«A DEEPER UNDERSTANDING - War On Drugs» la recensione di Rockol

"A deeper understanding" dei War On Drugs: la recensione

Primo disco per la Atlantic per i War On Drugs: riferimenti al rock anni '80, chitarre dilatate e grandi melodie. Adam Granduciel colpisce nel segno.

Recensione del 30 ago 2017 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Ha ancora senso la distinzione tra indie e mainstream? Per molti versi no, e questo disco ne è l'ennesima dimostrazione. Dopo tre album per la Secretly Canadian, i War On Drugs  di Adam Granduciel sbarcano alla Atlantic - continuinano a fare benissimo la loro cosa: un rock chitarristico e demodé, che non rientra in nessuna delle due categorie.

Ha voglia Pitchfork ad usare questo album e quello degli Arcade Fire (anche loro sbarcati ad una multinazionale, a Sony - dopo anni passati ad un altra etichetta simbolo, la Merge, seppure con l'appoggio esterno della Universal) per fare un ragionamento sul "Perché la band indie passano alle major nell'era dello streaming". Ma il fatto è che quell'idea di indie è superata, se non sepolta da tempo. Solo 10 anni fa citare gli Abba (gli Arcade Fire) o il rock FM americano degli anni '80 (i WoD) avrebbe portato alla scomunica, oggi è un'argomentazione fuori luogo e fuori tempo.

Qualche dubbio, qualche polemica c'è sempre: ricordate quella che coinvolse Mark Kozelek e i WoD? Il cantautore  (Sun Kil Moon, Red House Painters) ascoltò la band ad un festival, si innervosì, li definì "rock da pubblicità per la birra" che univa Don Henley, Mellencamp Springsteen e i Dire Straits; poi scrisse la canzone "War On Drugs suck my cock". Wra più lo sfogo di un singolo che, per quanto grande e rigoroso nella gestione della propria musica, è noto per le sue sfuriate.

Qualcuno usa ancora quelle argomentazioni: sembrano rock americano FM degli anni '80. Ma il bello dei WoD è che i riferimenti musicali sono proprio quelli, seppure usati in maniera tutt'altro che filologica e banale: "A deeper understanding" è un gioiello di pop-rock, un bellissimo esempio di scrittura di canzoni e di arrangiamenti. Basterebbero gli 11 minuti di "Thinking of a place" (e la sua "coda" di 7 minuti di "In chains") per mandare questo disco tra i migliori dell'anno nel rock. Ci sono chitarre, e tante: dilatate, atmosferiche, sostenute da synth retrò, ma senza sconfinare nell'elettronica: in più di un momento si sente l'eco del Mark Knopfler d'antan. 

E c'è il gusto per la melodia di Granduciel, che è stupendo, anche se mai sintetico - anzi funziona proprio per quello: una sola canzone è sotto i 5 minuti - e guarda caso è la meno bella del disco, "Knocked down", con il suo incedere lento per voce e tastiera.

Insomma, se proprio volessimo ritornare alle categorie iniziali: quello che rende grandi i WoD è il suono di ispirazione mainstream, inserito in canzoni dalla non-struttura indie-rock. Ammesso che, appunto, queste etichette abbiano senso.

Ma il punto è che, al di là di tutto, funziona e basta: e se avere firmato per la Warner darà a "A deeper understanding" e ai WoD più visibilità o una maggiore efficacia promozionale, e li porterà a più gente, tanto meglio.

TRACKLIST

01. Up All Night (06:23)
02. Pain (05:30)
03. Holding On (05:50)
04. Strangest Thing (06:41)
05. Knocked Down (03:59)
06. Nothing To Find (06:10)
07. Thinking Of A Place (11:10)
08. In Chains (07:20)
09. Clean Living (06:28)
10. You Don't Have To Go (06:42)
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