«PROPHETS OF RAGE - Prophets of Rage» la recensione di Rockol

Il combat rock dei Prophets of Rage

Il combat rock dei Prophets of Rage

Recensione del 18 set 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

Nella primavera 2016 si insinuò la notizia che potesse essere alle porte una reunion dei Rage Against the Machine. In realtà così non fu, in realtà tre quarti dei Rage Against the Machine erano al lavoro su di un nuovo progetto di cui però non faceva parte il cantante Zack De La Rocha. Morello, Commerford e Wilk avevano coinvolto per dare voce alla musica i vecchi amici Chuck D dei Public Enemy e B-Real dei Cypress Hill più Dj Lord. Insomma, quel che si suole definire un vero e proprio supergruppo. Un cocktail esplosivo battezzato Prophets of Rage che sembrava avere preso vita - in concomitanza dell’ascesa politica di Donald Trump candidato repubblicano alle presidenziali americane – per portare sul palco istanze sociali e politiche. La band pareva essersi unita per il solo spazio di un tour estivo negli Stati Uniti dove sarebbero state proposte canzoni del repertorio delle band di provenienza del sestetto, a fare la parte del leone cover dei Rage Against the Machine. La campagna del gruppo dette risultati più che lusinghieri. Quindi, alla fine dell’estate 2016, si aggiunse ai concerti la pubblicazione di “The party’s over”, un ep composto da cinque brani dei quali uno solo inedito, quello che regala il titolo al disco.

Concerto dopo concerto questi ragazzi sulla cinquantina prendevano coscienza – loro, in realtà, dubbi al proposito ne avevano avuti ben pochi sin dall’inizio – che è sempre tempo (soprattutto quando sulla scena politica emergono inquietanti figure come quella di Donald Trump) di combat rock, di combat rap, di combat metal, di far sentire la propria voce. Che è sempre il tempo di denunciare le contraddizioni di una società dove la forbice sta chi sta sopra e chi sta sotto si allarga sempre più. E le parole per denunciare queste contraddizioni possono essere comunicate con la delicatezza di una chitarra acustica oppure con tutta l’energia che ci viene messa a disposizione dall’elettricità, l’importante è (una volta di più) scagliarsi contro la macchina.

I Prophets of Rage chiuso il 2016 in buona salute, hanno continuato a portare sul palco il loro verbo anche nel seguente 2017. Sono usciti dai confini degli Stati Uniti e lo hanno portato in giro per il mondo. Poi è sorto il bisogno di dare nuove parole a questo progetto, di avere il coraggio di continuare come band e non come la mera unione di sei musicisti. Queste nuove parole per fare fronte all’emergenza sono contenute nell’album “Prophets of Rage”. Il processo creativo delle canzoni dell’album non ha rubato molto tempo, si è voluto dare spazio all’urgenza e all’immediatezza. Ognuno dei dodici brani ha una valenza politico sociale che non fa sconti, così come non fa sconti il ritmo incalzante della musica. Il video di “Unfuck the world”, il primo singolo del disco, è diretto dal regista Michael Moore, un’altra vecchia coscienza molto critica nei confronti dell’ordine sociale del ‘primo mondo’. A completare il quadro una copertina con il pugno chiuso e una stella rossa in secondo piano. La simbologia non dà adito a dubbi, la resistenza continua.

TRACKLIST

01. Radical Eyes (03:22)
02. Unfuck The World (04:10)
03. Legalize Me (03:35)
04. Living On The 110 (03:45)
06. Hail To The Chief (04:08)
07. Take Me Higher (03:47)
09. Fired A Shot (03:28)
10. Who Owns Who (03:28)
11. Hands Up (02:39)
12. Smashit (03:25)
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