«LUST FOR LIFE - Lana Del Rey» la recensione di Rockol

Lana Del Rey: impassibilmente fuori dal tempo. La recensione del nuovo disco

Non fatevi ingannare da quel sorriso a 32 denti che Lana mostra sulla copertina del disco. E se proprio volete ascoltarlo, questo "Lust for life", sappiate che non riuscirete facilmente a trattenere sbadigli.

Recensione del 21 lug 2017 a cura di Mattia Marzi

La recensione

Che stato d'animo affascinante, la nostalgia. In breve: un mix di malinconia e mestizia legato al desiderio intenso di cose, luoghi o persone che appartengono al passato. La prima parola che viene in mente ascoltando la musica di Lana Del Rey è, appunto, "nostalgia": la suggeriscono le melodie ariose e il mood rétro delle sue canzoni, la voce che sembra uscire fuori da un vecchio grammofono. Ma a pensarci bene, "nostalgia" non è la parola più azzeccata, per descrivere la musica della cantante newyorkese salita alla ribalta (ormai) sei anni fa con "Video games" e "Born to die". Perché quella di Lana Del Rey non è "nostalgia": lei non è mai uscita fuori dal passato, ci è sempre rimasta dentro (almeno artisticamente parlando). È totalmente fuori dal tempo, e il nuovo disco, "Lust for life", lo conferma.

Per raccontarvelo, questo "Lust for life", potremmo limitarci a fare un copia-e-incolla delle recensioni dei due precedenti dischi di Lana, "Honeymoon" del 2015 e "Ultraviolence" del 2014: cambiano giusto le canzoni e la copertina, che ha fatto molto chiacchierare - soprattutto sui social - semplicemente per il fatto che ritrae Lana Del Rey, sempre seria e impassibile, con un sorriso a trentadue denti. Ma non lasciatevi ingannare, perché i suoni, lo stile e il mood sono gli stessi dei precedenti album della cantante: volutamente rétro, appunto, con archi eleganti e glamour e una voce che suona come l'eco di Marlene Dietrich e delle altre dive della prima metà del Novecento. Indubbiamente affascinante, certo, ma di tanto in tanto ci scappa uno sbadiglio.

Non a caso, anche stavolta la produzione del disco è stata affidata a Rick Nowels, che collabora con Lana Del Rey da ormai qualche anno a questa parte. Ma in cabina di produzione, oltre al 52enne produttore californiano, si sono alternati anche producer più giovani: Benny Blanco, Emile Haynie, Matthew Jehu Samuels (alias Boi-1da) e Max Martin hanno provato a far uscire fuori Lana dai suoi territori, riportandola verso le influenze hip hop di "Born to die". Ma i tentativi non hanno portato a grandi esiti: i duetti con The Weeknd e ASAP Rocky in "Lust for life" e "Summer brummer" sono gli episodi meno convincenti dell'album, con i due cantanti che provano a far ballare Lana e lei che, invece, preferisce restare seduta, sorseggiando il suo cocktail, persa nei suoi pensieri. Loro che la spingono fuori dalla sua "comfort zone", lei che da quel mix di baroque pop, dream pop e indie pop proprio non vuole uscire. Ci sembrano decisamente più riusciti, invece, i duetti con Sean Ono Lenon e con Stevie Nicks: il figlio di John e Yoko compare in "Tomorrow never came", la cantante dei Fleetwood Mac in "Beautiful people beautiful problems", due ballate folk-rock più coerenti rispetto ai suoni e al mood generale del disco.

E così, mentre tutti intorno tengono il volume alto e urlano, Lana risponde a voce bassa, con un disco vintage, cantato quasi sottovoce. Mentre le altre popstar si affannano a trovare una loro direzione ("purposeful pop" vi dice qualcosa?), lei resta nel suo angoletto, fedele a sé stessa e al proprio stile. Impassibilmente fuori dal tempo.

TRACKLIST

01. Love (04:32)
02. Lust For Life (with The Weeknd) (04:24)
03. 13 Beaches (04:55)
04. Cherry (03:00)
05. White Mustang (02:44)
06. Summer Bummer (feat. A$AP Rocky & Playboi Carti) (04:20)
07. Groupie Love (feat. A$AP Rocky) (04:24)
08. In My Feelings (03:58)
12. Beautiful People Beautiful Problems (feat. Stevie Nicks) (04:13)
13. Tomorrow Never Came (feat. Sean Ono Lennon) (05:07)
14. Heroin (05:55)
15. Change (05:21)
16. Get Free (05:34)
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