MASTERS (3CD + BOOKLET)

Rca Records Label (CDx4)

di Redazione

Non è tutto Battisti, è il Battisti dei nastri: i masters. La SonyMusic/Legacy si è messa in viaggio verso i suoi archivi ed è tornata con sessanta brani, ripuliti e rimasterizzati, un volo d’angelo sul repertorio di Lucio Battisti.

La storia del disco
“29 settembre”, la prima hit di Battisti, ha compiuto cinquant’anni qualche giorno fa. L’anniversario è diventato occasione per un’operazione da tecnici del suono con l’intento di riproporre gli inossidabili brani in altissima qualità - 24bit/192khz: una frequenza di campionamento quattro volte superiore a quella di un normale cd -, a partire dai masters originali. Nessun inedito, dunque, ma un viaggio all’origine del suono, alla riscoperta delle sonorità originarie.

Come suona e cosa c’è dentro
“Masters” contiene sessanta canzoni pescate a piene mani dal catalogo di Battisti, dal disco di debutto “Lucio Battisti” (1969) fino a “Hegel” (1994). Tutte arrivano dai nastri analogici originali e si presentano nella nuova veste della più alta risoluzione sonora possibile. La confezione è semplice ma elegante, arricchita da un booklet con foto e interviste ai musicisti e produttori che hanno collaborato con Battisti. Sono disponibili tre diverse versioni: cofanetto 4 cd + booklet 24 pagine; cofanetto deluxe 8 lp in pasta colorata + booklet 12 pagine; cofanetto versione triplo lp.

Perché ascoltarlo (o perché girare alla larga)
Sconsigliato agli amanti del lo-fi, dei suoni sporchi e ruvidi. Se invece vi sciogliete con le registrazioni cristalline e non state più sulla sedia
quando ogni strumento ha un posto preciso senza invasioni di campo, allora “Masters” vi suonerà come una piccola imperdibile
chicca.

La canzone fondamentale
Apre il quarto cd (terzo lp) ed è un anniversario nascosto. Si tratta di “E già”, title track del disco che la contiene, e nel settembre 2017 ha
compiuto 35 anni. Ma anche “Emozioni”, con un Battisti dalla voce rotta che si commuove per quanto la registrazione, realizzata in diretta con l’orchestra, stesse venendo bene. E infine “Dio mio no”, che il batterista Franz Di Cioccio cita come esempio della ritmica pazzesca di Battisti, che nel brano tiene per oltre sette minuti. Forse però non è la risposta giusta: la risposta giusta è tutte.