SINDROME DI TÔRET

451 (Digital Media)

Voto Rockol: 3.5 / 5

di Marco Jeannin

Ci sono almeno un paio di mosse con cui Willie Peyote è andato direttamente a segno con questo nuovo “Sindrome di Tôret”. La prima è stata decidere di mettere subito tutto in chiaro in partenza, nello specifico ne “I cani” che del disco è un po’ il pezzo chiave.

Se fossi in me saremmo in troppi e già qui dentro c’è una gran confusione / mi serve un leader d’opinione che mi dia un’indicazione: sono più rap o più indie, cazzone?

La seconda, e lo dico a titolo puramente personale, è stata campionare il celebre sketch che per comodità battezzerò “Of course, but maybe” di Louis C.K. in “C’hai ragione tu”. Un indizio importante per capire da dove arriva “Sindrome di Tôret” e quali sono i riferimenti di Peyote, all’anagrafe Guglielmo Bruno. Certo, l’ironia, l’intelligenza e l’inventiva di Louis C.K. sono ad oggi inarrivabili, ma Peyote non si difende male e ribatte sparando alto decidendo di impostare il disco a mo’ di concept incentrato sul tema della libertà d’espressione e dei limiti della stessa, in un’epoca in cui la comunicazione è cambiata profondamente a causa della tecnologia; ecco tutto questo rende “Sindrome di Tôret” un’opera che merita di essere osservata con cura.

L’analfabetismo è funzionale nel senso che serve a chi comanda / qua hanno tutti una risposta, però qual è la domanda?

Netflix ultimamente ci sta abituando a vivere molto più da vicino, e di conseguenza apprezzare, il mondo della stand up comedy, in particolare quella a stelle e strisce. Ecco, tanto per capirci “Sindrome di Tôret” è l’equivalente in musica di un Comedy Special di Netflix, uno di quelli scritti e girati come si deve. Al centro del palco troviamo Willie Peyote che, affiancato da uno sgabello su cui è appoggiata una bottiglietta d’acqua, snocciola battute (parental advisory: explicit lyrics) che parlano di rapporti, tecnologia e società. A modo suo, ovviamente.

… che fine ha fatto l’umorismo?  togliti il palo dal culo lascia stare il catechismo che tanto non fa effetto no, non sono neanche battezzato e se dio esiste è pure peggio perché e evidente, ha cazzeggiato.

I contorni musicali pop, rock, jazz e funky accompagnano degnamente il piatto principale, un rap sempre fluido, ottimamente prodotto e parecchio ispirato a livello di idee e stilisticamente a cavallo tra Salmo (perché a tratti il carisma è quello lì, vedi l’opening “Avanvera”), Edipo/Coma Cose e Caparezza (qui per ironia e inventiva ma un po’ meno grottesco), e con un tocco musicalmente pop che rimanda a quel Coez (“Ottima scusa”) che quest’anno ha sinceramente fatto un casino, in senso positivo ovviamente. E prima di lui a Neffa, Frankie e via dicendo, andando cronologicamente a ritroso. Dodici i pezzi in scaletta, prodotti da Frank Sativa che con la sua 451 ha anche pubblicato il disco. A Sativa si aggiunge Jolly Mare in termini di produzione, Jolly Mare accreditato anche come featuring in “Donna bisestile”, così come Dutch Nazari nella già citata “C’hai ragione tu”, Giorgio Montanini in “7 miliardi” e Roy Paci nella conclusiva “Vendesi”. E qui mi fermo, nel senso che come sempre in questi casi, una volta inquadrato il tutto, la parte più bella è affrontare l’ascolto del disco senza spoiler. Esattamente come nei migliori Comedy Special; della serie fermami se l’hai già sentita. Ecco, quello che posso dire è che “Sindrome di Tôret” è un gran bello spettacolo. Tagliente, ironico già dal titolo, irriverente ma mai sopra le righe. Intrattenimento (sui generis) critico e intelligente, di quello che ti fa sorridere quando ammetti a viso aperto qualcosa che fin lì avevi solamente pensato. Tipo che io non amo particolare il rap. But maybe…

TRACKLIST

01. Avanvera - (02:37)
02. I Cani - (03:42)
03. Ottima Scusa - (03:17)
04. C'hai ragione Tu - (03:28)
05. Metti che domani - (03:12)
06. Le chiavi in borsa - (02:46)
07. Giusto la metà di me - (04:09)
08. Portapalazzo - (03:28)
09. Il gioco delle parti - (02:45)
10. 7 Miliardi - (00:56)
11. Donna bisestile - (03:27)
12. Vilipendio - (02:42)
13. Vendesi - (03:12)