«RULE THE WORLD - Tears for Fears» la recensione di Rockol

Ecco il "bigino" dei Tears for Fears

Il greatest hits dei Tears for Fears "Rule the world" serve da ripasso in attesa del concerto in Italia nel maggio 2018. Peccato per i due inediti così così...

Recensione del 07 dic 2017 a cura di Claudio Todesco

La recensione

Colpa dei social media. Cioè, colpa nostra. Se i Tears for Fears stanno pubblicando canzoni che suonano come tiepide copie delle produzioni pop contemporanee è perché, almeno in parte, hanno voluto ascoltare la voce dei social. E i frequentatori dei social hanno detto: meno Beatles e più elettronica. Lo hanno spiegato Roland Orzabal e Curt Smith al Sun parlando dell’album che pubblicheranno nel 2018. Il discorso vale anche per i due inediti contenuti in “Rule the world”, il greatest hits che accompagna il tour della band inglese che toccherà l’Italia il 23 maggio, al Forum di Assago, alle porte di Milano. La scaletta del concerto somiglia parecchio a quella dell’antologia. Come dire che “Rule the world” è bello e scontato, una raccolta di grandi successi, quelli di sempre. Chissà, però, che non contribuisca a introdurre i Tears for Fears nelle playlist dei millennial.

Gli inediti s’intitolano “I love you but I’m lost” e “Stay”. Il primo, usato per lanciare l’antologia, ha poche idee e quelle poche non sembrano brillanti. È un pop incolore in cui si fa un uso piuttosto piatto dell’elettronica. Sembra fatto apposta per accattivarsi la simpatia di programmatori radiofonici pigri. Orzabal ha paragonato l’incisione del pezzo scritto con Dan Smith dei Bastille e il produttore Mark Crew allo speed dating. “È un modo moderno di fare le cose”. Fatto sta che la canzone fa una magra figura stretta com’è fra la versione 7 pollici di “Shout”, singolone che li fece esplodere anche in Italia a cavallo fra 1984 e 1985 e su cui il gruppo lavorò per mesi, e la “Mad world” che fece sensazione fra gli amanti di new wave e dintorni tre anni prima e che ebbe un inatteso revival nel 2001 nella versione di Michael Andrews e Gary Jules inclusa nel film “Donnie Darko”. L’altro inedito s’intitola “Stay” e ha un tono più meditativo e delicato, tiepido diremmo. Un po’ poco come comeback a tredici anni di distanza dall’ultimo album “Everybody loves a happy ending”.

I Tears for Fears hanno pubblicato sei album, ma ne bastano tre per coprire l’80% del repertorio del greatest hits: tolti gli inediti, 11 canzoni su 14 sono tratte da “The hurting” (1983), “Songs from the big chair” (1985) e “The seeds of love” (1989). E allora “Rule the world” sembra una versione aggiornata di “Tears roll down”: tranne l’allora inedita “Laid so low”, tutte le canzoni del greatest hits del 1992 sono contenute in quello del 2017. Da appassionato di musica avrei preferito un’antologia meglio strutturata, in grado di raccontare il percorso della band anche attraverso pezzi meno noti come la versione originale del debutto “Suffer the children” o la “The way you are” che uscì solo su singolo (venne recuperata nella versione deluxe di “Big chair”).

“Rule the world” è un greatest hits d’altri tempi, quando le antologie erano semplici raccolte di successi e l’idea di usarle per sistematizzare il repertorio degli artisti era di là da venire. L’idea di produrla è dell’etichetta discografica, ha spiegato Smith, una mossa pre-natalizia in attesa del nuovo album del gruppo prodotto fra gli altri da Sohn (Banks, Kwabs, Aquilo), e Sacha Skarbek (James Blunt, Miley Cyrus, Lana Del Rey, Adele). Restano le canzoni. “Un’affascinante immersione nella storia del pop”, titolava il Telegraph un mese e mezzo fa raccontando il concerto dei Tears for Fears alla Royal Albert Hall di Londra e parlando dell’evoluzione del gruppo da band di culto new wave a rivoluzionari del pop mainstream a visionari beatlesiani. Un’affascinante immersione nella storia del pop: vale anche per “Rule the world”.

TRACKLIST
Everybody Wants to Rule the World
Shout (7” edit)
I Love You But I'm Lost
Mad World
Sowing the Seeds of Love
Advice for the Young at Heart
Head over Heels
Woman in Chains
Change (Radio edit)
Stay
Pale Shelter (2nd single version)
Mothers Talk (U.S. remix)
Break It Down Again
I Believe
Raoul and the Kings of Spain
Closest Thing to Heaven

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