett: “Ero l’unico disc jockey della BBC che passava molto tempo in studio a giocherellare con i nastri. Ero abbastanza amico del management dei Beatles, e fu uno della Apple che un giorno mi propose l’incarico. Una cosa tipo: vedi se puoi cavarne qualcosa. Ma io lo considerai un onore, dato che avrebbero potuto scegliere chiunque altro. Conservo ancora i pezzi di nastro tagliati e non usati; ma è poca roba, perché in effetti ho usato quasi tutto quello che mi è stato dato”.
Everett, che è morto il 4 aprile del 1995, è così nominato nelle note di copertina del flexi disc:
“Kenny Foreverett si è divertito a pasticciare con i nastri e merita la qualifica di produttore, anche se è una mansione non retribuita”.
Le altre note di copertina dicono:
“Registrato nel novembre del 1968 nelle lussuose dimore londinesi di Beatle John e Beatle Paul e nel retro del furgone diesel di Beatle Ringo, da qualche parte del Surrey. La voce di Beatle George è ascoltabile grazie al fatto che il vostro affezionatissimo, G.P.O., ha fatto la cosa giusta e ha connesso al momento appropriato 6.000 miglia di cavo telefonico. Altro materiale supplementare è stato registrato in precedenza nell’elegante magione di Beatle George nel corso delle prove per le registrazioni dell’album The Beatles”.
Il disegno di copertina, che raffigura in stile quasi futurista un volto di donna, è attribuito a Paul McCartney, ma si tratta di un’ipotesi, per quanto attendibile. Lo è meno quella che vorrebbe la presenza nel dischetto di un contributo di Eric Clapton, non è chiaro se vocale o strumentale (potrebbe trattarsi di uno degli effetti sonori, forse un frammento registrato durante la produzione dell’album Is This What You Want? di Jackie Lomax, prodotto da George Harrison, al quale collaborò appunto Clapton).
Il flexi disc fu prodotto come al solito dalla Lyntone Recordings; era inciso su entrambe le facciate, curiosamente con due numeri di catalogo (LYN 1743 e LYN 1744) e, per la prima volta, fu spedito anche agli iscritti americani del fan club, con una copertina leggermente diversa da quella dell’edizione per i fan britannici.

“Da Ascot nel Berkshire, da Weybridge nel Surrey, da St. John’s Wood nel quartiere di Marleybone e dalla Apple nel West End, John Ringo Paul e George vi inviano questi nastri d’amore e di auguri fusi in un disco collettivo dal polso d’acciaio di Maurice Cole. I Beatles augurano a voi tutti un felice Natale, e che gli anni Settanta diano una possibilità alla pace”.

Questo è il testo integrale del retro di copertina dell’ultimo messaggio di Natale dei Beatles, o di quelli che erano stati i Beatles, agli iscritti al loro fan club.
Dei sette minuti di durata, la parte del leone la fanno John e Yoko, con i loro dialoghi fra il surreale e il sentimentale; Paul canticchia in un minuto e mezzo un paio di strofe – una acustica, una elettrica - di una gradevole canzoncina festiva (“This is to wish you a merry, merry Christmas…”). George e Ringo complessivamente contribuiscono con 22 secondi (di auguri per il primo, di scherzosa promozione per il suo film The Magic Christian per il secondo). 
Anche stavolta il flexi disc è inciso su entrambi i lati.
La fotografia di copertina, a colori, scattata da Ringo, è un dettaglio flou di quello che si direbbe un albero di Natale o una decorazione da tavola; sul retro, in bianco e nero, attribuito dalle note di copertina a Richard Starkey e al figlio Zak, che all’epoca aveva appena compiuto quattro anni, il disegno infantile di un gruppo di persone (due adulti e sei bambini) che si avvicinano a un albero, forse per decorarlo.
Editato da Kenny Everett, come il Christmas Record dell’anno prima – Maurice Cole è il nome anagrafico del disc jockey – e stampato come sempre dalla Lyntone (anche stavolta con un doppio numero di catalogo, LYN 1970 e LYN 1971), fu spedito ai fan britannici e ai fan statunitensi con copertine identiche; diversi erano però i flexi disc, che per i fan britannici avevano il classico logo dell’Official Beatles Fan Club, per i fan statunitensi un (brutto) disegno dei primi piani dei quattro Beatles.

Ora del dicembre del 1970 i Beatles non erano più un gruppo. L’Official Beatles Fan Club, tuttavia, si sentì in dovere di inviare un ultimo Christmas Record a quanti avevano pagato la quota di iscrizione. Fu per questo che si decise di inviare ai soci del club un album che raccogliesse tutti i sette Christmas Records usciti fra il 1963 e il 1969.
Per ragioni di economia, di praticità o di tempo, tuttavia, il master dell’album non fu realizzato partendo dai nastri originari con i quali erano stati prodotti i flexi disc, ma utilizzando appunto direttamente i flexi disc accuratamente archiviati dalla segretaria del Club, Freda Kelly. Il che, inevitabilmente, influì in maniera negativa sulla qualità finale del 33 giri.
La versione del LP che fu spedita ai fan britannici era una sorta di remake della copertina di A Hard Day’s Night: cinque file, su fondo blu, di cinque fotine quadrate ciascuna; le prime quattro file di foto avevano come protagonisti, nell’ordine dall’alto in basso, John, Paul, George e Ringo ritratti in cinque momenti diversi della loro carriera, quindi con look differenti; la quinta fila aveva quattro fotine di gruppo e, nel quinto quadrato, la scritta THE BEATLES CHRISTMAS ALBUM. Il titolo del long playing, però, era From Then To You, ed era scritto in alto sul retro della copertina, che riproduceva, ingrandita, la copertina del primo flexi disc della serie, quello del 1963.
La copertina utilizzata per la spedizione del 33 giri ai fan americani aveva invece sul fronte la scritta THE BEATLES CHRISTMAS ALBUM e la riproduzione delle copertine dei flexi disc dal 1964 al 1969, che erano riprese anche sul retro, in dimensioni leggermente più grandi.
L’etichetta del disco era quella classica con il logo della Apple (la mela intera per la facciata A, la mela tagliata a metà per la facciata B); i primi quattro Christmas Record erano le quattro tracce della facciata A, gli altri tre erano le tracce della facciata B. Il numero di catalogo era anche stavolta doppio: LYN 2153 e LYN 2154.
L’album – chiamatelo come volete, From Then To You o The Beatles Christmas Album – è stato oggetto di numerose riedizioni non autorizzate, ovvero bootleg; ed è ancora in attesa di una ripubblicazione ufficiale da parte della Apple.

 

TRACKLIST
1963: "The Beatles' Christmas Record", registrato: 17 ottobre 1963 - Studio Two, EMI Studios, Abbey Road, Londra

1964: "Another Beatles Christmas Record", registrato: 26 ottobre 1964 - Studio Two, EMI Studios, Abbey Road, Londra

1965: "The Beatles' Third Christmas Record", registrato: 8 novembre 1965 - Studio Two, EMI Studios, Abbey Road, Londra

1966: "Pantomime - Everywhere It's Christmas: The Beatles' Fourth Christmas Record", registrato 25 novembre 1966 - Dick James Music, New Oxford Street, Londra

1967: "Christmas Time (Is Here Again): The Beatles' Fifth Christmas Record", registrato: 28 novembre 1967 - Studio Three, EMI Studios, Abbey Road, Londra

1968: "The Beatles' Sixth Christmas Record", registrato: 1968, varie sedi

1969: "The Beatles' Seventh Christmas Record", registrato in varie sedi nel 1969