«DESIGNS FOR AUTOMOTION - Snapcase» la recensione di Rockol

Snapcase - DESIGNS FOR AUTOMOTION - la recensione

Recensione del 12 feb 2000

La recensione

Quando si ha a che fare per la prima volta con gli Snapcase, ci si rende subito conto di aver trovato un'interessante entità musicale che esula dai soliti canoni imposti all'interno del circuito hardcore-punk. La loro carriera musicale, infatti, è in continua evoluzione, alla ricerca quel suono che spezzi le barriere precostituite, mischiando abilmente metal, jazz e punk, ma mantenendo anche la stessa attitudine e i medesimi contenuti di sempre. L''hardcore-punk, altresì, in generale si è sempre contraddistinto per il voler privilegiare il messaggio e non la musica, ma il voler predicare in maniera assoluta o l'imporre determinati comportamenti agli ascoltatori non è mai stata l'intenzione originaria degli Snapcase. Quello che i cinque di Buffalo pensano e vogliono ottenere con "Designs for automotion" è solamente "sintonizzare" ancora una volta i ragazzi su quegli ideali di auto-realizzazione e indipendenza di cui si sono fatti portatori sin dal 1992. Questo nuovo lavoro si collega idealmente con i precedenti due albums, sperimentando ancora nuovi suoni e idee, ma soprattutto diventando gradualmente più accessibile anche per coloro che sono abitualmente a digiuno di certe sonorità piuttosto estreme. E' sempre pericoloso per una band appartenente ad un certo circuito indipendente gettarsi a capofitto nel rock mainstream; gli Snapcase però sono riusciti ad introdurre quest'elemento in maniera indolore, trasformando l'intransigenza degli esordi in qualcosa di più malleabile ed allettante. Chitarre discordanti, melodie, ritmi pesanti accompagnati da una voce che arriva con le sue liriche a toccare l'anima, sono in ogni caso sempre in agguato per sorprendere e disconnettere l'ascoltatore dalla realtà che lo circonda.
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