«REST - Charlotte Gainsbourg» la recensione di Rockol

Charlotte Gainsbourg, fragile e charmante nel nuovo "Rest"

Tutta la sofisticata insicurezza di Charlotte Gainsbourg nel suo difficile album "francese"

Recensione del 20 nov 2017 a cura di Marco Di Milia

La recensione

Pochi dubbi su quale sia da tempo ormai l’attività primaria di Charlotte Gainsbourg. Eppure la musa di Lars von Trier ha un legame con la musica che va ben oltre la linea di sangue, con una vocazione stilistica che in effetti le appartiene tanto quanto quella del cinema. Una sorta di libertà espressiva capace di mettersi in funzione a intervalli irregolari che nel nuovo “Rest” emerge in tutta la sua sofisticata insicurezza.

Il sussurro languido di Charlotte si è fatto ora più intimo e diretto perché alla soglia dei quarantasette anni l’attrice e cantante franco-britannica si è scoperta in prima persona nella sua ultima fatica, affidando ai testi il compito di accendere i riflettori sulle inquietudini di una vita costantemente esposta, senza per questo rinunciare all’aiuto di un paio di amici importanti. Così, se nel lontano precedente di “IRM” - e del suo corollario “Stage Whispers” - si era affidata all’estro camaleontico di Beck, adesso nella sua rosa di collaboratori la Gainsbourg ha coinvolto il produttore SebastiAn in cabina di regia, come il già Daft Punk Guy-Manuel de Homem-Christo e niente di meno che Sir Paul McCartney. La novità immediata di “Rest”, pubblicato dopo otto anni di silenzio discografico nei quali è stata al centro di pellicole di ogni sorta, dal chiacchierato Nynphomaniac al recente capitolo della saga di Independence Day, è l’utilizzo quasi esclusivo dell’idioma paterno. L’album è a tutti gli effetti il suo primo lavoro apertamente francese, lingua che ha scelto per dare voce ai demoni e alle ansie che l’hanno segnata nel suo complesso percorso artistico e personale.

In undici brani di candido mormorìo, gli struggimenti di Charlotte Gainsbourg si fanno largo tra le atmosfere rarefatte del disco, a partire dall’incedere sinuoso dell’elettronica di “Ring-a-ring o’ roses”, alla “leggerezza” del funky di “Deadly Valentine” e di “Sylvia says”. Un delicato impasto di voce e synth che si spezza nel dramma di “Kate”, appassionante omaggio alla sorellastra Kate Barry morta suicida nel 2013, cede il passo alla dolcezza malinconica delle note elaborate dal producer col casco Guy-Manuel in “Rest”, (Restes avec moi, s'il te plaît / Ne me laisses pas t’oublier), e arriva fino al sofisticato pop concesso in dote dal Macca di “Songbird in a cage”. L’album si scopre in questo modo un passo alla volta, tra pregi e difetti, senza sforzarsi mai troppo di apparire meno monocorde. Nenie e brani uptempo condividono nella loro struttura quell’eleganza synthpop che è la perfetta sintesi dell’anima dell’artista, a metà tra la raffinata chanteuse e il moderno eclettismo.

In “Rest” ecco quindi restituita la personale visione della Gainsbourg del tocco francese. Un’idea di stile così come di gusto e di suono: un’impronta che alla ragazza non manca affatto, non solamente per il suo certificatissimo pedigree, ma soprattutto perché attraverso un atteggiamento ricercato, sospeso tra Air, Belle et Sebastien e un certo retaggio di mamma Jane, quello che esce dal cono d’ombra di presente e passato è un’inedita levatura della sua poliedrica figura. Pur senza doti vocali di grande spessore l’altrimenti schiva Charlotte riesce con la giusta sensibilità nell’impresa non da poco di trasmettere alle sue dolenti melodie un nuovo consapevole equilibrio, affidando tutte le sue fragilità a un disco autobiografico, coraggioso e deliziosamente affascinante.

TRACKLIST

02. Lying with You (03:18)
03. Kate (03:40)
04. Deadly Valentine (06:04)
05. I'm a Lie (03:29)
06. Rest (03:38)
07. Sylvia Says (04:27)
08. Songbird in a Cage (04:32)
09. Dans vos airs (03:33)
10. Les crocodiles (03:17)
11. Les oxalis (07:57)
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