Il ritrovamento di alcune vecchie cassette in soffitta è l’inizio di un viaggio a ritroso nel tempo, tra mixtape ormai dimenticati, registrazioni di voci dell’infanzia, dischi di jazz, soul e hip hop. Il punto di partenza e di arrivo di questo viaggio si mescolano, passato e presente si uniscono per costruire il suono di Godblesscomputers oggi: fedele al groove delle sue influenze, un’elettronica calda prende forma in un caleidoscopio di sedici tracce, tra synth analogici, kalimbe, chitarre jazz, scratch, campioni, voci evanescenti.
“Solchi” è il terzo album di Lorenzo Nada/Godblesscomputers, pubblicato a due anni da “Plush & Safe” e tre da “Veleno”. Ripartendo da quanto fin qui fatto, Nada ha imbastito sedici pezzi che formalmente rispondono alle caratteristiche indicate qui sopra e che concettualmente funzionano un po’ sia da recap delle puntate precedenti che da sguardo verso il futuro. “Solchi” in questo senso è un album molto maturo, prodotto dal Nada stesso con grande intelligenza. L’idea stessa di battezzarlo “Solchi” denota ci racconta molto del modus operandi di Godblesscomputers e del percorso che ha intrapreso:
Come i solchi dei vinili se analizzati al microscopio svelano costellazioni di polvere e paesaggi lunari, così in “Solchi” si scende in profondità alla ricerca dei momenti di una vita intera, segnata dalla presenza costante della musica.
Il disco è quindi un’esplorazione dell’universo musicale, presente e passato, di Nada, un ambiente (sonoro) molto soffice e delicato in cui l’elettronica più sintetica si sposa effettivamente bene con il jazz, l’hip-hop (grande amore di Nada), il Soul e l'RnB (parecchio). Concepito durante il tour di “Plush & Safe”, come tutti i lavori nati in tour (e sviluppati poi in studio) “Solchi” non poteva che essere un disco incentrato inevitabilmente sul fare e vivere la musica, finalizzando poi tutto ad arte con una crew in grado di capire e interpetare al volo il mondo di Nada: Lil O’, Davide “Shorty” Sciortino, Francesca Amati, Klune, Fabio Paglialunga, Ricky Cardelli, Giacomo Greco, Giulio Abatangelo, Alfredo Puglia, Giovanni Solimeno, Paolo Baldini, Alberto Pagnin…
… una squadra di musicisti, amici vecchi e nuovi, non solo per le parti vocali ma anche per per arricchire alcune tracce, talvolta costruite insieme, oppure frutto di jam in studio montate e smontate a posteriori.
Nel momento in cui ti trovi immerso così a fondo in un mondo, la cosa migliore da fare è cavalcare l’onda; sperimentare con i suoni e con tutto quello che ti circonda. Molto interessante in questo senso il lavoro di arrangiamento fatto sui sedici pezzi, tutto volto alla costruzione di un’elettronica minimale (alla tedesca) e mai banale. Poco da dire nello specifico dei pezzi: “Solchi” si fa apprezzare nella sua interezza, nel suo incedere soffice e appiccicoso. Un disco concreto, nato dalla voglia di fare il punto della situazione rispolverando vecchie idee e vecchi amori con l’idea di guardare al futuro. Forse un disco di passaggio, eppure sincero, ispirato e personale, e proprio per questo particolarmente interessante.