I Monolithic Elephant nascono nell’ottobre del 2014 dall’incontro tra Andrea Ravasi, Alessandro Riva (rispettivamente ex chitarrista e bassista del gruppo Milk Them, band alternative-rock milanese) e Santo Carone, batterista attivo sulla scena catanese. Psichedelia, stoner, un tocco doom sullo sfondo e tanto alt rock: dopo due anni di sperimentazioni in studio, i Monolithic Elephant sono entrare in studio, più precisamente al Trai Studio di Inzago (MI) con Fabio Intraina, per mettere nero su bianco tutte le verosimilmente tante idee fin qui solo abbozzate. Il risultato è “Monolithic Elephant”, sei pezzi che…
… accompagnano l’ascoltatore attraverso un turbine di dinamiche vive e allucinogene, spezzate dalla ferocia delle distorsioni. È un amalgama di pezzi diretti e incisivi uniti alla visione di un mondo caotico, estemporaneo, in cui affondare; sonorità che spaziano dal rock psichedelico anni ’70 al più moderno alternative rock.
“Monolithic Elephant” è un ottimo disco di genere per una band partita effettivamente con il piede giusto. I pezzi sono ben solidi, chiaramente figli di tantissime jam e prove in studio che hanno permesso alla band di trovare una direzione chiara in termini di sound, autoprodotto poi con gusto e intelligenza, una produzione perfetta per mettere in risalto proprio il suono di una formazione a tre. Nei fatti, l’elefante monolitico nato da questa sperimentazione non è sempre così duro; in questo senso è facile perdersi nella la psichedelia quasi delicata “The unbaptized and the virtuous pagans pt. I e II” che abilmente si alterna al quasi stoner di “Carnival of souls”, il cui motore romba a pieni giri con un suono che ricorda tanto i QOTSA più incazzati quanto gli Helmet di “Milktoast”, gli Sleep e (parecchio) gli Electric Wizard. Mica male, direi: i Monolithic Elephant la partita se la giocano qui. Uno a zero.