«KONTIKI - Cotton Mather» la recensione di Rockol

Cotton Mather - KONTIKI - la recensione

Recensione del 12 feb 2000

La recensione

Inserisci il CD nel lettore, ascolti la prima traccia (“Camp hill rail operator”) e ti sembra di aver sbagliato disco. Inizi a chiederti sei hai messo il tuo CD preferito dei Byrds nella custodia sbagliata. Schiacci stop, tiri fuori il CD e ti rendi conto che quello che stai ascoltando è un album inciso nel 1999. Data di pubblicazione: Gennaio 2000. Titolo dell’album: “Kontiki”, nome del gruppo Cotton Mather. Una volta chiarite le cose allora è tempo del secondo brano, “Homefront cameo”, una ballata acustica con un piano “liquido”, psichedelico, che porta alla mente le sonorità di “Their satanic majesties request” dei magnifici Rolling Stones. Poi, con un orecchio sempre attento alle vibrazioni psichedeliche, Cotton Mather confezionano altri due brani elettroacustici in bilico tra il beat dei Beatles e le aperture “freak” dei Byrds. Ma questo è plagio, direte voi. Un disco retrò che si rifà ai gruppi sacri della storia del rock. Una band che gioca sul sicuro, citando Byrds, Rolling e Beatles (ed anche, in “Vegetable row”, il Bob Dylan più elettrico). Ebbene sì, Cotton Mather è tutto questo, ma non solo. Cotton Mather infatti si prende il rischio di essere “derivativo”, di suonare come un gruppo senza originalità, fin troppo retrò e fin troppo sfacciato nei suoi ammiccamenti al passato. Lo fa con coraggio e, soprattutto, con la forza di chi ha dalla sua l’onestà di intenti. Un’onesta che si rivela in tutta la sua chiarezza nel songwriting e nell’architettura dei brani, sì derivativi, sì beatlesiani, byrdsiani, ma anche convincenti quanto basta per fare di “Kontiki” un piacevole album di pop song psichedeliche come era tempo che non ascoltavamo. Una piacevole appendice di ciò che è stato in passato, profondamente radicato nel “qui ed ora” del nuovo millennio.
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