«14 STEPS TO HARLEM - Garland Jeffreys» la recensione di Rockol

Garland Jeffreys - 14 STEPS TO HARLEM - la recensione

Recensione del 13 ago 2017 a cura di Paolo Panzeri

La recensione

“14 steps to Harlem” è un album uscito qualche tempo fa, alla fine dello scorso aprile, e ci è colpevolmente sfuggito. Facciamo pubblica ammenda e ne recuperiamo l’ascolto. In verità non ci si dovrebbe mai dimenticare di Garland Jeffreys, mai. Cantautore newyorchese giunto ormai alla non più verdissima età di 74 anni che nella sua lunga carriera ha praticato i più disparati generi musicali mostrando un ammirevole eclettismo e capacità di livello superiore alla media. Figlio di un afroamericano e di una portoricana, da sempre le sue canzoni sono improntate alla valenza sociale e si schierano a favore dell’umanità e, date le radici, del melting pot razziale.

Questo nuovo album non fa eccezione alla regola. E’ composto da dieci brani più le cover di “Help” dei Beatles – rallentata quel tanto per evidenziare le capacità vocali di Garland, sottolineate da una fisarmonica in sottofondo - e da una versione, questa più fedele all’originale (anche se meno ipnotica), di “Waiting for the man” dei Velvet Underground, band dell’amico di una vita Lou Reed incontrato sui banchi di scuola all’inizio degli anni sessanta. Jeffreys possiede la non banale capacità di mettere in musica dei brevi racconti, pescando a piene mani dall’esperienza personale e, partendo da lì, esprimere concetti universali, ambientando quindi molto spesso la sua poetica nelle strade e nei quartieri della natia New York.

Anche “14 steps to Harlem” ha come set la ‘grande mela’, il titolo non lo nasconde. La meravigliosa e autobiografica title track narra la storia dei suoi genitori (vi consigliamo di guardare il suggestivo video) e ha come sfondo il quartiere di Harlem. “Reggae on Broadway” è titolo quanto mai autoesplicativo e il finale del disco è affidato a “Luna park love theme”, omaggio a Coney Island impreziosito dalle note del violino di Laurie Anderson, artista di prim’ordine e moglie di Lou Reed. La figlia Savannah è la seconda voce in “Time goes away” e accompagna il padre al pianoforte in “Venus” dove, immediatamente, sono riconoscibili echi musicali riconducibili alla scena della costa del Jersey. Non convince e pare avulsa dal resto “When you call my name” che malauguratamente è posta in apertura di tracklist e potrebbe far sorgere cattivi pensieri, per fortuna rimette ogni cosa al posto dovuto la seguente “Schoolyard blues”, uno degli episodi migliori dell’intero disco.

Il Garland Jeffreys 2017 pulsa di vita e merita solo complimenti, “14 steps to Harlem” è realmente una grande prova discografica di un grande cantautore. Di quelli che ogni volta che si ascoltano non si può fare altro che rimanerne ammirati e increduli. Alla prossima, Garland.

TRACKLIST

02. Schoolyard Blues (03:15)
03. 14 Steps to Harlem (05:01)
04. Venus (03:48)
05. Reggae on Broadway (03:52)
06. Time Goes Away (03:19)
07. Spanish Heart (03:50)
08. I 'm a Dreamer (04:32)
09. Waiting for the Man (04:28)
10. Help (03:43)
11. Colored Boy Said (03:08)
12. Luna Park Love Theme (02:50)
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