«PIU' SIMILE A ME - Paolo Martella» la recensione di Rockol

Paolo Martella - PIU' SIMILE A ME - la recensione

Recensione del 03 feb 2000

La recensione

"Io faccio parte già di un'altra dimensione / mischio gli elementi per una nuova situazione" canta Paolo Martella in "Più simile a me" il brano che dà il titolo al suo nuovo album che segue, a due anni di distanza, il debutto da solista con "Dove mi hai portato?". In effetti, in questo ultimo lavoro le novità non mancano, pur nella continuità con un modo di fare musica in cui la cura dei testi e la ricerca sugli strumenti e sulle sonorità sono sempre in primissimo piano. Musicalmente, emerge in modo chiaro il tentativo di Martella di definire un impasto di suoni in cui le influenze dei suoi modelli - l'uso dell'elettronica alla maniera dei Prodigy o dei Nine Inch Nails ma anche le chitarre dei Red Hot Chili Peppers o di certi U2 - siano sempre meno distinguibili, mescolate e dosate in modo tale da andare a comporre uno stile più personale. Se in "Dove mi hai portato?" c'era un chiaro omaggio alle mode d'oltremanica, in testa il techno pop, in questo album si ha l'impressione che il musicista milanese abbia smesso di imitare certe sonorità per arrivare a reinventarle in modo originale. Diventa centrale in "Più simile a me" la componente suonata e l'ispirazione più genuinamente rock, tanto che a volte si ha l'impressione di ascoltare il disco di un vero e proprio gruppo: ne sono un esempio "Al di là" - dove alla voce a tratti distorta di Martella si aggiunge nei cori quella di Andrea Scaglia dei Ritmo Tribale - o anche i ritmi accelerati di "G.A.V. (Giorni ad assetto variabile)". L'elettronica, anche se meno esibita, rimane importante e negli arrangiamenti garantisce quel tocco che fa la differenza, regalando ai suoni di Martella una veste "attuale". La sperimentazione si mescola a momenti più melodici, come è il caso di "Acque profonde navigabili", un brano che parte in modo "tranquillizzante" per poi lasciare spiazzati con le sue variazioni. Perché nell'album di Martella non ci sono in realtà brani di "decompressione": le canzoni si inanellano in un percorso che non conosce pause e che, in un certo senso, provoca in continuazione chi è all'ascolto, tenendone ben desta l'attenzione con scelte musicali mai ovvie. Undici canzoni in cui la qualità, sia delle musiche che delle parole, è molto alta; undici brani che potrebbero essere tranquillamente undici singoli, anche se "Parlo di te" - il brano che ha anticipato l'uscita dell'album - è con "Più simile a me" quello di più facile presa. Chiudiamo con un'osservazione sui testi, evocativi più che descrittivi, in cui è chiaramente rintracciabile un tema conduttore che traspare già dal titolo: quello del cambiamento continuo e della ricerca di sé, una ricerca per essere "più simili" a se stessi che non è mai conclusa. "Io vivo provando a guardare al di là" recita non a caso il verso conclusivo di "Oggi è un bel giorno per ricominciare". Da segnalare un'inusuale traccia fantasma in due tempi.

TRACKLIST

01. Più simile a me
02. Appeso a un filo
03. Un pensiero di meno
04. Anni luce
05. Tutto inutile
06. Parlo di te
07. Al di là
08. G.A.V. (Giorni ad assetto variabile)
09. Acque profonde navigabili
10. Oggi è un bel giorno per ricominciare
11. Il limite (Almost best friend)
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