«THE SPARK - Enter Shikari» la recensione di Rockol

Leggerezza, quiete, rumore e velocità: il nuovo album degli Enter Shikari

A dieci anni esatti dal loro esordio, gli Enter Shikari hanno ancora qualcosa da dire. Fino a poco tempo fa lo avrebbero urlato, da oggi possiamo dire che il loro messaggio può anche essere un sussuro. I demoni non sono spariti: il nuovo disco.

Recensione del 05 ott 2017

La recensione

di Erica Manniello

Quando Rou Reynolds è su un palcoscenico e sotto di lui c’è una folla, non può fare a meno di buttarcisi in mezzo. Non è solo stage diving, spesso è anche una passeggiata, microfono alla mano, tra i fan che fanno a gara per gridare più forte di lui, impresa non facile. Detta così non sembrerebbe, ma il frontman degli Enter Shikari è un ragazzo timido che ne ha passate tante. Dopo quattro album in cui lo spazio per una dimensione più personale era ben poco, il quartetto britannico è tornato con un disco che ci permette di conoscere meglio il giovane Rou, capace di passare dal falsetto allo scream più satanico con la naturalezza di una farfalla che si posa su un fiore.

“The Spark”, così lo raccontano gli Enter Shikari, è “leggerezza, quiete, rumore e velocità”: il disco più vario, insomma, di una band dall’anima metalcore che si spinge ad esplorare sonorità mainstream. La nuova ricetta dell’album - per la prima volta prodotto dal solo Rou Reynolds, insieme a David Kosten, e non dall’intero gruppo, che ha sempre autoprodotto i propri lavori - sta tutta nel primo singolo che ha anticipato l’uscita del disco, “Live Outside”, un brano che è facile ritrovarsi a cantare la mattina dopo. All’estremo opposto c’è “Rabble Rouser”, che è rap e non è rap, con percussioni elettroniche dal profumo africano; e poi c’è quel bellissimo falsetto con cui Reynolds ci chiede: “Are you getting nervous?”. Nel mezzo tra “Live Outside” e “Rabble Rouser”, ci sono tutte le sfumature degli Enter Shikari: i ritmi punk rock affidati alla drum machine, gli scream, la drum & bass, le cavalcate hardcore, Rousseau, Cicerone, un po’ di Joy Division, di MGMT e di Modest Mouse qua e là. La musica dei quattro di St Albans viaggia su considerazioni claustrofobiche sulla direzione che il mondo sta prendendo: l’onnipresenza tecnologica, il riscaldamento globale, la Brexit. C’è anche un altro mondo, quello di Reynolds, ugualmente presente nel disco, nella sua forma più cupa degli attacchi d’ansia e di uno strano Dio con l’emicrania.

A dieci anni esatti dal loro esordio, gli Enter Shikari hanno ancora qualcosa da dire. Fino a poco tempo fa lo avrebbero urlato, da oggi possiamo dire che il loro messaggio può anche essere un sussuro. I demoni non sono spariti, è l’approccio che è cambiato. Rou Reynolds lo riassume bene da sè: “I'm on thin ice, I'm dancing with the devil”.

TRACKLIST

01. The Spark (00:49)
02. The Sights (03:20)
03. Live Outside (03:40)
05. Airfield (04:52)
06. Rabble Rouser (04:25)
07. Shinrin-yoku (04:15)
08. Undercover Agents (04:30)
11. The Embers (00:48)
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