«ENEMA OF THE STATE - Blink-182» la recensione di Rockol

Blink-182 - ENEMA OF THE STATE - la recensione

Recensione del 08 feb 2000

La recensione

Signore e signori, ecco a voi i Blink-182, ovvero un trio che ha appreso, dalla vita, alcune importanti lezioni, e che è arrivato al successo al terzo album, dopo anni di gavetta vera. "Enema of the state" è disco che nasce vincente a partire dal titolo: per chi non fosse aggiornato, si tratta (evidentemente) di una presa in giro di "Enemy of the state", noto film con Will Smith, e (meno evidentemente) di un gioco di parole: "enema", lungi dall'avere a che fare con i nemici, significa clistere. Sulla copertina dell'album troneggia una procace pornostar vestita da infermiera: e questo, signore e signori, corrisponde all'iniziare una partita con le carte giuste in mano.
La partita prosegue trionfalmente: grazie specialmente ai primi due singoli tratti dal disco, scelti con cura, efficaci e accattivanti: parliamo di "What's my age again", accompagnato da video in cui i Blink compaiono nudi, e di "All the small things", il cui clip presenta i nostri impegnati a prendere in giro tutte le boy-band del mondo. Qualche altra buona mano da giocare: i testi sono intelligenti e irriverenti, parlano di frustrazioni sessuali ("Dumpweed") e dello stato del mondo ("Adam's song", ma anche di alienazione e altri tormenti esistenziali.
E la musica? La musica segue formule collaudate, non troppo audaci a dire il vero, e permette ai Blink di dichiararsi a pieno titolo parte della scena punk-rock statunitense (mondiale?). In mezzo c'è un po' di rap, commerciale quanto basta a vendere un botto di copie in terra natale e altrove, qualche melodia semplice e orecchiabile (ascoltare almeno i singoli per credere), e un'atmosfera di sano disincanto che pervade tutto l'album.
Contro tutto e contro tutti, con l'aria dei ribelli che devono opporsi al sistema senza fare troppo arrabbiare nessuno, i Blink sono riusciti in un'impresa non facilissima, anche se già provata con successo dai Green Day prima di loro: quella di portare il punk alle orecchie delle masse. Dimostrando al mondo che non di solo hip-hop vive l'uomo.
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