Tre album in 22 anni non sono certo una discografia nutrita. Ma, come la saggezza popolare insegna, spesso meglio centellinare che aprire i rubinetti. E in effetti, questo “Pop Voodoo” – che giunge a quasi 20 anni esatti dal predecessore – conferma che una riflessione lunga e ponderata è una mossa che può essere vincente.
Rewind: per chi si fosse perso qualche puntata, i Black Grape sono una band formata da membri di Happy Mondays e Ruthless Rap Assassins (al momento Shaun Ryder e Kermit), nata nel 1993 in seguito all’implosione degli Happy Mondays. Nella migliore tradizione mancuniana del periodo “Madchester” mescolano suggestioni rock e funk con elettronica, dance e campionamenti. Musica da club ma non necessariamente mainstream. Colonne sonore per serate folli a base di – indovinate? – sex and drugs and rock’n’roll.
Dopo il primo fortunato disco, i Black Grape incapparono in un secondo disco non troppo esaltante (“Stupid Stupid Stupid”, 1997), che portò allo scioglimento nel 1998. La reunion del 2010 fino a oggi non avea regalato nulla di nuovo… ma fortunatamente “Pop Voodoo” è un disco più che decente. Godibile a tratti, con spunti ancora intriganti, anche se non sarà sicuramente un lavoro che verrà ricordato negli annali.
La parola chiave, ancora una volta, è “groove” e il duo riesce più di una volta – in questi 12 pezzi – a pompare quello giusto. Insomma, non è difficile farsi coinvolgere, magari con qualche birra in corpo. In più masticando un po’ di inglese i testi sono divertenti e, manco a dirlo, anche piuttosto diretti (ok, molto diretti).
Ryder stesso ha detto a Rockol: “L’abbiamo fatto con il produttore Youth. È brillante e poi è amicissimo del nostro manager Alan McGee”. E ancora: “A Youth abbiamo detto: vogliamo mischiare i Bee Gees, i Beach Boys, la disco, l’hip-hop e i Geto Boys”. E, in effetti, il risultato è piuttosto coerente a queste aspettative.
Morale: i vertici degli Happy Mondays sono lontani, ma sapere che Ryder e Kermit sono ancora vivi, vegeti e creativi è sempre utile. I pezzi filano, la leggenda è già stata creata, per cui… godiamoci il disco per quello che è.